The fighter
Categoria: fantasy world
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Capitolo 7: Un finale davvero inaspettato (capitolo finale)
Capitolo 7:
Un finale
davvero inaspettato
Lucy guardava tramite lo specchio i suoi semidei combattere.
Era straziante non essere lì con loro, ma quella era la loro battaglia, non poteva
interferire. Ma il desiderio di aiutarli era forte, molto forte.
*****Un paio di minuti prima*****
Erano usciti dal portale e si erano disposti davanti agli
dei.
-Figli siete tornati vedo
Non si inchinarono, non salutarono, non sorrisero, non fecero
nulla per dimostrare che erano lì per tornare dai loro genitori. Erano in
guerra ora, lo sapevano tutti, ma ancora gli dei presuntuosi volevano credere
che non avrebbero osato attaccarli.
-Posate quelle armi e forse vi perdoneremo il tradimento
Primo sogghignò- Perdono? E chi lo vuole! Tenetevelo pure! Se
non l’avete capito noi vi abbiamo abbandonato!
-Ares tuo figlio va punito- la voce era di Zeus- non
permettergli di parlarti così
-Jack…-cominciò Ares
-IO SONO PRIMO! PRIMO! Nemmeno un fottuto nome riesci a
ricordarti?! Noi semidei siamo stanchi di voi dei!
-Figlio calmati…
-NON OSARE A CHIAMARMI FIGLIO! Un padre saprebbe il nome del
proprio figlio- Primo sguainò la spada- io non voglio più avere a che fare con
te Ares…Noi…
Tutti i semidei impugnarono le armi- Noi semidei dichiariamo
guerra a voi, nostri creatori!
Ares tirò fuori la spada- non puoi colpire il tuo dio!
Primo lo attaccò con una freccia, Ares la schivò a pelo- voi
non siete i nostri dei. Abbiamo giurato fedeltà alla dea Lucy. Non avete potere
su di noi- ridiede l’arco a una ragazza dai capelli color miele- e ora- strinse
la presa sulla sua spada- preparatevi a morire
*******
Gli dei attaccavano con tutte le loro forze e lo stesso
valeva per i semidei. Lucy osservava con orrore la potenza che gli dei usavano
contro i propri figli. Come potevano? Come potevano provare odio contro una
loro creatura? Capiva che si stavano difendendo ma potevano benissimo evitare
tutta quella potenza, no non volevano solo ucciderli, volevano far di loro
l’esempio di ciò che sarebbe accaduto a tutti quelli che avrebbero potuto
ribellarsi…li odiava con tutto il cuore e il fatto di essere una di loro la
disgustava. Vedeva i suoi protetti correre per schivare i poteri degli dei la
faceva imbestialire…voleva aiutarli…ma…
“-Non ti ricordi?”
Un ricordo le balenò in testa. Jonny la stava portando in
braccio, aveva quattordici anni.
“-Perché mi proteggi sempre Jonny? Sono inutile e…
-Non dirlo, abbiamo giurato che ci saremo vendicati dei
nostri genitori, che avremmo dato la libertà a tutti quelli come noi e io ho
giurato di proteggerti da tutto e tutti no? Non ti ricordi?”
Si mise una mano sul cuore.
-L’ho giurato…
Stavano perdendo. Come aveva potuto dimenticarlo? Aveva giurato
che avrebbe lottato…e allora che diavolo stava facendo lì?
-Devo raggiungerli
In un turbinio di vento e petali sparì per riapparire sulla
cima di un albero non lontano dal campo di battaglia. Alcuni semidei stavano
portando via altri semidei feriti. Primo era tra le grinfie del padre e,
purtroppo non solo lui, in molti erano in difficoltà e purtroppo stavano
perdendo la battaglia.
-BASTA!
La sua voce fece voltare tutti- ALLONTANATEVI DAI MIEI
PROTETTI!
Avanzava con calma e con una fierezza assurda nei passi, era
disarmata, si mise tra gli dei e i suoi protetti- non avvicinatevi a loro
-Finalmente sei uscita piccola dea- Zeus preparò una saetta-
arrenditi e non li puniremo
-Bugiardi
-Come osi
-Oso perché io sono una dea, oso perché, tra le varie cose di
cui sono dea, sono anche la dea della verità! E voi mentite, anche se mi
arrendessi li punireste per far di loro un esempio. Non vi permetterò di
toccarli- era davanti ai semidei e dava loro le spalle, i suoi occhi erano
puntati sugli dei di fronte a loro, ma lo stesso lanciò un’occhiata a Primo-
falli tornare alla base
-No, noi non torneremo insieme!
Lucy sospirò- allora falli allontanare, non voglio ferire
nessuno di voi per errore
Primo annuì e con un fischio tutti si ritirarono nella
foresta. Jonathan? Dove diavolo si era cacciato? Non l’aveva più visto…
-Cosa avete fatto a Jonathan?
Ares sogghignò- chissà
-Avete ferito i vostri stessi figli, non vi importa?
-Chi disubbidisce va punito
Un vento invisibile
cominciò a soffiare su Lucy sollevandole i capelli e facendo muovere la gonna,
aveva gli occhi chiusi e le mani chiuse a pugno- imperdonabile…Imperdonabile…IMPERDONABILE
-Oh si è arrabbiata
-LA PAGHERETE CARA PER TUTTO QUELLO CHE CI AVETE FATTO
PASSARE! –aprì gli occhi che erano d’argento puro- l’ho giurato e lo giuro
ancora, non la passerete liscia
-Mi spiace Ares ma tua figlia è un problema- Ade fece uscire
dalla terra le anime e i corpi dei guerrieri morti- Uccidetela
“Sta calma”
Lucy prese un respiro profondo
“Sai che puoi batterli”
Sorrise
“Sei tu la burattinaia no?” quella voce le era sempre stata
accanto ma non avrebbe mai pensato che quella fosse la causa di tutto.
Mentre i morti le si avvicinavano armati e invincibili, lei
stava immobile sorridendo.
-Paura?
Lei sorrise di più- per nulla
Dal terreno uscirono delle catene e con una lama affilata
legata all’estremità. Stavolta non era un’illusione. Le lame colpivano i corpi
che si fermavano, le catene li avvolgevano per poi rompersi in mille fili d’argento.
Con un sorriso mosse le mani. I morti si girarono e andarono contro Ade.
-Cosa?! Non riesco a controllarli!
-Questi trucchetti con me non funzionano Ade- Lucy sorrise
mentre sentì un grido di dolore- non si colpisce alle spalle Artemide- mosse la
mano facendo arrivare il viso della dea a pochi centimetri dal suo, una catena
d’argento la teneva stretta e una lama l’aveva colpita nel pieno petto- non
ostacolarmi- con gesto secco la lanciò contro un tronco, ella cadde a terra trasformandosi
nella sua forma umana.
-Fermati! È un ordine! –Zeus le scagliò contro una saetta che
lei prese a mani nude
-Oh che paura…e tu vorresti ferirmi con questo giocattolo? –la
ruppe e mosse le mani contro il dio- questo non è nulla –una pioggia di lame
investì il dio che cadde a terra nella sua forma umana
-Non si fa signorina- Afrodite mosse le mani e Lucy venne
circondata da mille ragazzi carini, tra di loro c’era lei- mi sono innamorato
di te
Lucy mosse una delle tante catene e pugnalò la dea, i ragazzi
sparirono- mi spiace ma non sono interessata- scaraventò la dea lontano, come
gli altri anche lei divenne umana.
Atena tirò fuori un libretto e cominciò a sfogliarlo, lei era
una stratega e prima di attaccare doveva calcolare tutto- Trovato
Impugnò la sua lancia e il suo scudo e si lanciò all’attacco.
Schivò i tentacoli e riuscì a prendere Lucy di spalle e mettere la lama della
lancia sotto il collo mentre con lo scudo si proteggeva dalle lame
-Pessima mossa- Lucy sogghignò mentre centinaia di lame
colpirono la dea facendola volare contro una roccia e facendola diventare
umana.
Ermes provò a usare i suoi calzari alati per andarsene, forse
per cercare rinforzi, comunque un tentacolo/catena di Lucy lo afferrò per la
caviglia e lo scaraventò a terra pugnalandolo, anche lui divenne umano.
