WitchandAngel : Monster Master
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Capitolo finale: La gatta d'argento

Capitolo 6: La gatta d’argento

Amelia si era svegliata con Fulmine acciambellato sulla sedia nella sua stanza. Aveva l’abitudine di guardarla dormire. Amelia si stiracchiò e si alzò con passo felpato. Scese fino alla cucina e cominciò a preparare la colazione. In casa, oltre il suo ragazzo-gatto di fiducia, c’erano anche Jeremy e Tyler, i party vivevano insieme, o almeno così aveva dichiarato lei. I tre ragazzi si svegliarono e scesero in cucina richiamati dal profumo invitante dei cornetti.
-Buongiorno- li salutò lei, erano già vestiti, jeans neri e maglietta, verde per Jeremy e Rossa per Tyler, Fulmine aveva un completo come al solito. Lei invece indossava un paio di jeans bianchi e una canottiera celeste.
L’allarme bloccò tutti. “Attenzione, Divergente rilevato, ripeto Divergente rilevato, dirigersi alla città sospesa”
Corsero fuori e corsero verso la città sospesa.
-Fulmine- Amelia lo richiamò, lui si trasformò in gatto e le saltò in braccio- Jeremy, Tyler, voi andate con Fulmine sulla città e date una mano lì. Io raggiungo i dominatori.
Passò il gatto a Tyler e accelerò.
-Torna viva- urlò Fulmine
********
Tirò fuori la spada, sapeva chi era, se lo sentiva e sapeva che se c’era qualcuno che le poteva tenere testa era lei. I domatori che la videro arrivare si fecero da parte.
-Tornate alla città sospesa e proteggetela da eventuali mostri- disse Amelia con tono sicuro mentre li superava
-Ma…
-Questo è un ordine, sono un livello 90, sono quella con la carica più alta e comando io e poi- strinse la presa sull’elsa- la strega d’argento era mia madre
Nessuno obbiettò e si ritirarono lasciandola sola davanti alla divergente…un divergente non è altro che un mostro di livello 0 che assume il corpo di un dominatore, di solito quella di chi ha ucciso. Amelia si preparò. Vide la divergente avvicinarsi con passo sicuro. I lunghi capelli marroni, gli occhi argento…dannazione sembrava proprio sua madre.
“Non è lei, non lo è”
La donna si fermò- ciao figliola, perché non abbracci la mamma?
“Non è lei, non è lei e non lo sarà mai”
-Non abbraccio i divergenti spiacente
“Non è tua madre, lei non c’è più, Amelia ragiona, non è tua madre, e solo un altro mostro…”
-Ma sono la mamma…
“Quello non è che il mostro che ha ucciso i tuoi genitori…la tua famiglia”
Strinse i denti ora era incavolata, sentì dell’energia strana percorrere le sue braccia, le sue gambe, la sua schiena…l’energia la stava percorrendo i punti in cui anni prima le avevano imposto dei sigilli…
-Non lo sei…
Lei attaccò, il suo braccio era diventato una lama affilatissima, ma Amelia la parò con la sua spada. Erano vicine, il colpo era forte e Amelia dovette indietreggiare di un passo.
“Proprio come quando ero piccola”
-Ucciderò te e tutti i tuoi amici- disse la voce inumana della donna
Amelia perse il controllo e la scaraventò lontano facendola battere contro un muro.
“Resta concentrata…non puoi farti battere così”
Provò ad alzarsi ma una fitta all’addome le fece perdere l’equilibrio. La lama della donna l’aveva trafitta. Lei estrasse la sua lama, intrisa del sangue di Amelia, e sorrise trionfante- un livello 90 è così debole…
Amelia cadde a terra non riusciva a muoversi.
-AMELIA!
Sentiva tutto ovattato.
“Alzati!”
Chiuse gli occhi, non aveva forze
“Ti prego Amelia! Non posso lasciarmi battere da un mostro del genere! Devo salvare i miei amici! Alzati corpo del cavolo!”
Aprì gli occhi. Vedeva offuscato ma capì che il divergente si stava dirigendo verso la città. Poggiò le mani sul cemento e si alzò a fatica. La spada si era rotta…e ora?
“Puoi farcela, posso farcela”
-Dove credi di andare? –la sua voce non tremava, non era affaticata, era normale, non dava segno di cedere e con lei nemmeno gli occhi d’argento che fissavano il divergente con odio- non mi hai ancora ucciso
-Sei ancora in piedi
*******
Quando l’avevano vista cadere a terra il cuore dei ragazzi si era fermato. Era morta? Poi videro il divergente fermarsi e voltarsi verso Amelia. Lei era in piedi, si reggeva a fatica.
-Dove credi di andare? Non mi hai ancora ucciso
La sua voce era determinata a non arrendersi. Fulmine strinse la mano sul cuore. Era in forma umana e osservava la sua protetta impotente. Voleva aiutarla ma sapeva che se l’avesse fatto le sarebbe stato solo di intralcio…la sua spada era rotta…come avrebbe fatto la sua piccola a salvarsi?
*******
Senza più barcollare fece comparire le sue orecchie da gatto e la sua goda, erano biondi come i suoi capelli. Se poteva curare gli altri…perché non poteva curare se stessa? Un’aura d’argento la circondò.
-Impossibile!
La ferita era sparita e Amelia era di nuovo in forze- che c’è mostriciattolo…hai paura di un demone dagl’occhi d’argento?
Sentiva che il colpo aveva incrinato i sigilli che le avevano imposto, era la fine per quel mostro.
Lui si fece spuntare delle ali scheletriche, l’apparenza della strega d’argento sparì, al suo posto spuntò uno scheletro con in mano una falce d’ossa.
-Sei la prima dominatrice che mi costringe a mostrare la mia vera forma
In testa, sul teschio deforme, aveva due corna ricoperte di sangue, probabilmente erano quelle che avevano ferito Amelia. Amelia intanto cercava di rompere i sigilli sfruttando i poteri che la coda e le orecchie le davano. Per farlo aveva chiuso gli occhi e aveva escluso il mondo intero dalla sua mente.
-Addio umana! –l’essere si lanciò all’attacco. Amelia non si mosse. Mancava poco.
Amelia sollevò una mano e fermò la lama con noncuranza- scacco matto.
I sigilli si ruppero. Il mostro saltò indietro mentre un’aura d’argento ricoprì Amelia.
Le code e le orecchie divennero bianche, i vestiti cambiarono. Le scarpe da tennis divennero degli stivali bianchi di pelle, i jeans vennero sostituiti da una minigonna di pelle bianca con delle catene d’argento ai lati, la maglia venne sostituita da un top bianco in pelle, lasciandole scoperta la pancia e le spalle, i capelli divennero completamente bianchi, ai polsi apparirono dei braccialetti bianchi, al collo le apparì un collare con un campanello d’argento, delle ali da drago d’argento le apparirono sulla schiena. Si toccò il campanellino e una falce le apparì in mano.
-Ora proverai la potenza di una dominatrice di livello 100.
****
-Quella versione di Amelia mi piace- commentò Fulmine, senza essersi accorto di averlo detto ad alta voce
-Fulmine ti pare il momento?!- commentò l’anziano, accorgendosi poi che anche il Party, e non solo Fulmine, era partito con chissà quali idee, povera dominatrice, quei tre le avrebbero dato problemi- i giovani d’oggi
*****
Amelia fece ruotare la falce, erano due schegge, nessuno riusciva a vedere cosa stava succedendo. Dopo poco ci fu un’esplosione e tutti furono accecati da un bagliore argenteo. Quando riaprirono gli occhi Amelia era seduta a terra con il fiatone e un mucchio di capsule davanti a lei. Aveva vinto!
*****Qualche giorno dopo*****
A quanto pareva la coda, le orecchie e i capelli erano permanenti, non riusciva più a toglierli, ma le ali era retrattili. Era difronte all’anziano che sorridendo le diede il pacchetto.
-Benvenuta nel livello 110 Amelia, nuovo record Brava.
Fulmine sorrise, ancora non aveva mostrato il suo vero potenziale, sapeva che poteva battere i 10000 forse anche di più, infondo, lei era “La gatta d’argento” no?

