WitchandAngel : Capitolo 1: What was supposed to happen

Capitolo 1: What was supposed to happen

The Switch

Capitolo 1: What was supposed to happen

Avete mai avuto la sensazione di essere davanti a qualcosa che sapevate già come andava a finire? Qualcosa che sognavate di notte così realistico che potevate, facilmente, recitare a memoria cosa sarebbe successo?

Era quello il caso di due donne in un molto diverso ambiente ed epoca. Con un destino altrettanto diverso e complicato.

Da chi cominciare? Dalla bellissima, vanitosa, altezzosa e nobile Ophelia Viola Dragon o dalla timida, introversa e insicura Emilia Viola Phoenix? Onestamente? Era irrilevante chi delle due prendevi come “inizio” perché erano entrambe lo stesso presente e futuro.

Emilia Viola Phoenix era una bellissima bionda con occhi blu, un tempo piena di vita ma che a furia di abuso subito dal capo e dal lavoro che faceva era diventata un guscio di ciò che era. Aveva così tanti hobby un tempo ma ora? Ora tornava a casa da 12 ore strette di lavoro, delle volte di più, prendeva una birra, mangiava cibo comprato al primo supermercato disponibile e fissava uno schermo di pc per finire il lavoro prima possibile, giocava un paio di ore ad un Otome e poi dormiva meno di 8 ore perché il capo la voleva in ufficio prima dell’orario di apertura.

Era in una black company, un termine usato per descrivere aziende con sistemi di lavoro sfruttativi, con orari eccessivi, stipendi bassi e mancanza di sicurezza oltre l’ambiente stressante e spesso caratterizzato da colleghi e capi abusivi. Nel caso di Emilia c’era anche un grassone sposato che voleva portarsela a letto e ogni volta che lo rifiutava trovava modo di abbassare di più le condizioni in cui lei poteva vivere.

Era sull’orlo di buttarsi da un ponte onestamente…

L’unica soddisfazione di Emilia era guardare e giocare a Otome games, giochi in cui potevi sedurre un paio di personaggi e che cambiavano in base alle tue scelte. In quel periodo era ossessionata dal gioco “The Evil Flower of the Royal Palace”, un classico Otome con tema di Cenerentola dove una popolana scopre poteri magici, va in accademia dove viene addestrata e seduce vari love interest, tutti fiancé di qualcuno perché ovviamente non era divertente non avere una rivale. Onesta? Non tollerava moltissimo la protagonista, era stupida e molto…non era sicura. Non le piaceva, adorava però vedere il mondo, la storia e tutto il resto quindi…accettò di doverla subire. Era un Otome Rpg con elementi gestionali, dove potevi combattere, far dungeon e gestire anche vari shop con una ampia varietà di cataloghi di ricette e craft che potevi creare e vendere.

Era quello il motivo per cui ci giocava ad essere completamente sinceri…

Quello e la strana…sensazione di amicizia che provava verso la cattiva della route del principe.

L’Otome si svolgeva dal primo anno della protagonista, quando lei aveva 15 anni, all’ultimo dei love interest, quando lei aveva 17 anni essendo lei più piccola di loro di un intero anno. Nella storia le fiancé dei love interest avevano tutte la stessa età dei love interest, cosa che creava molto più conflitto perché eri bloccata a lezione mentre loro riuscivano a rivincere i loro fiancé nelle ore che non li vedevi.

I sette love interest erano i classici stereotipi di personaggi: quello che ci prova con tutte, il segretamente geloso, quello con depressione, quello che è incurante per amore, quello che vuole solo potere, quello troppo preso dallo studio e quello che è troppo preso dal trono per pensare ad altro.

Nulla di che onestamente ma la cattiva della route del principe? Oh lei l’adorava. Le cattive dell’otome erano onestamente decenti, e giustificate nell’essere incazzate visto che i loro fiancé le stavano tradendo…la principessa però era l’unica con cui aveva un certo “oh la capisco” tipo di sensazione.

La cattiva in questione era la figlia di Arciduca Ophelia Viola Dragon. Era la più bella bionda dagli occhi blu che avesse mai visto sullo schermo di un gioco…e anche chi condivideva il suo fato. Ophelia era una nobildonna perfetta in tutto e con parecchio carattere da nobile che venne poi uccisa nelle “good end” della protagonista, compreso il finale in cui lei riusciva a farsi un harem con tutti i fiancé altrui. Aveva pietà per lei in parte ma più un “so come ci si sente nell’essere bloccati” tipo di situazione. Ophelia non voleva il principe come fiancé, non voleva essere regina era solo stata messa in quella situazione e poi finita con accuse infondate a suo discapito…era sfortunata no?

Stavano ambedue andando a velocità costante verso la loro distruzione e poi…

-Lady Ophelia buongiorno

-Buongiorno Martha…

Iniziarono i loro strani sogni.

Era difficile dire chi fu la prima delle due a capire che stavano sognando un’altra intera vita ma iniziarono a notarlo. Quando la giovane si addormentava l’altra si svegliava e viceversa. Erano entrambe stupite dai sogni che facevano e iniziarono a chiedersi se l’altra sé poteva ricordare…un diario nacque e due giorni di fila di sogni diedero ad entrambe un “sto avendo un’altra vita che posso influenzare”. Pazzia? Forse ma importava?

Emilia era sull’orlo di uccidersi pur di non continuare quell’abusiva relazione di lavoro che aveva, le pressioni dei suoi genitori di sposarsi nonostante avesse solo vent’anni e un costante “oh ma tua sorella/cugina ha fatto questo alla tua età” da parte degli anziani intorno a lei che continuamente le davano noie. Non era sposata e con cinque figli alla sua età avanzata dopotutto. Era colpa sua no?

Dall’altro lato Ophelia era completamente sola, con un costante “si perfetta o la paghi” da parte di tutti, pressioni politiche per sposarsi e non aveva ancora nemmeno fatto quattordici anni e costante stress sul mantenere un aspetto degno di una futura regina a qualsiasi costo fisico.

Era ovvio che ambedue avessero disperatamente bisogno di un supporto che non avesse nessun motivo per giudicarle no?

Fortuna volle che era nei due giorni di vacanza di Emilia che i sogni avvennero e che Ophelia era sola nell’Arciducato allo stesso tempo. Ciò diede loro modo di capire che qualcosa poteva venir fatto e…beh…che avevano da perdere?

Se erano sogni solamente, erano frutto della loro fantasia e nulla sarebbe cambiato ma se erano veramente qualcosa di più…non erano da seguire?

Quelle due notti le due sognarono la vita dell’altra fino a quel punto, erano onestamente la creatura più vicina al sapere tutto esistente quindi…

-Devo aiutarla…

-Posso aiutarla…

Decisero, istintivamente, di cercare di usare qualsiasi cosa per aiutarsi a vicenda.

Massimo erano solo pazze no? Ironicamente, la cosa distrusse il destino prescritto di entrambe.

 

 

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