Ate le puntò una mano contro- la follia ora prenderà la tua
mente
Lucy la pugnalò senza troppe cerimonie facendola diventare un’umana-
mi spiace ma sono già folle di mio
Poseidone, Ares, Efesto, Nemesi e Eros. Questi erano rimasti,
gli altri erano stati battuti con poco. C’era anche Ade ma i suoi morti non gli
stavano dando vita facile.
Eros sogghignò e un turbine di fiori lo avvolse. Quando
quella nube sparì lui era identico a Jonathan- Lucy arrendiamoci, sono troppo
forti
Anche la voce era uguale. Lucy strinse i pugni e si incavolò
nera, moltissime lame colpirono il povero Eros- NON GIOCARE CON ME!
Eros cadde a terra e con lui Ade, ormai sconfitto dai suoi
stessi morti, e visto che a Lucy quei morti non servivano a nulla li rimandò da
dove erano venuti.
Poseidone fece emergere dal mare un mostro marino, ma visto
che Lucy emanava un’aura di pericolo pazzesca, quello colpì Poseidone e si
rituffò in mare terrorizzato. Poseidone si ritrasformò in umano e perse i
sensi.
Efesto provò a colpirla con alcune delle sue creazioni ma non
ebbe molto successo e anche lui finì KO.
Nemesi provò a colpirla ma svenne anche lei, infondo non era
una combattente, e in battaglia contro la dea delle lame non aveva possibilità.
-Siamo io e te Lucy- Ares estrasse le spade
Lucy non rispose nemmeno. Ares l’attaccò ma lei bloccò il
colpo e contrattaccò colpendolo alla spalla e facendogli cadere una delle due
spade
-Perché? Perché avete fatto tutto questo?
Lucy lo disarmò del tutto e puntò una lama alla sua gola- ci
avete dimenticato per troppo tempo, non è bello essere i vostri figli, vi
odiamo per questo, ci avete lasciato da soli, ci avete usati…sapete bene cosa
avete fatto, eppure avete cercato di uccidere i vostri figli…
-Tu hai ucciso tutti gli dei per questo?!
-Non vi ho uccisi, vi ho privati dei poteri per un po’. Buona
notte Papà- lo colpì facendolo cadere a terra. Jonathan prese Lucy prima che
cadesse a terra
-Stai bene?
Lei si lasciò prendere in braccio- Scusami…
-Non importa, su andiamo- lui la portò in braccio e subito li
seguirono i semidei
-Cos’ha? –Primo si rivolse a Jonathan, Lucy pareva essere
svenuta
-Si è stancata troppo
-Si può sapere dove diavolo eri finito?! –Primo aveva un tono
altisonante e Jonathan gli disse di abbassare il tono della voce con un’occhiataccia
-Ora non è il momento. Lucy ha bisogno di riposarsi
Entrarono tutti nel portale e tornarono del reame di Lucy
***********
-Che te ne pare?
Le due figure mascherate guardavano in uno specchio Lucy
-Sarà perfetta
Gli dei e le dee apparirono alle loro spalle
-Siete stati bravissimi
-Grazie. Ma quella ragazza mi ha spaventato, ha dei poteri
assurdi. Ha controllato i miei morti…
Tutti gli dei e le dee tornarono alla loro vera forma, ovvero
degli elfi dall’aspetto divino, per poi andarsene chissà dove. Ares e Nemesi, o
meglio quelli che fingevano di esserlo, osservarono la figura.
-Nostra figlia...
-Sarà lei a prendere il mio posto- decretò la figura
-Ma…è solo una bambina
La figura alzò una mano e li zittì- ho fatto tutto questo per
farla diventare la nuova sovrana, ho coinvolto tutti quei semidei, ho
sottomesso voi, ho creato quel moccioso di Jonathan…non mi aspettavo che si
sarebbero innamorati ma non mi dispiace. Ora andatevene, voglio stare sola.
Loro sparirono e lasciarono la figura da sola. Lei mise una
mano sull’immagine di Lucy- Sei così perfetta…sei la mia più bella creatura…il
mio più bel giocattolo…per un po’ ti lascerò in pace, ma presto, molto presto,
tu sarai mia…sarai solo mia Lucy…giocheremo insieme vero Lucy? Sarai solo mia…solo…solo
mia…-sorrise sadicamente- la mia piccola Lucy…solo mia…solo mia…infondo…infondo
ho creato tutto questo per averti…ho creato quel mio corpo…quel corpo a cui ho
dato il nome di Jonathan…sento il tuo calore…sento il tuo battito…sarai solo
mia vero Lucy? Oh sì che lo sarai…la mia piccola Lucy…
Si mise a ridere
*******
-Jonny? –Lucy era mezza addormentata e aprì piano gli occhi
argentei per guardare il suo Jonathan
-Va tutto bene mia piccola Lucy, torna a dormire, io sono qui
con te
Lei chiuse gli occhi- ti amo…
Jonny sorrise sadicamente- anch’io mia piccola Lucy…anch’io
Lucy si addormentò, ignara di tutto quello che la circondava,
infondo quello era ciò che la figura voleva…infondo lei era la sua piccola Lucy…il
suo adorato giocattolo, aveva tutto il diritto di giocare con lei no? E di
sicuro non l’avrebbe lasciata andare facilmente…non avrebbe mai lasciato la sua
piccola Lucy
Fine?
Note dell’autrice:
Sono cattiva? ASSOLUTAMENTE SI! Un finale così non ve lo
aspettavate eh? Ma imparerete presto che io ho solo finali assurdi. Spero la
storia vi sia piaciuta e chissà…forse avremo un The Fighter 2…grazie per aver
seguito questa storia, spero di non averi deluso, commentate, nessuno vi
mangia, io vi saluto e alla prossima
-Angel<3
Capitolo 6: Nel regno di Lucy
Capitolo 6:
Nel regno di Lucy
Vennero portati nella villa del villaggio, un villaggio fatto
di case e negozi, Lucy era seduta sulle scale e gli sorrise appena li vide
-Benvenuti nel mio regno…scusatemi per la brusca accoglienza
e per il campus…- si alzò e li raggiunse con passo felpato- qui tutti sono
semi-dei, ecco…diciamo che chi era già in questo regno ha richiamato qui tutti
i semi-dei che conosceva e alla fine qui ora ci sono tutti i semi-dei
esistenti. Il villaggio l’hanno creato loro, ognuno si è fatto la propria
famiglia, la propria casa e il proprio negozio. Se hanno problemi vengono da
me, potete restare qui se volete
-Lucy- Primo la guardò negli occhi- vogli ribellarmi a Ares e
agli altri dei, se lo faccio tu…
-Ti aiuterà- una ragazza con corti capelli neri e occhi
gialli gli sorrise, indossava un’uniforme da guerriera- io sono Elena, figlia
di Artemide. Sono la guardia della dea Lucy
-Ti ho già detto che Lucy va più che bene! –protestò Lucy
-Lo so, ma ti chiamerò per sempre Dea Lucy. Comunque io e
altri semi-dei ci stiamo ribellando ai nostri genitori, Lucy ci protegge e ci
offre un aiuto enorme. Ci ha aiutato a radunare qui tutti i semi-dei e a
formare un vero e proprio esercito
-Non ho fatto nulla di tutto ciò, vi ho dato la mia
protezione, le armi e ciò che vi serviva, avete fatto tutto da soli, senza di
voi non ci sarebbe quel villaggio, non ci sarebbero tutti i semi-dei esistenti
e probabilmente avreste ottenuto tutto anche senza la mia protezione
-No, è solo grazie a te se possiamo muoverci indisturbati
senza che gli dei se ne accorgano
-Hai detto che ci sono altri semi-dei che vogliono
ribellarsi…- Primo si avvicinò a Elena
-Si, se vuoi unirti a noi ti presento tutto il popolo dei
semi-dei
-Lucy va bene se noi…
Lucy fece un gesto con la mano- non vi do ordini, fate come
vi pare, se avete bisogno chiamatemi. Cammilla, Clark- due gemelli dai capelli
bianchi e occhi verdi spuntarono da chissà dove
-Si? –risposero in coro i due
-Cammilla porteresti chi vuole a fare un giro? Mostrargli il
villaggio, i negozi…
-Con piacere! –fece una piroetta
-Clark, porteresti chi vuole all’armeria?