Capitolo 5: Gatto o Cervo?

Capitolo 5: Gatto o Cervo?

Amelia lo abbracciò, era passato un secolo per lei, un paio di giorni per lui.
-Mi sei mancato- disse lei.
-Anche tu piccola- la distaccò di poco- sei cresciuta…ho saputo che sei di livello 90, che hai un party di prima classe…sono proprio fiero di te- disse il ragazzo di vent’anni
-No…se non ci fosse stato Fulmine io non avrei potuto fare nulla di tutto ciò- si guardò intorno- dove si trova? Dove è Fulmine? –si alzò e mise una mano vicino al cuore. Dove era finito il suo tutore, si sentì sola, no non poteva averla lasciata.
-L’ho mandato via- disse con un sorriso il ragazzo
Jeremy e Tyler non parlavano ma guardavano malissimo il cervo.
-Tu cosa?!
-L’ho mandato via, non serviva più
-Jeremy, Tyler- i capelli biondi avevano coperto il viso di Amelia- trovate Fulmine
Loro due sorrisero e uscirono dalla casa.
**********
Doveva essere felice, lei aveva di nuovo una famiglia. Camminava con le mani in tasca, stava per piovere, ci sperava, così avrebbe potuto piangere senza che nessuno lo sapesse. Odiava quel cervo…ma che diritto aveva per tenersi Amelia? Il cervo era parte della sua famiglia, credeva che fosse meglio così, che lei stesse con lui, con chi amava, aveva visto le foto di Amelia con il Cervo tranquilla, felice, serena e stupenda…si mise una mano sul cuore, iniziò a piovere e con le gocce di pioggia anche i suoi occhi iniziarono a piangere. Aveva fatto un grave errore…si era innamorato…della sua protetta…non l’aveva nemmeno salutata…non avrebbe retto, avrebbe picchiato il cervo e se la sarebbe tenuta per se, era un gatto infondo, un possessivo gatto, lasciarla andare era la cosa giusta…eppure era anche la cosa più dolorosa che avesse mai dovuto fare, forse sarebbe…sarebbe…no…non poteva fare nulla…doveva solo lasciarsi il passato alle spalle…si sedette su un tronco, si era fermato al parco dove passeggiava con lei, un parco malmesso, con tutte le strutture ricoperte dalle piante, era il LORO posto…avrebbe mai rivisto quei occhi argentei? Quella chioma bionda? Quel sorriso? Avrebbe mai più mangiato i suoi deliziosi piatti? Avrebbe mai più sentito la sua voce? Avrebbe mai più provato il calore della sua pelle quando si acciambellava sul suo collo o quando la bloccava in uno dei suoi abbracci? Avrebbe mai più sentito le sue carezze tra le orecchie? Avrebbe mai più sentito la sua splendida voce cantargli una canzone quando stava male? L’avrebbe più vista ballare? L’avrebbe mai più vista combattere o allenarsi? Aveva visto nei suoi occhi ogni emozione, ogni sentimento…non l’aveva mai vista piangere, era più forte di lui, quando perdeva qualcuno di caro lui piangeva, era debole in questo, lei no, lo accettava. Era impossibile non ammirarla. Era impossibile non amarla. Vide di sfuggita il cercatore volare sulla città. Non l’avrebbero trovato. Sorrise amaramente. L’avevano difeso, nonostante li avesse trattati male, lo avevano difeso, ma lui non aveva lottato…si sarebbe pentito a vita di non averla salutata…lo sapeva. Avrebbe voluto solo avere avuto un segno che aveva sbagliato…che lei lo voleva ancora con lei.
-FULMINE!
Ora sentiva la sua voce? Era impazzito…no…no era davvero la sua voce. Era lì all’entrata del parco, con il fiatone, i capelli e i vestiti bagnati fradici, lo guardava aveva…aveva gli occhi lucidi?
Gli corse in contro. Gli diede uno schiaffo.
-STUPIDO! AVEVI DETTO CHE NON MI AVRESTI MAI ABBANDONATO! STUPIDO! ME LO AVEVI GIURATO! E COSA SCOPRO QUANDO MI SVEGLIO? CHE TE NE SAI ANDATO SENZA NEMMENO LOTTARE PER ME! STUPIDO! NON SEI TU A DECIDERE QUANDO PUOI O NO ALLONTANARTI DA ME! STUPIDO! NESSUNO POTRÀ MAI DECIDERE DI MANDARTI VIA! STUPIDO! SOLO PERCHÉ QUELLO È TORNATO NON VUOL DIRE CHE IO LO VOGLIA COME TUTORE! STUPIDO! SOLO TU PUOI ESSERE IL MIO TUTORE! STUPIDO! STUPIDO! STUPIDO! STUPIDO! –gli urlò contro, era arrabbiatissima.
Stava piangendo. Non l’aveva mai vista piangere. L’abbracciò di impulso lei lo strinse a se, non aveva mai pianto in vita sua, lo aveva scoperto anni prima, non aveva battuto ciglio per la morte dei suoi, non aveva mai pianto…eppure…eppure ora piangeva…piangeva per lui…
-Non lasciarmi- si era calmata- ti prego rimani con me- lo guardava con gli occhi argentei lucidi, era adorabile anche quando piangeva, la adorava in tutto.
-Non me ne vado- la strinse a se- pensavo che tu non mi volessi più, cervo è tornato così…
-Come potrei volere un pervertito come quello? –lo interruppe lei- non mi importa niente di lui, era il tutore di mia madre, nulla più per me. Fra me e lui non c’è nulla, il legame si è rotto quando l’ha lasciata morire…forse non c’era nemmeno prima…
-Amelia?
-Mi basta avere te in torno per avere una famiglia…tu sei tutto ciò di cui ho bisogno…tu e il mio party, nulla più nulla meno…
Si avvicinò a lui, i loro visi a pochi centimetri, il cuore del gatto accelerò il battito.
-E poi…a me piacciono i gatti- lo baciò, annullando la distanza tra i loro volti.
*******
-Vuoi dirgli addio? –le chiese il cervo
-Addio lo dico a te- rispose lei- mi spiace ma non posso permettere a nessuno che non sia Fulmine di essere il mio tutore.
-Perché?
Lei gli aveva sorriso- mi sono innamorata del gatto nero.
-Ho perso vedo- disse amaramente il cervo- se cambierai idea vienimi a trovare
-Non cambierò idea.
-Buona fortuna mia piccola Amelia
-Buona fortuna cervo bianco- aveva risposto lei.
Non era un addio ma solo un arrivederci. Lui sarebbe tornato a trovarla, ma non avrebbe mai preso il posto di Fulmine, non avrebbe preso il posto del gatto nero.
******
Si staccò e lo fissava con i suoi occhi argentati, non piangeva e non sembrava aver mai pianto. Il cielo tornò a essere sereno e a risplendere- andiamo a casa Signor tutore?
Gli tese la mano, lui la prese- sai vero che ora non mi staccherò più da te?
Si erano incamminati insieme, mano nella mano- va bene, infondo io non ti ho mai chiesto altro
Tra gatto e cervo avrebbe sempre vinto il gatto. Lo sapeva lei, ma di certo non glielo avrebbe mai detto esplicitamente.


Capitolo 4: una notte tempestosa

Capitolo 4: Una notte tempestosa

Amelia l’aveva beccato. Gli puntò la spada alla gola e lo guardava con gli occhi argentei pieni di curiosità.
-E tu chi sei? Perché ci guardi da più di un giorno?
Erano passati due giorni dalla nomina di Amelia a livello 90. Lui li seguiva da due giorni esatti. Fulmine lo fulminò con lo sguardo, dalla cerimonia era rimasto quasi sempre in forma umana, Jeremy aveva le mani poggiate sull’impugnatura della sua falce, cambiava arma ogni giorno a seconda dell’umore.
-I-i-i-io s-s-s-sono T-T-Tyler, c-c-cercatore di classe Fenice…v-v-v- Balbettava tantissimo, il volto era scoperto, era un ragazzino come Amelia e come Jeremy, con capelli rossi e occhi celesti.
Amelia rimise la spada a posto e gli sorrise dolcemente accovacciandosi accanto a lui- non ti voglio fare male…non devi essere così nervoso…io sono Amelia, il ragazzo con me è un armiere e si chiama Jeremy e il ragazzo-gatto è il mio tutore, si chiama Fulmine. Non vogliamo farti male. Sei un cercatore giusto? Noi ne cerchiamo uno, vuoi unirti a noi?
-Amelia non penso sia una buona idea! –commentò Jeremy
-Per una volta concordo con testa di secchio-concordò Fulmine
Amelia li ignorò, continuava a sorridere al cercatore- vuoi far parte del mio Party?
Lui arrossì, come si poteva rifiutare una richiesta del genere da una come lei, era impossibile. Annuì piano senza riuscire a distogliere gli occhi in quell’argento puro e infinito. Lei si alzò e gli tese una mano, lui l’afferrò e lei lo tirò su.
-Benvenuto- lo disse sorridendo
-G-grazie- si rimise il cappuccio in testa- non credo che loro due ne siano tanto felici
-Avete problemi? - Amelia li guardò e entrambi sospirarono.
-No problem…non discuto le decisioni di Amelia- risposero in coro i due.
Amelia sorrise raggiante- visto? Non c’è problema. Perché non ti togli questo mantello?
-M-mi v-vergogno…sono più bravo ad agire nell’ombra- si aspettava di essere preso in giro invece non lo fece, gli sorrise comprensiva
-Va bene, puoi tenere il mantello, non importa, ma è un peccato, hai dei bei occhi
Era la prima che lo trattava bene- g-grazie…
Lei tirò fuori la spada- abbiamo compagnia…aspetta cos’è questa potenza…-chiuse gli occhi e una coda da gatto e delle orecchie da gatto bianche le spuntarono, facendo sobbalzare i tre, compreso Fulmine che sapeva che ne era capace- un livello 1?! Non riuscirei a batterlo nemmeno io! Non con tutti quei mostri di livello 3 intorno! Tyler cerca un riparo dobbiamo filare…Jeremy, Fulmine con lui
-Ma…
-Li distrarrò…appena trovate un riparo fate un fischio- detto questo saltò oltre i container, erano al porto, nella zona scarico merci.
-Su fa come ti ha detto- disse Fulmine- quando è nella Ani-mode è più forte, ma anche più testarda…Jeremy puoi andare con lei?
-Ok- Jeremy batté i pugni insieme e un aura dorata lo avvolse, era salito di classe, ora era nella classe oro, un’armatura d’oro lo avvolse, la falce divenne un martello gigante- a dopo- raggiunse Amelia
-Su ragazzo fa come ha detto- Fulmine lo osservava, Amelia aveva un intuito infallibile, lo sapeva, quindi se aveva fiducia in lui c’era un motivo
******
-Jeremy cosa ci fai qui?! –tranciò tredici divoratori, ma perché i divoratori la odiavano così tanto?
-Fulmine mi ha detto di proteggerti! –lui colpiva un mostro dietro l’altro.
-Bell’armatura- lei saltava da un punto all’altro, ne aveva uccisi a centinaia eppure per ogni mostro che uccideva ne apparivano venti. Stava cominciando a essere stanca. Se avesse dovuto guarire qualcuno sarebbe svenuta di certo, non era proprio una bella giornata. Eppure tutto questo le dava un senso di déjà-vu. Aveva visto la stessa scena, attraverso gli occhi della madre, proprio quando lo zio aveva perso l’uso di un occhi a causa di un Morf, una specie di bolla con gli aculei di livello due…era stato orrendo, l’aveva sentita urlare, doveva evitare che succedesse a uno dei suoi, non avrebbe perso più nessuno, costasse ciò che costasse, non avrebbe perso di nuovo la sua famiglia. Sente l’urlo di Jeremy, si era distratta, era successo di nuovo. Jeremy era stato morso e aveva perso i sensi. Non urlò ma liberò parte della sua energia e falciò tutti i mostri nei dintorni, corse da lui e lo sollevò.
-Amelia…
-Non parlare…ora c’è ne andiamo ok? Andrà tutto bene, te lo prometto non ti succederà nulla.
Sentì il fischio, era sfinita ma lo stesso corse con Jeremy accanto a se, lo reggeva per una spalla, il veleno si stava diffondendo. Doveva far presto.
*******
Lui tolse il mantello, aveva un corpo muscoloso, indossava dei jeans neri e una maglietta nera. Fece un salto. Pioveva, aveva iniziato a piovere. Due ali d’oro gli spuntarono sulla schiena e l’occhio destro venne coperto da una specie di lente. Aveva i capelli lunghi e raccolti in una treccia. Guardava a destra e sinistra, non l’avrebbe delusa, era la prima a non commentare il mantello, né i lunghi capelli, né il fatto che gli occhi erano quelli di un Drago. Aveva la sua fiducia…dopo tanto tempo aveva qualcuno che credeva in lui. Una grotta non distante. Si era un ottimo posto.