-Volentieri! –fece un salto
-Conto su voi tre
Loro tre fecero un inchino, presto tutti scomparvero per le
varie stradine e Lucy rimase sola con Jonathan.
-Non vai con loro?
-Per quanto curioso, preferisco stare con te
-Beh…credo di doverti delle spiegazioni
-Lo credo anch’io –Jonathan era troppo serio e calmo
Lucy crollò a sedere sulle scale e si imbronciò- non fare
l’adulto! Odio quando sei così serio e calmo!
Lui le sorrise e si sedette accanto a lei- lo so
Lei sospirò- piccola ripicca per ciò che ho fatto?
-No, volevo solo stuzzicarti
Lei abbassò lo sguardo- io…mi spiace così tanto per ciò che
vi ho fatto…che ti ho fatto
-Nessuno di noi c’è l’ha con te, soprattutto non io. Non ho
provato nessun sentimento negativo verso di te ero solo preoccupato
-Ma...io ti ho colpito! Io ti ho pugnalato con una delle mie
lame! –aveva alzato lo sguardo e ora i suoi occhi si incrociavano con quelli di
Jonathan- dovresti odiarmi
-Non potrei mai odiarti- le prese il mento tra le mani e le
diede un bacio- non potrei mai odiarti
-Jonny- Lucy poggiò la testa sul suo petto- sei davvero un
caso disperato
-Probabilmente hai ragione, ma non voglio perderti Lucy, né
ora né mai.
Lei chiuse gli occhi e si lasciò abbracciare- starete qui?
Rimarrete qui con me e gli altri semi-dei?
-Si. I ragazzi provano rancore verso gli dei che li hanno
ignorati per anni, qui possono scappare da loro e possono vivere tranquilli
-Sai…molte coppie qui sono fratellastri, i più grandi si sono
sposati
-Sposati? E come?
Era rossa in volto- li sposo io, gli dico che hanno la mia
benedizione, li dichiaro marito e moglie e loro si considerano sposati. Alcune
ragazze mi hanno confidato che sono rimaste incinta…erano così felici di poter
creare una famiglia con chi volevano
-Quindi se due gemelli, maschio e femmina, si vogliono
sposare tu che fai
-Glielo permetto
-E se sono dello stesso sesso?
-Sai che non mi ha mai dato fastidio, glielo permetto. La cosa
è piaciuta a tutti, specialmente alle coppie fuori dalla norma.
-Quindi…- Jonathan stava sorridendo, Lucy era sempre più
rossa- se volessi sposarmi con te potrei vero?
-Prima dovresti ottenere il mio consenso!
-Ah mi diresti di no?
-Non essere così presuntuoso Jonny, potrei anche voler
sposare qualcun altro
-Non è vero- Jonathan aveva uno sguardo deciso- perché sai
che se ci provi farò una strage
-Scherzavo, calmati. Non fare stragi, non mietere vittime.
Comunque dovresti aspettare comunque. Ho stabilito che almeno uno dei due deve
avere diciotto anni e che entrambi siano stati insieme per un paio di anni, il
minimo è uno, e che abbiano provato a convivere insieme almeno per un mese.
Così evitiamo i divorzi. Anche se finora nessuno ha voluto divorziare.
-Per la casa, come fate?
-Appena arrivati qui intendi?
Jonathan annuì- per chi come noi è appena arrivato come fate?
-Ci sono molte case vuote e molte sono tuttora in fase di
costruzione. Il villaggio si divide in piccoli quartieri, senza una logica
precisa. Se ti piace una casa vai da chi la vende e vi accordate, poi andate da
un avvocato e vi accordate.
-E per i negozi?
-Stessa cosa, se vuoi un negozio da zero ti prendi un locale
e lo trasformi come vuoi, se vuoi lavorare con qualcuno vi accordate
-Esiste una moneta qui o qualcosa così?
-Per ora no. Si scambiano le cose, pane per frutta, pesci per
vino. Dicono che così possono sfruttare i propri poteri
-E chi come me che è bravo solo a lottare
-Non solo in quello…comunque si unisce alle guardie, addestra
chi vuole essere addestrato, testa le armi…fa ciò che vuole
-Non solo in quello? –Jonathan sghignazzò
-Se non la finisci di pensar male ti picchio
-Sei tu che usi frasi che possono contenere doppi sensi- le
si avvicinò- a proposito…tu dove vivi?
-Nella villa qui dietro, hanno detto che in quanto loro dea
devo avere una casa degna di nota. Oltre a me qui vivono le guardie, alcuni che
svolgono lavori dentro la villa e chi vuole. Ma praticamente sono sola. Le
guardie sono per la maggior parte del tempo con i propri partner, chi lavora ha
anche una casa propria e nessuno vuole viverci perché, essendo io la loro dea
si sentono in dovere di lasciarmi i miei spazzi
-Se volessi vivere con te
Lei lo guardò seria- mi pareva sottinteso che tu vivessi con
me Jonny
Sorrise- stessa camera
-Non esagerare, camere vicine- divenne rossa- ma puoi venire
a trovarmi qualche notte…se vuoi
-Sai vero che non dormirai molto
-Jonny…
Jonathan si avvicinò per baciarla. Primo apparve dal nulla e
li fece sobbalzare-buongiorno piccioncini- Lucy fece apparire dei coltelli e
Jonathan tirò fuori un pugnale- ehi calmi! Vi ho spaventati?
Lucy fece sparire i coltelli e Jonathan rimise il pugnale
nella fodera, guardò malissimo il fratello- ma tu sempre nei momenti peggiori
devi uscire fuori?
-Che c’è? Ho interrotto qualcosa? –era chiaro che sapeva
benissimo che era così
-Non sai quant’è forte la tentazione di ucciderti ora Primo.
Si hai interrotto qualcosa!
-Ti serve qualcosa Primo? –Lucy era più calma
Primo le sorrise- volevo ringraziarti
-A me?
-Si, grazie a te ora posso combattere contro i nostri
genitori insieme a altri semi-dei
-Non ho fatto nulla- Lucy guarda altrove- state attenti a
cosa deciderete di fare, siete sempre in guerra con gli dei
-Ma avremo la tua protezione no?
Lucy lo guardò, nello sguardo c’era un vuoto infinito-
ovviamente, la mia protezione l’avete già, ma voglio che stiate attenti, non
voglio perdervi
-Staremo attenti- Primo se ne andò
-Jonny- lui si girò- stagli vicino
-Come vuoi- lo seguì lasciandola da sola
Lucy si mise a camminare per le vie del suo mondo
“You only need a torch when the light is low
Only need the sun when the monsters groan
Only know your lover when you let them go.
Once so high now I'm feeling low
This house is no longer our home
Only know your lover when you let them go
Ill never let you go”
Tutti erano con qualcuno e in quel momento si sentiva sola
“Staring at your picture from the past, replay moments from
first to last
Coz days go slow, and sleep so fast
I see you when I close my eyes, hope you know how hard I
tried
Coz you know, ill never say goodbye”
Infondo quella canzone la rispecchiava un po’ no? Vedere
quelle coppie la riempiva di una strana malinconia
“You only need a torch when the light is low
Only need the sun when the zombies groan
Only know your lover when you let them go.
Only think I've one last chance to show, only feeling lost
and all alone
Only know your lover when you let them go”
Infondo era sola visto che presto avrebbe dovuto lasciarlo
andare.
“This world looks different in the dark, but with every
ending will bring a fresh start
You're never alone, coz you have my heart.
Block to block ill slay the mobs, ill never lose you so
you'll never feel lost
I'm getting closer with every biome crossed”
Si sentiva sul punto di piangere, era sul punto di una guerra
e stava pensando davvero a doverlo lasciare? Ma che diavolo pensava in questo
momento
“You only need a torch when the light is low
Only need the sun when the zombies groan
Only know your lover when you let them go.
Gonna take this one last chance to show, never wanna be lost
and all alone
Only know your lover when you let them go.