-Trovato
Fulmine fischiò. Amelia arrivò subito con Jeremy, che si teneva la spalla, era stato ferito, Fulmine prese in braccio Jeremy, Tyler gli mostrò la via, Amelia vide il mantello, lo prese e li seguì. Le orecchie e la coda erano spariti. Giunti nella grotta Jeremy si accasciò a terra.
-Cavolo mi ha morso un divoratore…
-Mi spiace…se non ci avessi messo tanto…-Tyler sentiva di aver fallito
Amelia gli poggiò il mantello tra le mani e gli sorrise- non è colpa tua- si accovacciò vicino a Jeremy- togliti la maglia
Lui obbedì docile, era muscoloso e aveva molte ferite, probabilmente dovuti alle sue stesse lame, era dura evitare che una lama magica fuggisse al controllo e non ti cercasse di uccidere, rivelò un brutto taglio nero da cui fuoriusciva tanto sangue.
Fulmine strinse i pugni, un suo protetto era morto per una ferita simile. Amelia mise le mani sulla ferita, chiuse gli occhi, la coda e le orecchie tornarono, stavolta color argento, una luce d’argento avvolse le sue mani, un leggero vento, o forse un’aura, le sollevarono i capelli facendoglieli ondeggiare, la ferita lentamente cambiò colore, da nera divenne rossa, dovuto al sangue perso, poi sparì anche quello, la ferita si cicatrizzò e poi anche la cicatrice sparì, come se non avesse nemmeno ricevuto il colpo. Era guarito totalmente. Fulmine realizzò solo allora che Amelia l’aveva guarito nello stesso modo anni prima, era sempre una sorpresa, anche dopo che la conosceva da dieci anni riusciva sempre a farlo stupire dalle sue abilità.
-Ora dovrebbe andare tutto bene- si alzò e barcollò per un secondo, si era stancata- Fulmine i mostri sono spariti…
Fulmine l’afferrò prima che cadesse- sei stata brava, ora riposati, a casa ti riporto io.
Jeremy si guardò il braccio, era una ferita mortale, eppure l’aveva guarito- ma come…
Fulmine scosse la testa- la conosco da dieci anni eppure mi stupisce ancora
-Io la conosco da sedici e mi stupisce ancora gatto nero- la voce fece girare tutti.
-Ma tu…
*****Nel sogno di Amelia*****
Una donna dagli occhi d’argento le era difronte, aveva i capelli marroni e un sorriso gentile.
-Mamma…
-Sei cresciuta piccola mia
-Che ci fai qui? –non aveva emozioni nella voce
-Sei svenuta perché hai usato la tua energia al massimo- non era un rimprovero eppure lo sembrava
-Non permetterò a nessuno dei miei di morire
-Anche a costo di morire? –la voce era sarcastica- sei debole
-Sta zitta- fu la risposta secca di Amelia- ho raggiunto il tuo livello a sedici anni! Sono più forte!
-Non intendevo questo- rispose lei con calma
-Allora parla chiaro e tondo strega d’argento
-Sei debole emotivamente, devi deciderti a parlare con Fulmine
-Si può sapere che diavolo te ne frega a te di Fulmine- era arrossita
L’abbracciò- sei più forte di quanto potessi sperare, ho solo paura di non rivederti mai più, voglio vederti battere quel dannato 99, io mi sono fermata al 90 e sono morta prima che potessi superarlo, voglio vederti raggiungere il 100…anzi il 1000 o anche di più, voglio vederti felice, voglio vedere di cosa sei capace, voglio vederti battere tutti, far vedere che non sei una ragazzina. Batti il genere umano e dimostra che sei un demone d’argento- le sorrise- sei più brava di me e c’è la farai.
Sparì. Amelia rimase sola. La scena cambiò si ritrovava davanti la se stessa bambina.
“Su quei binari ho incontrato chi sono stata una volta ma ormai non più
Con gli occhi chiari lei mi fissava era lì davanti a me
"Hey, sei cambiata almeno oppure no"? Quella me del passato mi domandò
"Sono più forte ora che sono qui" ma era solo una bugia
 Senza lacrime o senza parole lei mi ha sorriso un po'.
Non ho mai amato ciò che nel passato io sono stata, ma sai
Prima di sparire, di dimenticarti io chiamerò il tuo nome
In quel mio sogno ho incontrato chi nel futuro lontano diventerò
Con gli stanchi lei mi fissava e stava lì davanti a me
"Hey, sei cambiata almeno oppure no"? Alla me del futuro poi domandai.
"Sono più forte ora che sono qui" ma stava fingendo e lo so.
So che è una bugia, so che non è realtà ti nascondi ma so
Meglio di tutti ciò che domani sarò sono stata e sono
Prima di sparire, di dimenticarti io chiamerò il tuo nome
Senza lacrime o senza parole lei mi ha sorriso un po'.
Non ho mai amato ciò che nel passato io sono stata, ma sai
So che è una bugia, ma non mi importa sai, tu sarai ciò che sei
Proverai a vivere quella vita che vuoi, senza rimorsi mai
Forse in questa città prima o poi tornerò
E ti incontrerò ancora, all'orizzonte...
Su quei binari ora non ci sei più tutto è vuoto, silente così sarà
Mentre quel cielo sarà più chiaro e so che mai più cambierà”
Era sparita sorridendole.
******
Amelia aprì piano gli occhi. Un ragazzo dai lunghi capelli bianchi, gli occhi rosso e le corna di un cervo le sorrideva.
-Da quanto tempo piccola gemma