Ill never let you go”
Si stava avventurando nella foresta, perché persino gli
animali lì erano felici e in coppia? Solo lei era sola
“You only need a torch when the light is low
Only need the sun when the zombies groan
Only know your lover when you let them go.
Guess I took my one last chance to show, you'll never be lost
and all alone
Only know your lover when you let them go”
Infondo era una contradizione di ciò che era corretto. Si
sedette sulla scogliera con i piedi che pendevano nel vuoto.
-Purtroppo dovrò lasciarti andare, perché per eleminare il
potere degli dei e dare ai semidei la loro libertà dovrò lasciarti andare, per
potermene andare
**********
Jonathan l’aveva capito cosa voleva fare. Era così dannatamente
testarda e non capiva che non era sola, se lei era la spada lui era lo scudo,
il suo scudo, aveva giurato di proteggerla e l’avrebbe fatto.
*****Dieci anni prima*****
Jonathan stava poggiato ad un albero con aria minacciosa,
infondo era solo al mondo, era incavolato con il padre, non solo aveva altri
figli ma si permetteva di scambiare i nomi per sbaglio, lo odiava
-Ehi
Una ragazzina della sua età lo aveva richiamato sulla terra,
aveva due codini biondi molto lunghi, un vestito sui toni del rosa e due occhi
d’argento, era molto carina e sembrava fragile, perché parlava con lui?
-Che vuoi?
Lei continuava a sorridergli- io sono Lucy, diventiamo amici?
-Perché dovrei?
Lei inclinò la testa e sembrò pensarci un po’- perché ho
deciso che saremo amici
Lui scoppiò a ridere- tu sei strana
Lei alzò le spalle- lo siamo tutti
-Io sono Jonathan- le porse la mano, lei la strinse
-Giochiamo insieme Jonny?
Era la sua prima amica. Ogni giorno uscivano insieme a
giocare, erano inseparabili, lei lo calmava e lui la faceva ridere, sembrava
che con sua madre non ridesse mai. Un giorno erano sulla casa sull’albero di
lui, nonostante lui avesse una paura matta di cadere, gli piaceva stare la con
lei, era il loro nascondiglio.
-Sai Jonny…io odio i miei genitori
-Lucy?
Lei lo guardava seria- sai mamma fa paura e papà mi ha
abbandonata, voglio vendicarmi di loro…so che è stupido ma…
-Lo capisco- la interruppe lui-
anch’io li odio
-Davvero?
Lui annuì- mamma è ancora
innamorata di quel cretino che ci ha mollato, e so anche di avere dei
fratellastri, avvolte scambia i nostri nomi, sono convinto che tutti quelli
come me…come noi due…quelli che come noi hanno un padre o una madre così, che
ci ha messo al mondo per poi mollarci, credo che tutti loro odino i propri
genitori
Lei aveva poggiato la testa sulla
sua spalla- sai Jonny, io aiuterò tutti coloro che vorranno vendicarsi dei
propri genitori, gli darò una mano e insieme ci vendicheremo di loro- aveva
intrecciato le dita della sua mano a quella di Jonathan che, anche se impercettibilmente,
era arrossito.
-Allora io ti aiuterò- decise lui,
infondo era un semidio, era forte e aveva tanti poteri- diverrò il tuo scudo e
ti proteggerò da tutto e tutti
-Promesso? –lei lo guardava con gli
occhi che le brillavano di speranza- non mi lascerai mai?
-Lo prometto, non lascerò che
niente e nessuno ci separi
Lei gli aveva steso il mignolo-
giuramelo
Lui aveva stretto il suo con lei-
lo giuro, io Jonathan non lascerò mai Lucy
Lei si era stretta a lui- grazie
Jonny
Senza che nessuno dei due lo sapesse
avevano fatto un giuramento divino, a lui era spuntato un tatuaggio a forma di
spada sull’avambraccio, aveva giurato di proteggere una dea e lei gli aveva
imposto una protezione che li avrebbe legati per sempre.
-Non lascerò che nulla ti ferisca
**********
Jonathan guardò il marchio che
aveva e sospirò, come diavolo poteva farla ragionare?
Lucy era seduta a guardare sotto di
lei, quando la raggiunse insieme a Primo.
-Cosa guardi?
-Sto guardando gli dei, stanno
organizzando i propri soldati, se volete attaccarli dovreste farlo ora
-Siamo venuti a chiederti se
potevamo…-cominciò Primo
-Potete attaccare se volete, il
portale per il campeggio lo sanno già creare i semidei arrivati prima di voi-
alzò lo sguardo e li guardò- buona fortuna
-Non verrai con noi?
Lei abbassò lo sguardo- non sarei
di aiuto
-Lucy voglio che rispondi alle mie
domande- Primo si era avvicinato a lei, Jonathan stava in disparte ad
osservarli
-Risponderò a tutto ciò che chiedi
-Tradirai mai il tuo compagno?
-Non amo i tradimenti, se scelgo
qualcuno rimarrò con quello fino alla fine
-Se avrai figli li lascerai soli?
-Non ho intenzione di porre sui
miei figli la maledizione di essere diversi, comunque non li abbandonerei
-Perché ci aiuti?
-Perché voglio che voi siate
liberi, voglio che i nostri genitori paghino per averci sempre abbandonato e
non voglio che nessun’altro soffra come abbiamo sofferto noi, nella solitudine
e nella paura dei nostri genitori.
Primo le tese una mano- ti prego,
saluta le truppe
Lucy si alzò- va bene
************
I semidei erano armati di armi,
protetti dagli scudi e dalle armature, e rafforzati dai propri talenti e
poteri. Primo era davanti insieme ai suoi fratelli, sarebbero andati tutti,
solo lei sarebbe rimasta nel suo mondo, Primo a sorpresa di tutti si inginocchiò.
-Primo?
-Io Primo, figlio di Ares, giuro
fedeltà alla dea delle spade, dea delle lame, dea delle lami, protettrice dei
semidei, dea delle battaglie, dea della vittoria, giuro fedeltà a te, dea
Twelve Lucy. Ti prego veglia su me e le mie truppe in questa battaglia e in
quelle future, conducici alla vittoria e dacci la forza di battere gli dei che
ci hanno dimenticato.
-Non c’è bisogno che…-cominciò Lucy
ma gli altri semidei seguirono l’esempio di Primo, dissero il nome, il dio che
li aveva creati e giuravano fedeltà a lei, eleggevano lei come loro dea.
Alzò una mano e un cerchio di luce
circondò ognuno di loro, le loro armi risplenderono e una scritta in un’altra
lingua apparve su ognuna, sulle armature apparve il simbolo di Lucy, uno
stranissimo e complicato disegno, Lucy chiuse gli occhi- siete i figli di dei
che non vi hanno prestato attenzione, siete giunti fin da me con una richiesta,
volete liberarvi delle catene che i vostri genitori vi hanno applicato, lo
capisco, per questo…applico su di voi la mia protezione, d’ora in poi gli dei
che vi hanno generato non avranno potere su di voi, non avranno il diritto di
farvi nulla e io non permetterò che nulla vi venga fatto- aprì gli occhi, i
suoi occhi d’argento riflettevano mille colori, mille armi, mille semidei,
riflettevano tutto- Andate e tornate vittoriosi, ma soprattutto tornate sani e
salvi.
I semidei si inchinarono per poi
sparire nei portali. Il vento spostò i capelli di Lucy facendoli galleggiare in
aria. Una luce argentea la circondò, i suoi vestiti cambiarono, le apparve una
gonna d’argento con i bordi in oro e con due profonde spaccature ai lati, un
top che copriva solo il seno anch’esso d’argento con i bordi d’oro, che non era
altro che una fascia legata dietro al collo che formava una x sul seno, ai
piedi aveva dei sandali d’argento che erano legati fino al ginocchio, sugli
avambracci aveva due protezioni in oro, sui capelli apparì una corona d’alloro
d’oro e argento, un mantello d’oro e argento le cadeva lungo le spalle. Alla
vita aveva delle catene che formavano una x su entrambi i fianchi.
-A quanto pare sono andati…posso
solo credere in loro. Vi prego tornate vivi, tornate da me vivi e salvi.