Lei si tirò su a sedere e sgranò gli occhi, si mise le mani davanti alla bocca e in un sussurro disse- Cervo Bianco

Capitolo 3: Un incontro voluto dal destino

Capitolo 3: Un incontro voluto dal destino

Amelia era all’oscuro del fatto che una persona la stava seguendo. Aveva attirato l’attenzione di qualcuno e quel qualcuno, nonostante ora indossasse un mantello nero e una maschera bianca, era un ragazzo dai capelli rossi e gli occhi celesti, era un cercatore e voleva entrare nel suo Party ma prima aveva deciso di pedinarla un po’. Per i cercatori e gli armieri il modo di calcolarne la bravura era diverso. Per gli armieri c’erano sette classi: legno, pietra, ferro, smeraldo, argento, oro e diamante, il più alto era il diamante. Per i cercatori c’erano altrettante classi: formica, topo, lepre, volpe, falco, aquila, fenice e dragone. I più alti erano Diamante e Dragone, erano difficili da ottenere, raramente c’erano i cercatori di classe più alta della volpe e raramente c’erano armieri di classe più alta del ferro. Jeremy raggiunse Amelia, avevano alcune missioni da compiere, si sapeva che i mostri uscivano principalmente dopo la mezzanotte e quindi loro dovevano affrontarli a quell’ora, il cercatore li seguiva piano, cercando di non farsi sentire. Fulmine era in forma umana e stava appiccicato alla sua dominatrice.
-Jeremy ora che ci penso…tu di che classe sei? –la domanda di Amelia era più che lecita
-Sono Argento- rispose lui
-Niente male- commentò Fulmine
-Comunque congratulazioni per il livello 90 Amelia…sei davvero incredibile
-Grazie Jeremy
-Posso chiedervi come vi siete incontrati? –si decise a domandare Jeremy
Amelia guardò Fulmine- va bene?
-Si diglielo
-Allora meglio sedersi, sarà una lunga storia- Amelia si sedette sui gradini di una scala, Jeremy si sedette a terra lì vicino.
*******Flashback******
Stavo scappando da un mostro, ero in forma umana, circa trent’anni, in mano avevo la penna che usa Amelia per lottare, ero stato ferito alla spalla e alla gamba. Sono caduto vicino alla piazza centrale, la spada lontano da me, nessuno in giro e un mostro che mi avrebbe preso da lì a poco. Stavo già pensando a chi avrebbe preso il mio posto al consiglio dei sette. Poi la vidi. Aveva sei anni, due codini alti e occhi d’argento. Mi si è avvicinata senza paura.
-Sei ferito…
-Vattene da qui…è pericoloso…
Il mostro che mi inseguiva, un divoratore, uscì all’improvviso e puntò Amelia.
-NO!
Lei prese la penna d’’argento, premette il bottone e lo trasformò in un fioretto con un colpo solo affettò il divoratore. Cercai con lo sguardo il segno di armiere, di cercatore o di qualche tutore, ma non c’era, era solo una bambina come le altre. Ritrasformò la spada in penna e la mise in tasca. Si avvicinò e mi accarezzò le orecchie.
-Andrà bene…ti aiuterò io
-Cos…-svenni. Quando mi svegliai ero in un letto ed ero fasciato.
-Buongiorno…come stai?
Era seduta accanto a me. Mi misi a sedere, come diavolo mi aveva portato una bambina al sicuro?
-Ti sei trasformato in un gatto, non ho avuto problemi a trasportarti qui, appena ti ho poggiato sul letto sei tornato umano. Ti ho medicato, le ferite non erano gravi ma hai perso molto sangue.
-Da quanto sono qui?
-Due giorni- mi diede la penna- ti era caduta signor tutore
-Come sai che sono un tutore?
-Solo i tutori si possono trasformare in animali e poi questa è la penna di un tutore, l’arma che sceglie il proprio proprietario- me la mise nelle mani- vado a prenderti qualcosa da mangiare
Sparì lasciandomi a bocca aperta. Controllai le mie ferite, mi aveva guarito completamente, non ci capivo più nulla, ricordavo i tagli profondi eppure non avevo nemmeno un graffio o una cicatrice. Mi alzai, volevo vedere se era davvero una bambina oppure se era una strega. Scesi con passo svelto le scale e mi accostai alla cucina. La vedevo saltare nel tentativo di prendere lo zucchero. Mi venne da ridere.
-Vuoi una mano?
-No- prese la rincorsa poggiò un piede sul muro e si appese allo scaffale, prese lo zucchero e atterrò con delicatezza a terra- sono abituata ad avere le cose fuori portata.
Era strano ma sentivo una specie di legame con lei- dimmi i tuoi genitori?
-Uccisi- lo disse senza emozioni- un divergente li ha divorati a Santa Monica.
Un divergente era un mostro di livello 0, un mostro che nessuno aveva mai battuto, a Santa Monica c’era stata una strage, avevo sentito della morte di una dominatrice, un cercatore, un armiere e un tutore era rimasto gravemente ferito, ma non mi aspettavo che avessero una figlia e di certo non mi aspettavo di essere salvato da lei- io…
-Non preoccuparti…sapevo che sarebbe successo…quando mi hanno detto che andavano a battere il divergente l’avevo capito, sono fiera di essere la figlia della strega d’argento e dell’uomo d’acciaio, di essere la nipote del falco d’oro e l’amica del cervo bianco- erano i soprannomi del party morto nella battaglia- non ho rimpianti, appena ho visto il mostro arrivargli addosso ho capito che non li avrei più rivisti, non ho pianto, sapevo che erano orgogliosi di me e sapevo che erano fieri di morire in battaglia. I miei occhi- si indicò gli occhi d’argento- li ho presi dalla mamma, i capelli da papà, e ho preso anche i poteri da loro. Papà sapeva maneggiare ogni arma, mamma era agilissima e leggera come una piuma, dallo zio ho preso la velocità e il tutore mi ha insegnato a curare, tante volte li ho curati, per questo sono riuscita a curarti, a uccidere quel fantasma e a portarti qui…- mi mise su un piatto una fetta di torta al limone, aveva un aspetto delizioso- mangia, sei a digiuno da giorni no?
Mi sedetti docile, il cervo bianco era uno dei tutori che più rispettavo al mondo e il suo party era noto per la potenza e la precisione, vedere che l’unica cosa che rimaneva del loro Party era una bambina indifesa e sola al mondo mi spinse a chiederle- hai un tutore?
-No, cervo bianco si è ritirato a causa delle sue ferite…come sta?
-Meglio, da quel che so si è messo a dormire per un paio di anni, dice che così si rimetterà per bene e potrà recuperare “la sua gemma”, vallo a capire quel cervo
-Glielo ho già detto di non chiamarmi gemma- si mise a sedere- non mi sono nemmeno presentata io sono Amelia
Un nome che significa forza, coraggio e velocità, perfetto per lei- io sono il tutore Fulmine
-Puoi restare qui signor Fulmine stavi scappando da un mostro più grande di quel divoratore vero? La casa ha le protezioni del cervo bianco, puoi rimanere qui quanto vuoi
-Amelia…che vuoi fare da grande?
Lei si era girata- voglio diventare la migliore dominatrice al mondo, voglio battere il livello 99 e stabilire un nuovo limite, voglio rendere il mio Party e il mio tutore fieri di me, voglio vendicarmi del divergente, per questo mi alleno sempre
****
Ero lì da un po’, la osservavo muoversi con eleganza e agilità, si allenava nella palestra sotto casa. Si muoveva con una grazia che avevo visto solo ai domatori di livello 50. Così decisi di darle lezioni. Ci allenavamo insieme e vidi in lei un talento innato, un potenziale infinito che se ben sfruttato avrebbe dato al mondo la dominatrice più potente di tutta la storia. Così quando stavo meglio glielo chiesi, ero lì da un anno, il consiglio mi voleva di nuovo nella città galleggiante, ma io volevo starle vicino, era sola e anch’io lo ero, ma con lei mi sentivo bene, non ero solo. Così glielo chiesi.
-Amelia, vorresti che io diventi il tuo tutore?
-Si…mi piacerebbe
Due anni dopo era conosciuta come Lampo, poi aggiunsero il nome Demone d’argento, come lei diventava più famosa i soprannomi aumentavano, nessuno l’aveva vista, nessuno sapeva che ero il suo tutore, sapevano che mi ero trovato una protetta ma non sapevano chi era.
*****fine storia*****
-Amelia quindi ti ha salvato la vita...-Jeremy aveva gli occhi lucidi
Anche il cercatore che li spiava.
Amelia accarezzò le orecchie di Fulmine- da allora non si è mai allontanato da me
-E mai lo farò- affermò lui- nemmeno se tornassero in vita i miei protetti passati, non me ne fregherebbe, ora l’unica per me è Amelia

Il cercatore e l’armiere capirono, Fulmine era innamorato di Amelia, per questo le era così legato. Ma di certo loro due non si sarebbero fatti battere da un gatto nero.

Capitolo 2: Nuovo livello per Amelia

Capitolo 2: Nuovo livello per Amelia

Amelia si sedette tranquilla con Fulmine sulle gambe, ormai era abituata ad averlo sempre addosso. Lo sguardo curioso dei tutori, dei dominatori, dei vari Party…di tutti in pratica…le dava ai nervi, ma non dimostrava il fastidio che provava, doveva essere perfettamente in ordine, doveva far fare bella figura al suo Fulmine, che era ancora nella forma felina.
-Tutori venite avanti con il vostro dominatore più forte- la voce era di un signore anziano dalla barba lunghissima e dai lineamenti stanchi.
Amelia si alzò, con Fulmine accoccolato sulle sue spalle, e si mise compostamente davanti all’anziano. Gli altri tutori erano nella loro forma umana, Fulmine spiccava e non poco, ma mai quanto la giovane Amelia.
-Quindi sei tu la ragazza di livello 66, il Demone biondo, Lampo…la famosa bestia dagli occhi d’argento…devo dire che mi aspettava di tutto tranne una ragazza di sedici anni…davvero strabiliante…e scoprire che il leggendario Fulmine era il tuo tutore…wow…alla mia età non ci si stupisce più di nulla…ma voi due mi avete davvero stupito! Ma potrei sapere il motivo per cui Fulmine è nella forma felina?
-Perché le spalle di Amelia sono comode- replicò il non-gatto
-Si trasformi è la regola- disse divertito l’anziano
Fulmine saltò giù dalle spalle di Amelia e atterrò con grazia a terra. Un fascio d’oro lo colpì e al posto del gatto nero apparve un ragazzo alto, dai lunghi capelli neri, una coda e delle orecchie da gatto, occhi d’oro, pelle chiara e vestito in giacca e cravatta.
-Contento?
-Un ragazzo di diciannove anni?! Voi siete una sorpresa dietro l’altra- commentò l’anziano
Fulmine mise un braccio intorno alle spalle di Amelia- ho i miei secoli, però l’aspetto che assumo è quello che della mia protetta, voglio dire che visto che lei è sedicenne, io sono diciannovenne, se lei avesse avuto trent’anni io ne avrei avuti trenta tre e così via…
Era una regola che aveva solo lui, avere tre anni più del proprio protetto, solo per potergli rinfacciare che era più piccolo di lui.
-Capisco…ma si può sapere perché sta scodinzolando? E perché è attaccato alla sua protetta?
-I gatti sono possessivi- rispose lui- e poi mi affeziono raramente ai miei protetti, lei è una delle poche a cui tengo- l’abbracciò da dietro e poggiò il mento sulla sua testa, era molto più alto di lei- allora perché ci avete convocato?
Amelia era impassibile, anche se aveva voglia di ridere e forse anche di strozzare il suo tutore, non dava segno di provare emozioni, cosa che attirava l’attenzione di tutti, di solito i protetti erano iperattivi, soprattutto i dominatori, ma lei era calmissima e composta, ogni tutore invidiò quel gattaccio di Fulmine per la fortuna che aveva avuto ad aver trovato Amelia.
-Dunque…dobbiamo promuovere di livello i vostri dominatori- l’anziano cominciò a chiamare tutore e dominatore. Ci avrebbero messo un po’ prima di arrivare a loro due.
-Fulmine- la voce di Amelia era un sussurro
Lui si abbasso al livello del suo collo- dimmi
-Come mai sei così incollato a me oggi?
-Non voglio che nessun tutore ti rubbi
-Come se mi lasciassi scappare il mio gatto- commentò lei- non ti abbandonerò lo sai.
-Di te mi fido e degli altri che non mi fido- replicò lui
-Possessivo- lo accusò lei
-Sono un gatto che ti aspettavi? –si giustificò lui- cosa ne pensi degli altri tutori e dei dominatori
-Deboli, noiosi, tutti uguali…l’unico interessante qui è l’anziano…e il tutore che mi sta fin troppo vicino ora…sai vero che si faranno strane idee? –rispose lei
-Sai che non mi importa il parere altrui- replicò lui
-Dillo a chi non ti conosce, io non me la bevo questa bugia
-Adoro il fatto che capisci sempre se mento o no
-Bugiardo…
-Antipatica
-Gatto coccolone
-Ragazzina fin troppo seria
-Adulto troppo poco serio
-Mi è venuta voglia di torta al limone- disse lui agitando la coda
-Appena tornati a casa te la faccio- gli promise lei- basta che fai il bravo durante il resto della riunione
-Miao –replicò lui, segno che non prometteva nulla
Lei alzò gli occhi al cielo- sei il solito
-Se voi due avete finito di giocare a moglie e marito…o mamma e figlio…o qualunque sia il vostro rapporto...avremo un premio da dare ad Amelia…quindi se la puoi lasciare andare Fulmine…-iniziò l’anziano, divertito dal comportamento dei due
Fulmine la strinse- mia
Amelia gli accarezzò i capelli neri- fa il bravo
Lui la lasciò e scatto indietro sistemandosi i capelli con le mani- antipatica
Lei sorrise e si avvicinò all’anziano, seguita dal ragazzo-gatto che era pronto a saltarle di nuovo addosso.
-Tu sei una ragazzina sorprendete hai capito come gestire Fulmine- l’anziano conosceva il gatto da secoli e sapeva che ardua cosa fosse controllare l’istinto perverso del tutore, per questo ammirava molto Amelia- allora tu sei al livello 66…
-Si lo è- rispose Fulmine sempre più vicino alla ragazza
-Fulmine saltami addosso e ti taglio la coda- la spada di Amelia, estratta ad una velocità assurda era puntata contro Fulmine che indietreggio e mise il broncio, Amelia rimise la spada a posto- scusi, continui pure
-Durante questi mesi hai dimostrato abilità eccezionali, anche oggi sei stata straordinaria, per questo vogliamo farti di salire di livello- prese una strana macchinetta e la poso sul braccio di Amelia, con un click l’ago penetrò nella carne, anche se era doloroso Amelia non batté ciglio. L’anziano lesse il risultato- secondo questi dati…si direi che vanno bene…si…-scrisse qualcosa e prese una scatolina che diede a Fulmine- Amelia…benvenuta nel livello 90
Tutti strabuzzarono gli occhi, Fulmine mosse la goda sorridendo, era passata da 66 a 90, era proprio straordinaria. Amelia non si scompose- grazie
-Il tuo tutore e il tuo Party dovrebbero essere fieri di te- commentò l’anziano, sapeva che la ragazza non aveva un Party e quale migliore occasione che il giorno della nomina a livello 90?
-Grazie- lei non batté ciglio, si sarebbe trovata da sola un cercatore, avrebbe deciso lei ogni singolo membro del suo Party, voleva solo un cercatore e un armiere, l’armiere c’era, mancava solo il cercatore.
Fulmine le si appiccicò di nuovo addosso, lei ignorandolo tornò al suo posto.
-Sono fiero di te- disse tutto allegro
-Grazie
Lui le diede il pacchetto- attestato di livello 90, medaglia livello 90 che deve sostituire questa- mise un dito sulla medaglia di livello 66 che aveva sulla camicia al livello del cuore- e un regalo per le capsule recuperate
Lei aprì la scatola ed estrasse la medaglia d’oro, lui intanto le aveva tolto la medaglia livello 66 e, prendendo la medaglia dalle sue mani, la sostituì con quella di livello 90. Mise la 66 nella scatola, l’avrebbe aggiunta a quelle a casa, attestato compreso. Si poggiò di nuovo con il mento sopra alla sua testa, erano seduti distanti da tutti- cosa ti hanno regalato?
Lei tirò fuori un portachiavi a forma di lancia- una lancia da combattimento- la mise alla chiave di casa, ne aveva di armi del genere, non solo la penna fioretto. Gli armieri anziani si divertivano a creare quelle armi piccole e letali, beh erano utili.
Fulmine si accoccolò- voglio tornare a casa…
-Va bene, andiamo- mise nella borsa la scatolina
Jeremy li guardò- c’è ne andiamo?
-Si- disse lei- Fulmina odia stare in mezzo alla gente, se vuoi puoi restare
-Va bene allora a dopo
Jeremy si allontanò con altri armieri. L’avevano ufficializzato ad Armiere del Party di Amelia, aveva il diritto di stare lì con loro.
Fulmine stava incollato ad Amelia- torna Gatto se vuoi starmi così appiccicato
Lui non se lo fece ripetere due volte e si ritrasformò in gatto per poi accoccolarsi sulle spalle di Amelia- molto meglio
Lei alzò gli occhi al cielo- sei il solito
Presero l’ascensore, ignari del fatto che Amelia aveva attirato lo sguardo di qualcuno di molto pericoloso.


Capitolo 1: Non chiamarla Ragazzina!

Monster Master

Capitolo 1: Non chiamarla Ragazzina!