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Capitolo 5: Zero emozioni
Capitolo 5:
Zero emozioni
Jonathan aprì gli occhi, era nel letto dell’infermeria.
Accanto a lui c’era suo padre Ares.
-Papà?
Ares lo guardò e gli sorrise- sei sveglio finalmente
-Dov’è Lucy?
Lo sguardo di Ares si fece cupo- con sua madre credo, dopo
che ti ha colpito è sparita.
Jonathan si alzò lentamente- vado a fare due passi
-Ma…
-Vado a fare due passi!
Uscì senza degnarlo di uno sguardo, era tutta colpa sua, lo
sapeva. Andò alla mensa dove sapeva avrebbe trovato gli altri, loro lo
guardarono confusi, non avevano dormito dopo ciò che era successo. Senza
salutare nessuno andò da Oscar
-Puoi farmi una spada magica?
-Credo di sì…ma…
-Falla, io vado da Lucy
Primo e gli altri si alzarono di scatto- ma sei impazzito?!
ti ha colpito!
Jonathan sorrise- era un’illusione, l’ha fatto per farsi
odiare
-Ma perché?
-Sua madre, Nemesi, è sempre stata una donna alquanto
terrificante, Lucy ne ha sempre avuto paura, se non mi colpiva lei con quella
illusione sarebbe stata la madre a colpirmi e non con un’illusione.
-Dobbiamo andare da lei! –Nina si era alzata- devo chiederle
scusa…ho pensato malissimo di lei…lei che è mia amica…
-Per questo ho bisogno di una spada magica, con quella posso
raggiungerla
-E come? –tutti erano in ascolto
-Quando eravamo piccoli Lucy mi raccontava di un regno che
non è né il nostro né quello degli dei, uno parallelo che è in mano alla dea
delle lame. Mi ha detto che per accedervi basta una lama magica e il permesso
della dea.
-Si ma il permesso non l’avremo di certo!
-Invece si, la dea delle lame è anche la protettrice dei
semidei e di chi crea le lame, solo queste persone possono accedere al suo
reame, gli dei non possono, quindi se andiamo nel suo regno lei sarà sola,
senza sua madre.
-Oscar fa quella cavolo di spada! –Nina l’aveva preso per le
spalle- dobbiamo andare da lei
-Ok la faccio, dammi il tempo di andare nella mia officina!
-Grazie amico
-Se Lucy è la dea delle lame è anche la mia dea, io forgio le
armi, quindi sono sotto la sua protezione, l’aiuterò
-Non dovremmo avvisare gli dei- Primo stava sorridendo- sono
troppo occupati a cercare una dea che potrebbe distruggerli per badare a noi
-Come se i nostri genitori ci avessero mai prestato
attenzioni! –Amelia aveva ragione, gli dei dopo averli messi al mondo sparivano
e si facevano vedere quando gli pareva
-Bene, questa faccenda la sbrigheremo tra di noi, quanto ci
metterai con la lama Oscar?
-Due o tre giorni Jack, se Lucy vorrà anche meno
-Finché la lama non sarà pronta fate finta di nulla,
comportatevi normalmente, non voglio che gli dei sì immischino- Primo aveva
preso il comando
Tutti annuirono e si dispersero per il campus, fingendo di
stare calmi e tranquilli. I figli di Ares rimasero da soli.
-Grazie ragazzi
-E di cosa? Siamo fratelli no? E poi Lucy è anche nostra
sorella- Mark gli poggiò una mano sulla spalla
-E anche la nostra dea! Non scordarti che noi siamo devoti al
combattimento e alle armi e poi, francamente, preferisco lei a Ares come mio
protettore
Primo sorrise- stiamo per fare la rivoluzione contro gli dei
qui
-Eccolo che riparte
-Se Lucy ci aiuterà ci libereremo dei legami con i nostri
genitori
-Non vedo l’ora! –André era saltato dalla sedia quando Mark
aveva esultato
Ciò che gli dei ignoravano era che i figli, appena scoperti i
poteri, scoprivano anche il desiderio di ribellione da quei genitori che non li
avevano mai presi in considerazione. Il tempo passava, gli dei cominciarono a
farsi più presenti, cosa che era strana. Poi un giorno riunirono tutti
all’arena. I ragazzi e le ragazze si sedettero vicini.
-Ho finito la lama Primo, oggi la possiamo usare
-Perfetto
Ares con un colpo di mani richiamò l’attenzione di tutti-
recentemente i semi-dei stanno sparendo senza lasciar traccia, crediamo che
dietro a questo ci sia mia figlia Lucy, siete pregati a rimanere nei vostri
cottage e a uscire in coppia. Ora se permettete noi torniamo a cercare i nostri
figli.
Gli dei sparirono. Primo controllò il cielo
-Tra poco sarà
mezzanotte
-Perfetto, solo a mezzanotte si può andare lì- Jonathan scese
al centro dell’arena, gli altri lo seguirono- hai la lama?
Oscar tirò fuori una spada avvolta nella stoffa, una rama che
pulsava come un cuore di rosso- eccola
Jonathan la prese e la piantò a terra- e ora aspettiamo e
speriamo che funzioni
La luna piena illuminò la lama, essa si sollevò da terra e
come mossa da una mano invisibile taglio l’aria, formando una linea di luce. La
linea si allargò e divenne un passaggio che portava a una scala. La spada vi
entrò.
-Andiamo
Jonathan e gli altri cominciarono ad entrare quando un
fulmine venne lanciato vicino l’entrata
-Fermi!
Loro corsero nel passaggio mentre gli dei cercavano di
fermarli, il passaggio si chiuse proprio quando l’ultimo di loro era entrato. I
ragazzi corsero a perdi fiato per le scale e appena arrivati si buttarono a
terra su un morbido prato verde. La scala e il passaggio sparirono quando tutti
erano arrivati.
-Dove…dove siamo?
Erano in un prato verde, alle loro spalle c’era un bosco,
davanti a loro una stradina che portava chissà dove. In cielo c’erano due lune
piene di color argento e delle armi di ogni tipo erano sparse sugli alberi e
sui cespugli, erano ovunque.
-Intrusi! –una ragazza dai capelli neri e gli occhi celesti
fece cadere un cesto di frutta- avvisate la dea!
Corse via e con lei scapparono altre ragazze.
-Siamo nei guai temo
Capitolo 4: Colpa dei pianeti
Capitolo 4:
Colpa dei pianeti
Mi sono svegliata tra le sue braccia, completamente nuda, non
ci ho messo molto a realizzare cosa era successo. Mi sono vestita e sono corsa
nella mia camera, mi sono lavata, cambiata e ora sono in pantaloncini e
canottiera bianca, ho disfatto il letto per far sembrare che abbia dormito qui.
Come potrò guardare Jonathan in faccia dopo stanotte? Esco da camera mia,
incontro delle ragazze che entrano, vestite come ieri, di soppiatto. Non sono
l’unica ad aver passato la notte fuori pare. Mi metto a correre come faccio di
solito la mattina. La coda di cavallo che mi sono fatta oscilla da un lato
all’altro.
-Lucy
Mi giro, Jonathan mi sta raggiungendo, di solito corriamo
insieme. Mi metto a correre, per non dire a scappare, da Jonathan. Maledizione
non ho il coraggio di guardarlo, figuriamoci parlargli.
-Lucy!
Evito gli ostacoli, evito gli dei e i semidei che sono in
mezzo al percorso. Maledizione non riesco nemmeno a seminarlo, mi è dietro a
pochi metri. Finisco in un vicolo ceco, con le spalle a un muro di roccia, e
davanti a me Jonathan. Game over. Mi ha presa. Mi blocca al muro.
-S…si può sapere perché stamattina sei scappata? Mi sono
svegliato e non c’eri
Non lo guardo negli occhi guardo altrove- ero nel panico
-Solo perché abbiamo fatto…
Sento le guance andare in fiamme- si -lo vedo fare un
sorrisetto che a me dà sui nervi- NON ridere! –mi sono voltata per guardarlo e
lui mi ha baciata di nuovo- scemo
-No, pazzo
-Di pazzo di te e ti picchio
Mi bacia di nuovo- sei diventata la mia droga lo sai? Non
riesco a non pensare a te
Mi lascio abbracciare- scemo
-Non è cambiato nulla tra noi no?
-Ecco…tu vuoi che cambi, Jonathan?
-Voglio poter dire liberamente che sei Mia, e sola mia. Ci
mettiamo insieme?
-Va bene
Mi guarda sorpreso, poi sorride e mi bacia- e io che pensavo rifiutassi
-Perché dovrei rifiutare dopo ieri sera?
-Ah non lo so, che dici andiamo al lago? –Mi prende in
braccio
-Mettimi giù! Portami dove vuoi ma cammino da sola!
Mi mette a terra- dove voglio?
-Non a letto
-Che peccato
Scuoto la testa e torniamo ai dormitori, mi infilo un costume
da bagno, nero e bianco, prendo tutto il necessario, asciugamani, crema solare
ecc. Scendo fino al lago, Jonathan è già lì con il suo costume rosso e ci sono
già alcuni ragazzi in acqua, tra quali i miei fratelli.
-Pare che abbiamo avuto tutti la stessa idea
-Ti dispiace di non essere il solo ad averci pensato Jonny?
-No, mi dispiace che altri ti vedano in costume da bagno
-Idiota
-E non dire ma ci sono anche i miei fratelli perché, fino a
prova contraria, anche noi due siamo fratellastri.
Rido- io non ho detto nulla
Mi tira a se- ma l’hai pensato
-Non ho pensato nulla
Mi inizia a fare il solletico- confessa
-Fermo…dai che non lo sopporto
-Mi fermo se mi dai un bacio
Lo stendo- no
Sento delle risate. Aiuto Jonathan ad alzarsi e gli dico a
bassa voce- non in pubblico
-Sei la solita
Lui si tuffa in acqua insieme agli altri e iniziano a giocare
come bambini- vieni Lucy l’acqua è stupenda
Il cellulare, l’ho scordato- ho scordato il cellulare in
camera, vado a prenderlo e torno
-Ma…
Corro fino alla mia stanza, entro, poggio la borsa e raccolgo
il cellulare, stava suonando- Pronto?
-Lucy? Sono la mamma…
In quel momento mi ricordai chi ero e cosa dovevo fare.
-Capito, stai già arrivando?
-Si, mi spiace ma ho bisogno dei tuoi poteri
-No, tranquilla. Sono la tua unica alleata e figlia. Mi
preparo e arrivo ai cancelli.
-Grazie piccola
Mi rivesto e metto tutto nelle valigie, dopo pochi secondi
sono pronta. Scendo le scale e cammino verso il cancello.
-Lucy? Perché quelle valigie?
Fredda, devi essere fredda- torno a casa
Mi giro, ci sono proprio tutti eh? Non c’è niente di meglio
da fare qui?
-Tesoro…
-Sta zitto- guardo Ares con odio- non hai alcun diritto di
chiamarmi così!
Fatti odiare, per loro sarà più semplice.
-Lucy…cosa…sono tuo padre
-Padre? Non farmi ridere- la mia voce è fredda e ostile, non
è la voce che lui conosce- anche se abbiamo lo stesso DNA tu sei solo uno
stupido e ingenuo dio
-Signorina non ti conviene stuzzicare l’ira degli dei
-Altrimenti? –li guardo con odio e nei miei occhi si legge
che di loro non ho paura- non mi fate paura, siete vecchi non mi ferireste
nemmeno
Zeus perde le staffe subito e lancia una saetta- piccola
insolente!
La fermo a mezz’aria- tutto qui quello che sai fare vecchiaccio?
– sorrido, se devo essere cattiva perché non esserlo per bene?
Alzo la mano e su di lui cade una pioggia di saette che
schiva per un soffio- non intralciarmi, posso ucciderti con una facilità che
nemmeno immagini
-Tu…
-Lucy finiscila! Tua madre non gradirà sapere…
Rido- sei proprio ingenuo Ares, chi credi mi abbia istruita?
Chi pensi mi abbia guidata finora? Tu non conosci la mamma
-Lei è solo una mortale! Non farebbe…
Sento delle risate- sei proprio ingenuo Ares
Una nuvola grigia appare dal nulla e da essa sbuca mia madre
-Bella…come…
-Come mai sono qui? Non l’hai capito? Non sono una mortale
-Eh il grande Ares non lo sa? La mia mamma è la dea Nemesi,
la dea della vendetta
La mamma mette una mano sulla mia spalla e mi attira tra le
sue braccia- mi sei mancata mia preziosa arma, andiamo su
Le valigie spariscono nella nebbia –si mamma
-Ferma!
-No, Jonathan. Non provare ad intralciarmi, altrimenti ti
eliminerò
-Non lo faresti mai! Ti conosco!
-Non mi lascerai andare?
-Mai!
Alzo una mano e la punto su di lui, un pugnale lo colpisce in
pieno petto, la catena che è collegata al pugnale parte direttamente da me,
ritiro la lama, non è ferito, non morirà- per stavolta ti ho solo indebolito,
prova a seguirmi e ti ucciderò, quanto è vero che sono la dea delle lame e del
controllo.
La mamma mi tira a se e spariamo nella nebbia vedo Jonathan
cadere a terra, i ragazzi andare da lui, vedo l’odio diretto a me per quel
gesto, ma va bene così…dovevo farlo, se non l’’avessi fatto la mamma li avrebbe
eliminati. Tutta colpa dei pianeti, se solo non fosse successo nulla tra noi io
non avrei dovuto farlo…scusami Jonathan…non voglio che tu mi odi, ma è l’unico
modo…ti odio Jonathan…ti odio…
Capitolo 3: Ragazzi contro Ragazze
Capitolo 3:
Ragazzi contro Ragazze
Sono spesso sola nei miei sogni, ma avvolte con me c’è
Jonathan. Non mi dispiace essere sola in sogno o avere Jonathan accanto a me,
vorrei solamente ricordare cosa sogno. So che ci sono delle armi, tante, un
vestito da battaglia e qualcosa di strano, si non è molto preciso ciò che
ricordo. Nina mi ha svegliato, mi ha detto di prepararmi. Quindi fatta la
doccia, mi sono messa quella che loro considerano una divisa da battaglia. Una
base di quello che sembra un costume da bagno intero, con maniche lunghe, in
pelle, il cappuccio, come un cappuccio di una felpa, anch’esso in pelle. Per
chiudere questa divisa, che lascia le gambe totalmente scoperte, c’è una
cerniera laterale, parte dal fianco destro alla spalla sinistra. È molto
aderente, le pieghe che ha lo fanno risaltare. Se tiro su il cappuccio, che si
cala fino all’altezza degli occhi, in modo da far vedere solo la bocca, riesco
a vedere bene lo stesso. Nella scatola c’è anche una cintura, con una pietra
rossa molto grande su ogni tasca, dentro ci andranno le munizioni penso, ma
anche senza è molto carina come cintura. La divisa sulla schiena ha delle
fessure, due sotto le scapole per due spade, due vicino al collo per due
fucili, una al centro per un arco, la faretra invece va di traverso, è fatto
davvero per una battaglia, nonostante la leggerezza è resistente e buona per
portare tante armi. Nella scatola ci sono anche due stivali, con tacco a
spillo, in pelle, arrivano fino a metà coscia, lasciando così scoperti tre,
massimo quattro, centimetri. Chiunque l’abbia ideata, a parte il fatto che è
attillata da far paura, sa come creare una buona uniforme da battaglia. Nella
scatola ci sono due cavigliere porta coltelli da lancio, le metto, si notano a
pena. Sui fianchi ho due porta pistole per lato. Se fossi in guerra potrei
portarmi: quattro pistole, due fucili, coltelli da lancio, due spade, una
faretra, un arco, bombe e veleni. Più armata di così. Prendo il mantello nero,
me lo metto e scendo. Le ragazze indossano delle tute nere attillate, alla
faccia del “un pochino differente”
-Ed ecco la nostra leder. Armati, noi le nostre le abbiamo
già- Nina mi fa vedere la sua pistola.