L’alba era arrivata fin troppo presto, la ragazza era appena tornata a casa dopo una notte di lavoro, poggiò lo zaino sul tavolino e si coricò sul divano.
-Sei in ritardo- la voce maschile era preoccupata, per quanto cercasse di essere dura, aveva avuto paura che la sua protetta non tornasse più
-Scusami, c’è stato un imprevisto- aveva gli occhi chiusi- nello zaino ci sono cinque capsule piene…io cercherò di dormire, tra quattro ore dovrei andare a scuola- aveva la voce stanca stava per addormentarsi- svegliami tu
-No, oggi a scuola non ci vai, hai bisogno di dormire- aprì con una zampa lo zaino e vide le capsule- ottimo lavoro
-Va bene…lasciami dormire ora- si addormentò sul divano
Il gatto nero le mise una coperta addosso- Buona notte- scese dal divano e prese lo zaino sulla schiena e lo portò in cantina. La sua protetta era eccezionale, così giovane eppure così talentuosa, aveva solo sedici anni, eppure era già abbastanza abile da poter combattere contro dieci divoratori, cosa non da poco visto l’alto livello che questo mostro richiede. Era sempre in pensiero per lei, era sola, non aveva fatto un “Party”, ovvero un team formato da un domatore, un armiere e un cercatore, ma era dura, nessuno voleva avere a che fare con una ragazzina, infatti tutti i domatori come lei iniziano verso i vent’anni, non i quindici, e ogni armiere e cercatore, con un minimo di esperienza o talento, non erano abbastanza intelligenti da capire che lei aveva davvero talento.
Si svegliò verso le dieci di mattina- Fulmine?
Il gatto si sedette con eleganza sul tavolino, era un gatto, molto elegante, magro e con un lunga coda sottile, sembrava uno di quei gatti dell’antico Egitto, sulle orecchie aveva due orecchini d’oro per orecchio, una collana d’oro con un pendente a forma di una spada, aveva dei occhi di color oro. Un gatto perfetto se non fosse che non era un gatto- Buongiorno, dormito bene?
Lei si sedette sul divano, lui le saltò sulle gambe e si lasciò accarezzare la testa tra le orecchie- benissimo grazie, mi spiace di averti lasciato il compito di mettere le capsule a posto
-Non importa è il minimo che possa fare per te, infondo sei la mia protetta, devo aiutarti- la osservava sorridendo, si ricordava come l’aveva incontrata, non pensava che si sarebbe affezionato di nuovo a un umano, non dopo la fine che aveva fatto il suo domatore precedente- la prossima volta vengo con te
-Non se ne parla- si alzò, poggiando il gatto sul divano- non voglio che usi i tuoi poteri, potrebbero rintracciarti. Ti ricordo che sei ricercato dopo lo scherzetto che hai fatto a Megaloid- si diresse verso le scale per farsi una doccia e cambiarsi
-Come se mi spaventasse quel mostriciattolo da strapazzo- la seguì sulle scale per poi sedersi davanti alla porta chiusa- non puoi stare sola, hai bisogno di un “Party” e finché non l’avrai io starò con te
Lei uscì dalla camera, con addosso un paio di jeans e una canottiera bianca, alle spalle teneva l’asciugamano e aveva i lunghi capelli biondi bagnati, lo guardò con i suoi occhi d’argento- no è no, non verrai con me
-Sai mi stupisco sempre di quanto tu sia rapida a lavarti e cambiarti- il gatto le si avvicinò- ma almeno portami con te quando esci…sarò bravo e non ti accorgerai di me
-Ma…-sospirò prendendolo in braccio- va bene, ma dovrai evitare di usare i poteri
-Ci proverò- si mise intorno alle sue spalle e si mise a giocare con una ciocca di capelli umidi- persino i tuoi capelli si asciugano in fretta
-Sei diventato una sciarpa? –rise- smettila mi fai il solletico
Si sentì il campanello- aspettavi altri umani?
-No- scese le scale con calma e aprì la porta- si?
Un ragazzo con capelli marroni e gli occhi verdi le sorrise, aveva circa la sua età, e tantissimi muscoli- ciao
-Tu sei?
-Io sono Jeremy, il tuo nuovo vicino
La ragazza scambiò un’occhiata con il gatto- io sono Amelia e lui è Fulmine
Il gatto guardò malissimo il nuovo vicino e con una zampa chiuse la porta, ma Jeremy fu più veloce e si infilò in casa- so chi sei
-Come scusa? –la mano di Amelia andò velocemente alla spada retrattile che aveva nella tasca dei jeans, normalmente aveva la misura di una penna, ma quando la si usava per combattere diventava un fioretto o una spada dalla lama molto lunga e grossa circa il doppio di lei- non so di cosa stai parlando
Fulmine lo squadrò per bene, sembrava un normale ragazzo, jeans, maglietta verde, scarpe da tennis, poi notò sul braccio destro un simbolo a lui ben noto- miao…
Il ragazzo notò solo allora il gatto- il tutore immagino
-Già…tu sei un membro di una delle tante famiglie di armieri vero? Lo riconosco dal simbolo che hai sul braccio
Amelia guardò il braccio, un scudo con due spade, una delle famiglie più valorose di tutte le famiglie di armieri, che diavolo voleva da lei?
-Vorrei formare un “Party”, sono un armiere abbastanza bravo
-E modesto…-aggiunse Fulmine
-Ma gli altri “Party” cercano un adulto, di un moccioso come me non se ne fanno nulla- disse l’ultima parte con astio, Amelia lo capiva, trattavano così anche lei
-Senti ragazzino non so chi ti credi di essere ma…-iniziò Fulmine ma Amelia lo fermò con una mano
-Puoi mostrarci cosa sai fare? –con delicatezza prese Fulmine e lo poggiò a terra- se ti attaccassi riusciresti a crearti una lama in grado di fermarmi?
-Ovviamente! Mettimi alla prova!
-Amelia…-Fulmine la guardò e poi guardò malissimo il ragazzo- va bene, allora seguimi nella palestra, vedremo se hai anche solo un briciolo di potenziale moccioso
Amelia e Fulmine lo portarono velocemente nella palestra sotterranea. Amelia si stiracchiò- pronto?
-Si
-Iniziate! –Fulmine era seduto sulla panchina, quel tipo non gli piaceva per nulla
Amelia tirò fuori la penna e la trasformò in una lama circa il doppio di lei. Con una velocità impressionante lo attaccò, Jeremy riuscì a bloccarla con una spada altrettanto grande. Con movimenti leggeri e veloci Amelia continuò l’attacco, facendolo indietreggiare a ogni nuovo colpo. Dopo una trentina di quei attacchi, super veloci e con una forza incredibile, Amelia saltò indietro, permettendo a Jeremy di riprendere fiato, lei neanche sembrava affaticata, era incredibile. Con un salto lo attaccò dall’alto, Jeremy mise la sua lama in tempo per bloccare il colpo, le lame lasciavano scintille, ma nessuno dei due indietreggiò. Amelia poi sorrise e con un rapido gesto lo disarmò, si allontanò da lui. Rimise la sua spada a penna e se la rificcò in tasca. Prese la spada del ragazzo e la fece girare rapidamente per poi colpire con forza il muro, lasciando un cratere nel cemento e ferro della parete. Ridiede la lama a Jeremy.
-Allora?
Amelia guardò Fulmine che, con malavoglia, annuì.
-Benvenuto nel “Party” - Amelia riprese Fulmine sulle spalle e quello subito si accoccolò a lei.
-Bene, ma sia chiaro moccioso, fa un passo falso e scoprirai perché mi chiamo Fulmine- lo sguardo del gatto lanciava saette di sfida
-Interessante Gatto- Jeremy non era da meno.
Amelia sollevò gli occhi al cielo e si allontanò verso il salotto- come mai sei voluto entrare nel mio “Party”?
-Perché sapevo che tu avresti capito cosa significava dover lavorare con i mostri a questa età
-E…
-E perché voglio partecipare alla riunione che si terrà domani- ammise Jeremy
-Lo sapevo che c’era un trucco- disse Fulmine, inutile non gli piaceva proprio
Prima che i due potessero litigare di nuovo il campanello suonò- e ora chi è?! Un cercatore che vuole unirsi ad Amelia e sto moccioso?
Amelia aprì la porta, ignorando il gatto e vi trovò una freccia conficcata, la estrasse
-Non è un cercatore ma l’invito al consiglio- Amelia aprì la lettera legata alla freccia e la mostrò a Fulmine.
-Bene, la riunione è stata anticipata- commentò il gatto con voce poco allegra
-A quando? –Amelia si sporse per vedere
-Oggi pomeriggio- il gatto si arrampicò sulle spalle di Amelia- tu devi riposarti un po’ e tu- lanciò un’altra occhiataccia a Jeremy- tornatene a casa e non disturbare fino alle due, prepara le cose che devi portare, tanto sai cosa serve no?
Lui annuì e uscì. Lei si lasciò cadere sul divano
-Qualcosa non va? –Fulmine si era seduto ad osservarla
-Sei uno dei tutori più stimati…ti vedranno insieme ad una ragazzina come me…
-Che diavolo dici?! –Fulmine le saltò sul petto e puntò i suoi occhioni d’oro nei suoi d’argento- sei la mia protetta e non devi temere, non sfigurerai a confronto con gli altri domatori
Lei gli sorrise e gli accarezzò le orecchie- sono sicura che andrà bene, ma dovrai dare molte spiegazioni sul perché ti porti dietro due ragazzini
-Andrà bene- se non fosse stato un gatto sarebbe arrossito- ho deciso che avrei avuto te come protetta e non torno indietro su queste decisioni
Lei lo strinse a se- lo so…
************
Jeremy aveva una sacca da viaggio con se, indossava dei jeans neri, stivali da montagna, una maglia nera con un fucile stampato sopra. Aspettava poggiato a un palazzo, in strada passavano moltissime auto, sui marciapiedi c’erano pochissimi normali, coloro che non potevano vedere i mostri e non avevano poteri di alcun tipo, e alcuni Party che per vari motivi non sarebbero entrati alla riunione.
-Sei qui vedo- Fulmine era acciambellato sulle spalle di Amelia e lo squadrava da testa a piedi- look appropriato, sono stupito
Amelia indossava una minigonna nera di jeans, con delle catene in argento appese ai lati, una canottiera bianca attillata, un giubbotto di pelle nera, un paio di stivali con il tacco neri in pelle, delle calze che arrivavano poco sopra il ginocchio bianche, i capelli erano liberi e in testa aveva un cappello morbido nero, in stile francese, indossava tanti braccialetti d’argento e due pendenti a forma di spada
-Amelia…stai benissimo. Ma le armi?
Lei estrasse da una tasca una penna- la penna ferisce più di una spada

-Su andiamo- Fulmine indicò con la coda la direzione- non preoccupatevi di nulla
Amelia salì con Jeremy nell’ascensore. Salirono fino alle isole sospese nel cielo. Erano isole molto grandi che fluttuavano sulla città, nessuno sapeva come, ed erano collegate tra loro tramite ponti in legno, da queste isole pendevano delle liane e su di esse c’era un vero e proprio villaggio, c’erano alberi e piante molto strani, gli edifici e le costruzioni erano in pietra e legno, forse per non appesantire le isole. C’erano sei isole in tutto, una gigantesca centrale e cinque equidistanti, vista dall’alto formavano un pentagono con un’isola al centro. L’unico modo per raggiungere questo “villaggio volante” sono i cinque ascensori, attivabili solo dai tutori.
-Amelia sei nervosa?
Lei alzò le spalle. Fulmine ghignò, era nella modalità dominatrice, non avrebbe mostrato nessuna emozione nemmeno sotto tortura, tranne se l’avessero chiamata Ragazzina, in quel caso era la fine.
-Sul serio? Wow…sei incredibile…
Amelia scese dall’ascensore con passo sicuro seguita da Jeremy. Gli adulti li fissavano straniti, Jeremy si sentì a disagio ma vedendo Amelia così sicura e calma si rilassò, non erano intrusi, erano come loro, che agli adulti piacesse o meno.
-Mocciosi che ci fate qui?
Un colosso, pelato e con un occhio di vetro si mise davanti ad Amelia. Fulmine saltò sulla spalla di Jeremy- sta a vedere
-Levati, blocchi il passaggio- Amelia aveva lo sguardo seccato e la voce era di un serio che inquietava
-Oh? Levati tu ragazzina- la prese per un polso
Amelia gli afferrò la mano- come mi hai chiamato?
-Ragazzina- rispose Fulmine- ti ha chiamato ragazzina
Amelia strinse la presa- non osare mai più chiamarmi così
-Altrimenti? –non sapeva proprio contro chi si stava mettendo
Amelia gli girò il braccio, lo colpì sotto il collo e lo osservò mentre si stringeva la gola, gli aveva tolto l’aria- altrimenti capirai perché mi chiamano “Lampo”
Quel nome fece girare tutti, Lampo era conosciuto per la sua crudeltà, forza e agilità, tutti si aspettavano un gigante tutto muscoli e niente cervello, non una ragazzina dall’aspetto innocuo. Lo scavalcò senza troppe cerimonie e Jeremy si affrettò a seguirla
-Visto? Amelia non ha rivali! –Fulmine era sempre allegro dopo che la vedeva combattere o anche solo intimorire qualcuno
-Incredibile- si limitò a commentare Jeremy osservando il colosso rialzarsi lentamente e osservarla terrorizzato, chi diavolo era Lampo? Non ne aveva mai sentito parlare
-Lampo è il soprannome che le ho dato io, velocissima, silenziosa e letale, è conosciuta con altri soprannomi, Mangia-demoni, Demone d’agli occhi d’argento, Demone biondo, Morte Bianca…Lampo è quello che le piace di più però- spiegò Fulmine intuendo la domanda del ragazzo- pensavano tutti che fosse un gigante, maschio e cose del genere e invece…
-Beh in effetti non ti aspetti che una come lei sia così pericolosa
Il gatto ghignò- è una delle cose che adoro di lei
Un allarme risuonò per tutte le isole- ATTENZIONE I MOSTRI DELLA ZONA DI CONTENIMENTO SONO EVASI, OGNI DOMATORE DEVE ANDARLI A RECUPERARE. MOSTRI DELLA ZONA NERA EVASI. ZONA ROSSA EVASI. BLU EVASI. VERDE EVASI…
-Jeremy ti affido Fulmine- Amelia guardò l’isola centrale, miliardi di mostri, e lei che pensava di annoiarsi, corse verso il campo di battaglia.
Jeremy raggiunse con Fulmine la zona per tutori e Party. Zona che permetteva di osservare i dominatori lottare.
Amelia si fermò davanti a un’orda di divoratori, delle specie di fantasmi con un appetito per la linfa vitale delle persone, erano uno dei mostri di livello 3, ma i veri pericoli erano quelli di livello 1 o peggio di livello 0, erano mostri instabili e difficilissimi da individuare. Dei domatori erano già a terra, tra questi anche il colosso di prima, e lui era un livello 30. I mostri venivano classificati da 99, che erano i mostri come i Luch, una specie di occhio volante che l’unica cosa che faceva era metterti a disaggio, a quelli di livello 0, mostri come i Lucor, dei giganti senza occhi con stranissimi poteri e, purtroppo, invulnerabili, l’unico punto debole erano gli occhi, o almeno questo diceva il manuale. Per i dominatori era il contrario, il livello minimo era 0 e il massimo era il 99, ma finora nessuno aveva superato il livello 50. Amelia si levò il berretto e la giacca lanciandoli di lato ed estrasse la sua spada, stavolta aveva scelto di usarla nella forma di fioretto. Con un agile scatto e un veloce attacco liberò la prima linea di mostri.
-Levatevi dai piedi siete inutili qui- sorpasso i domatori e si mise difronte a un gruppo di cinque Ecto, giganti nani alti come due uomini di livello 3, forti e furbi, difficili da battere
Si muoveva velocemente, i movimenti erano perfetti, nessuna pecca, nessuno sbaglio, calcolava anche i più piccoli particolari, si librava in aria come una farfalla, con una semplice colpò tagliò di netto tutti e i cinque i mostri. Un secondo prima era davanti a te, un secondo dopo aveva già steso tutti i mostri che c’erano, e in un secondo era dall’altro lato della stanza. Era un lampo. Una saetta di argento. Un demone. Si muoveva con una velocità assurda, non posava quasi piede a terra, la intravedevi sempre a mezz’aria prima che attaccasse qualche mostro, non faceva differenza, che fossero di livello 99 o di livello 3, i mostri di livello superiore al 3 venivano tenuti in un luogo ben lontano, erano troppo pericolosi, li uccideva in un solo colpo e si scagliava subito sul mostro dopo. I poveri mostri non si accorgevano di lei finché lei non li aveva tagliati in due, i domatori erano pietrificati davanti a lei, una ragazzina che teneva testa, da sola, a mostri di livello 3 e che si stava occupando, da SOLA, di tutti i fuggitivi. Dopo un tempo che parve infinito anche gli altri domatori si diedero da fare. Tre ore dopo la battaglia era finita, tutti erano stremati ma Amelia non sembrava nemmeno affaticata. Fulmine la raggiunse e con un salto si accoccolò sulla sua spalla.
-Ottimo lavoro
-Non ho fatto niente- rispose lei rimettendo la lama apposto
Fulmine sghignazzò- di sicuro ora sapranno cosa può fare questa ragazzina di livello 66

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