Le ragazze mi aiutano a mettere le armi a posto, con il
mantello nero sopra non si notano nemmeno. Raggiungiamo l’arena e ci sediamo
sugli spalti ai nostri posti, il sole è appena sorto, abbiamo passato da poco
l’alba. Ares e gli altri dei e semidei, seduti in alto in modo da non perderci
mai di vista, fanno suonare il richiamo. Ares si alza in piedi.
-Benvenuti all’annuale gara tra sessi. I capitani vadano al
centro, le squadre al lato del capitano.
Io e Primo andiamo al centro dell’arena, quindi lui è il
capitano? La cosa non mi stupisce.
-Siete pronti ragazzi?
Primo si leva il mantello è armato con quattro fucili e molte
bombe di vernice, i ragazzi indossano tutti una tuta militare- siamo pronti
-Siete pronte ragazze?
Mi levo il martello- siamo nate pronte
Papà sorride per il mio equipaggiamento, se lo aspettava
secondo me- che la gara abbia inizio, avete un’ora per disperdervi, poi al
suono della campana la battaglia inizierà. Andate e buona fortuna.
Cominciamo a correre, in direzioni opposte. Il piano delle
ragazze consiste nello stare tutte unite, me esclusa, e cercare di
sopravvivere. Io sarò in disparte, in modo da non essere rallentata. Sento la
campana suonare, è già passata un’ora? Mi arrampico su un albero e mi apposto.
Dopo poco, anche troppo, il cielo manda il punteggio, maschi 12 femmine 1…hanno
già eliminato le mie compagne? Non avevo capito che erano così scarse. Sospiro,
devo vendicarle ora. Vedo un gruppetto di quattro muoversi sotto di me, prendo
in mano il fucile. Wolf, Leyton, Ben e Logan. Facili prede, sono troppo sicuri
di loro stessi. Senza fare rumore sparo quattro volte, li colpisco.
-Scusate l’imboscata, ma la guerra è guerra.
Il conto del numero di maschi scende di quattro. Salto giù
dall’albero e corro nel bosco, chi viene colpito deve tornare all’arena. Questo
gioco mi ricorda qualcosa…ma…cosa? Mi avvicino al lago. Trevor e Tyler sono
vicino l’acqua, facili prede…direi che chiunque ha colpito le ragazze sia
l’unico che sta giocando con un minimo di strategia. Due colpi e sono fuori.
Chi rimane? Primo, Mike, James, Morty, Lucas e Jonathan. Sono a metà
dell’opera. I miei fratelli hanno esperienza, Lucas e Morty non credo. Mi sono
fermata a ricaricare il fucile.
-Non ti muovere
Mi giro. Lucas e Morty mi puntano due pistole contro.
-Mi avete trovata pare
-Hai eliminato nostri compagni, la devi pagare –Lucas è
sicuro di se
Rimetto il fucile, con la sicura inserita a posto- no, siete
voi che la dovete pagare- estraggo le pistole e salto in alto, schivando così i
loro colpi, in aria sparo e li colpisco.
-Bella mira, ci vediamo all’arena
Se ne vanno tranquilli. Ora…Primo, Mike e James e per ultimo
Jonathan. Sono sicura che Jonathan è da solo, odia stare con altre persone in
queste guerre, tranne che io non sia la compagna, in quel caso passa metà tempo
a stuzzicarmi. Dove potrebbero essere i miei dolci e cari fratelloni? Poggio il
mio fucile vicino a un albero. Esco in un prato, possono vedermi da qui, è più
rischioso ma cercarli per tutto il bosco non è una buona idea.
-Trovata!
Mi giro, i miei tre adorati fratelloni mi puntano i loro
fucili. Bene…tutto secondo i piani.
-Butta le armi a terra- sono cretini i ragazzi o solo Mike
che ha dato questo ordine insensato? Ma sparami idiota!
-Non credete sia meglio che io non tocchi le mie armi?
-Ha ragione, io la tengo sotto mira, voi due disarmatela.
Mike e James ripongono le loro armi e si avvicinano a me. La
vernice dei ragazzi è rossa, quella delle ragazze è verde. Concentrati Lucy,
concentrati. Tre spari. I ragazzi si girano e vedono un fucile che svolazza.
-Presi- faccio volteggiare il fucile fino a me. Lo rimetto a
posto- dovevate calcolare la possibilità che io possa usare le armi senza
toccarle.
Loro tre sbuffano e vanno all’arena. Riesco a muovere le armi
fin da piccola, una volta ho “accidentalmente” tagliato con un coltello il filo
che teneva i palloncini del ballo, una mia compagna voleva farla pagare a una
mia amica, i palloncini erano pieni di vernice, però la vernice è caduta tutta
addosso a lei, sono proprio sbadata e il bello è che non potevano incolparmi
visto che ero sul palco a cantare. Il punteggio ora è uno a uno. Mi muovo
velocemente tra gli alberi, so dove sarà. Un colpo, velocemente tiro fuori un
fucile e lo sacrifico per scansarlo. Mi ha privato di un’arma, furbo. Un altro
e via anche il secondo fucile. Continuiamo così finché a me non rimangono che
le spade e i coltellini da lancio e lui non ha finito le bombe. Esce allo
scoperto con in mano la sua spada.
-Sei senza armi da fuoco
-E tu senza bombe- tiro fuori entrambe le mie spade e mi
metto in posizione- come ai vecchi tempi eh?
-Finivamo sempre così…ma questa volta non posso perdere Lucy
-Nemmeno io Jonathan
-In guardia
Mi attacca, paro con entrambe le spade. È più forte di quel
che mi ricordavo…no…è migliorato. Cavolo devo levarmelo di dosso, altrimenti…mi
libero dall’attacco e salto indietro.
-Sei migliorato
-Ho un buon motivo per vincere
Attacco io, lui para. Continuiamo così per non so quanto. Ci
siamo allenati insieme da sempre, conosco i suoi attacchi come lui conosce i
miei, è una lotta fin troppo alla pari. Ci fermiamo per riprendere fiato.
-L’unica è usare i poteri Lucy
-Preparati
Le mie lame vengono avvolte da una luce verde, la sua spada
da una rossa. Lui attacca per primo. La mia velocità è aumentata e lo evito. La
spada colpisce il terreno facendo un piccolo cratere. Se mi avesse presa…questa
la considero una dichiarazione di guerra. Salto e attacco, le nostre spade
stridono per il contatto. Intorno a noi si crea un cratere molto grande, io
sono circondata dalla luce verde, lui dalla rossa. Non posso perdere. Devo
vincere. La luce verde cresce di intensità e così anche la rossa.
-Non ti lascerò vincere Lucy
-Nemmeno io Jonathan
Lui comincia a cedere, sta perdendo la concentrazione. Perde
la presa sul terreno e viene scaraventato contro un albero e la spada lontana
da lui.
-Ho vinto
-Mi arrendo
Rimetto le lame a posto e lo aiuto ad alzarsi- hai perso la
concentrazione
-Non è colpa mia! Mi sono accorto che eri a portata di bacio…
Mi metto a ridere- idiota!
-Visto che hai vinto la scommessa aspetterò
-Bene. Andiamo
Andiamo all’arena dove le ragazze mi buttano a terra, mi sono
saltate in braccio tutte insieme. Ares mi tira su e mi stritola in un
abbraccio.
-Questa sì che è stata una battaglia. Andatevi a riposare su,
stasera ci sarà la festa della vittoria
Mi infilo in camera mia, mi tolgo le armi, mi comincio a
togliere i vestiti, mi lavo velocemente e mi infilo la biancheria.
-Ops
Mi giro e vedo Jonathan- Jonathan!
Mi fa segno di fare silenzio. Io prendo un cuscino e me lo
metto davanti al petto, essere vista in biancheria non è carino
-Esco subito scusa
-Aspetta…girati
Lui si gira in modo da non vedermi, mi infilo un vestito a
caso- come mai eri qui?
-Ecco…volevo solo farti le congratulazioni per la vittoria
Si gira, io gli metto le braccia intorno al collo- devo dirti
una cosa Jonny
Lui sembra volermi baciare ma si trattiene- cosa?
Lo bacio, cosa che lo lascia stupito visto che di solito è
lui a baciare me- ti amo
Mi spinge fino al letto- tu sei tutta matta- mi sorride- mi
hai fatto credere che volevi aspettare, che non mi amavi e ora te ne esci con
il ti amo?
-Non ho mai detto di non amarti e voglio aspettare a dire
cosa c’è tra noi
Mi spinge sul letto- tu sei una strega
-Grazie
Mi bacia. La porta si apre
-Ehi Lucy hai…-Nina ridacchia- ops…scusate l’interruzione.
-Nina non è come pensi
Lei esce ridendo- certo come no
Jonathan salta in piedi e salta dalla finestra. Io rincorro
Nina in corridoio e la blocco al muro. Jonathan starà già trovando un alibi, si
facciamo sempre così.
-Nina, tu non hai visto ciò che credi
-Vi ho visti baciarvi
La prendo con forza e la trascino in camera mia, chiudo la
porta- se ti dico come stanno le cose eviti di dirlo in giro?
-Siamo amiche, non l’avrei fatto comunque
Mi siedo sul letto e lei si siede accanto a me- io e Jonathan
ci consociamo da sempre, siamo sempre stati insieme e lui quando ha cominciato
a provare attrazione per le ragazze, attrazione nel senso più che amiche, ha
iniziato a uscire con le ragazze
-Ok, quindi lui è popolare con le ragazze?
-Beh, è il capitano di una squadra che vince sempre, popolare
è dire poco. Però quando mi hanno provato a baciare lui ha scatenato la guerra
e mi ha baciata di fronte a tutti urlando “Lei è la mia ragazza giù le mani” …
-Aspetta…mi dici come siete finiti a baciarvi la prima volta
con calma, raccontando tutto nel dettaglio?
Prendo un respiro profondo- va bene…
**************
Ero seduta sulla panchina, aspettavo che Jonathan finisse di
farsi la doccia. In quel periodo aveva smesso di vedere le ragazze, ma io non
lo sapevo, mi ha detto poi in seguito che stare con le altre gli dava sui
nervi, mentre passare il tempo con me era un piacere. A scuola io ero la più
popolare tra i ragazzi, solo che non mi interessavano, ero anche considerata
l’irraggiungibile ragazza del ragazzo più forte dell’intero istituto, anche se
tutti sapevano che fra me e lui non c’era nulla. Jonathan incuteva timore in
tutti, così me ne liberava senza che io me ne accorgessi. Quindi visto che ero
sola, Jonathan non era nei paraggi, e i ragazzi della mia scuola ragionano con
gli ormoni. Un ragazzo, con gli amici poco lontani, si è avvicinato e ha
cominciato a provarci. Era della squadra di Jonathan, quindi di fisico non era
male ma gli umani non mi hanno mai attratta.
-Ciao bellissima
L’ho guardato malissimo- sto aspettando Jonathan
Lui però ha continuato- non verrà, è uscito con una ragazza
Sapevo che era una bugia- verrà
-Perché non molli quel cretino e non vieni in giro con me?
Era il classico doppiogiochista, voleva il posto di Jonathan,
dopo l’hanno cacciato dalla squadra, hanno una specie di regola, mai toccare la
ragazza altrui, specie se è del capitano.
-Perché non vai a quel paese?
Mi ha messo una mano sulla spalla. Senza nemmeno averlo visto
arrivare Jonathan gli aveva sferrato un pugno in faccia che l’aveva
scaraventato lontano da me.
-Tu…
Jonathan non l’ha più nemmeno guardato. Mi ha tirata a se e
mi ha baciato, con una naturalezza che ha spiazzato tutti, anche lui. Poi si è
staccato da me e con una voce sicura ha detto- Lei è la mia ragazza, prova a
toccarla è vivrai le pene dell’inferno
Siamo andati via, lungo la strada lui non mi ha mai tolto il
braccio da intorno le spalle. Poi ci siamo fermati al parco, non c’era nessuno
ed era quasi buio. Ci siamo seduti sulle altalene. Lui mi ha guardato un po’ in
imbarazzo- per prima…scusa non dovevo baciarti senza permesso
Mi metto a ridere- va bene, non mi è dispiaciuto essere
baciata da te
Lui allora si alza e mi ha tirato a se e mi ha baciato di
nuovo- allora non smetterò di baciarti, io sono…io sono innamorato di te Lucy
-Va bene, se sei tu va bene
Lui mi ha cominciato a baciare ogni volta che ne aveva la
possibilità, ero già innamorata di lui, ma non glielo detto. Aveva già la
pessima abitudine di entrare in camera mia per darmi la buona notte, abitiamo
vicini e gli basta poco per arrivare. A scuola nessuno ha fatto parola sulla
nostra relazione, i ragazzi non ne avevano parlato.
***********************
Sorrido- questo è stato il primo nostro bacio.
-Che dolce- le mancano solo gli occhi a cuoricino ed è
perfetta. Torna improvvisamente seria- aspetta, però prima sembrava più che un
bacio
-Ecco…-gioco con una ciocca- gli ho detto che lo amavo…e mi
ha baciato, siamo finiti sul letto e poi sei entrata tu
-Se solo lo avessi saputo non vi avrei interrotto! Stasera
rimediamo!
Mi fa l’occhiolino- come?
-Ci sarà un ballo, ti faremo stupenda, io e le ragazze-
entrano anche le altre
-Spiavate?
-Siamo amiche e ora- si alza e si mette accanto- operazione
cenerentola!
Mi saltano addosso. Aiuto
***********al ballo***********
-Sicure che sia carina?
Mi sorridono, tutte truccate e vestite come se andassero in
discoteca. Entrano prima di me. Io faccio un respiro profondo e mi guardo nel
riflesso dello specchio dell’ingresso. Mini gonna nera, maglietta attillata e
scollata piena di gemme e fronzoli, tutta un gioco di luci, scarpe con il
tacco, tanti braccialetti, un leggero trucco, i capelli fatti a boccoli, beh
carina sono carina, ma Jonathan la penserà così? Entro, ci sono tutti vestiti a
festa, gli dei mancano, festa senza genitori…pericoloso, le ragazze iniziano
subito a provarci con i ragazzi, alcuni sono in gruppetti. Cerco con lo sguardo
Jonathan, ma è lui il primo a vedermi, e con lui gli altri. Le ragazze ridono
compiaciute, era questo ciò che volevano. Scendo le scale e raggiungo le
ragazze che si sono unite vicino a delle rose. Sento gli occhi puntati tutti
addosso a me. Le ragazze ridacchiano.
-Balliamo!
Mi trascinano in pista, Ben mette una canzone cantata da una
ragazza, un ballo di gruppo. Le ragazze iniziano a ballare, dopo le prime mosse
prendo il loro ritmo, ci muoviamo allo stesso ritmo, alcuni ragazzi iniziano a
ballare in pista. Io ne approfitto per indietreggiare e cercare di filarmela.
Una mano mi prende a mia, Jonathan, intanto la musica è cambiata in un tango
che nessuno vuole ballare. Lui mi attira a se. Iniziamo a ballare, fin da
piccoli balliamo insieme.
-Come mai vestita così?
Le nostre voci non le sente nessuno a parte noi- mi hanno
costretta, sto male?
Intanto altre coppie iniziano a provare a ballare, ma noi
abbiamo fatto tango, su costrizione, per un po’, insieme a altre danze.
-Sei bellissima, ma così ti vedono tutti, volevo che fossi
solo mia
-Come se avessi dichiarato ciò che provo ad altri- mi attira
a se e la musica finisce. Parte una delle tante canzoni da ballare in gruppo,
mi porta fuori dalla sala. Ci mettiamo in penombra, dove nessuno ci vede e mi
bacia. Gli metto le braccia intorno al collo.
-Dovremmo rientrare
-Lo so, ma preferisco stare solo con te
Gli do un bacio- domani passiamo tutto il giorno insieme
-Al lago?
-Va bene
Lui sorride, mi bacia e mi riporta dentro. Nina ci trascina
vicino al televisore, ci dà i telecomandi e parte una canzone di coppia di Just
Dance, Timber, una delle nostre preferite. Inizia la sfida. L’abbiamo ballata
così tante volte che ormai la sappiamo a memoria. La notte passa così, poi per
ragioni sconosciute anche a noi, io e Jonathan siamo finiti in camera sua e a
letto insieme.
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