WitchandAngel

Capitolo 28: It's ok

Capitolo 28: It’s ok

Ace sorrise quando il suo gruppo di amici arrivò a casa- hey
-Allora cos’è tutta questa fretta che… -iniziò uno di loro
-Althea si è sposata- disse Ace
Tutti si bloccarono e un sorriso sadico apparve su uno di loro- oh?
-Chi è il futuro cadavere? –chiese un altro
-Quale succhiasangue ha osato mettere le mani addosso alla nostra principessa?!
Ace sorrise- conoscete la famiglia del sovrano?
-Dei vampiri?
-Dei Lupi- disse Ace
-Si ma che c’entra? –chiese uno di loro buttandosi a sedere sul divano
-Ho incontrato il figlio prima, Althea aveva accennato che l’aveva incontrato all’accademia- disse Ace
-Aaron era il nome no? –chiese uno di loro
-Le ha fatto qualcosa?
-Non avrà preso a lite spero!
Ace scosse la testa- avete mai incontrato il ragazzo?
-Si un paio di volte- disse uno di loro
-Che ne pensate? –chiese Ace
-Beh…senza mettere un giudizio personale direi che sarà un eccelso Alpha in futuro- disse uno di loro
-E senza essere imparziali? –chiese Ace
-Ha un carattere troppo simile al tuo –disse uno di loro- tranne con un ristretto gruppo di amici…beh potremmo dire che è una tua versione più giovane
Ace fece una smorfia- non dire cose del genere
-Beh se ci pensi, entrambi siete due lupi neri con l’unica differenza che tu hai occhi d’oro e lui di smeraldo- disse un altro
-Si ma non voglio pensare che mia figlia si sia sposata con me- disse Ace
Tutti sputarono il loro thè- Cosa?!
Ace sorrise- Aaron è il mate di Althea
-Come diavolo si sono sposati così presto!? –chiese un altro
-Ha perso il controllo durante la prima luna piena a causa di un vampiro di cui avrò la testa a breve- disse Ace
-Quindi hanno affrettato le cose? –chiese un lupo- Althea era ok?
-Sembrava molto tranquilla quando è andata lì quella sera, credo l’avesse calcolato…- disse Ace che sapeva in parte la vera natura della figlia e quando adorasse giocare a fare la marionettista
-Non essere ridicolo! –disse uno di loro- come se quell’angelo potrebbe mai essere una calcolatrice del genere e aver fatto tutto di proposito
-Althea non è così ambiziosa da voler assicurarsi con un matrimonio del genere un posto non solo come sovrana assoluta dei vampiri ma anche dei lupi –concordò un altro- non ne sarebbe capace
Ace sorrise- chissà…
E come sempre nessuno riusciva a capire quanto “l’angelo” avesse giocato e manipolato tutti da quando era nata ad ora.
-Sono a casa! –disse Althea
-Oh Althea- disse Ace- ci sono i ragazzi
Althea entrò nella stanza e sorrise- buongiorno ragazzi. Grazie per essere sempre così gentili con mio padre e venirlo a trovare così spesso
-Oh no, non devi ringraziarci, è un piacere venirlo a trovare- disse uno con un sorriso
Ace sorrise- Aaron?
-Aveva una riunione su come disporre di una lupa- disse Althea
-Come mai? –chiese Ace
-Apparentemente mi ha chiamata puttana e ha accusato di aver ipnotizzato Aaron nel marchiarmi e ha continuato ad insultarmi abbastanza da farlo infuriare…- disse Althea come se nulla fosse
-Nome? –chiese il padre notando come anche gli altri lupi avessero le stesse intenzioni di lui. La lupa aveva vita breve.
-Jessica- disse Althea- pare fosse una ex di Aaron che ha cercato più volte di farsi marchiare…papà state uscendo?
I lupi le sorrisero alzandosi. Ace annuì- abbiamo lavoro tra un po’, perché non chiami alcune delle tue amiche e fate una serata qui?
-Va bene se invito loro senza i loro mate? –chiese Althea
-Lupe? –chiese uno degli amici
Lei annuì- infondo ho un debole per i lupi sembra
I lupi sorrisero- una serata senza il partner non è male tranquilla. Divertitevi e se serve chiamate
Althea sorrise guardandoli uscire quasi di corsa- comincio a pensare che stia diventando troppo facile…vediamo che altro posso fare per mantenere le cose così…
Prese il cellulare e compose un numero tranquillamente- hey Lily? Ti va di fare una serata tra ragazze stasera a casa mia? No sono sola…non credo che invitare Aaron a casa dove mio padre verrà dopo lavoro sia una buona idea…forse ma comunque volevo stare con le mie amiche oggi…vi va? Ok vi aspetto a tra poco.
Chiuse la chiamata e sorrise- si…troppo facile…comincia a essere noioso…
Rispose al telefono- si? Ah Lord…non credo di poter chiedere a mia madre la corona così presto Lord…non sono così preparata e…oh mi lusinga ma davvero non credo di avere il…beh se lo dice lei deve essere vero…va bene se mia madre porterà l’argomento accetterò il ruolo. Grazie mille per la sua gentilezza…
Althea chiuse il telefono- si…noioso



Capitolo 27: He is my father

Capitolo 27: He is my father

Mentirebbe se dicesse che non aveva dubbi su di lui.
Althea aveva parecchi dubbi su Ace prima delle nozze, ma a dirla tutta lui probabilmente non se ne è mai accorto.
Althea era una bambina che poteva raggirare gli adulti anche senza usare i suoi poteri anche se preferiva non farlo.
Era meno divertente usare i poteri quando poteva fare tutto da sola.
Quando finalmente decise di dare al lupo il beneficio del dubbio e di dargli una possibilità fece anche altro.
Ace era un lupo dall’aspetto molto affascinante e, se quello non bastasse, era giovane ma con un enorme potere politico.
Era ovviamente popolare.
Purtroppo non era popolare solo con le cagne presenti tra le sangue di lupo.
Molte puttanelle tra le vampire erano affascinate dall’idea di diventare l’amante di quel potente lupo.
Anche nobili che erano apertamente razziste volevano avere lui come partner.
Il potere era più forte del loro razzismo infondo…
Ace era un Omega anche se era un membro del consiglio e aveva più potere di un Alpha. Ma era comunque un omega il che era orribile per i sangue di lupo.
Ace era un sangue di lupo purosangue, la peggiore specie per un vampiro.
In pratica era semplicemente per interesse e potere che le donne si avvicinavano a lui, certamente alcune di loro volevano solo un giovane uomo dal corpo forgiato dalle mille battaglie e che potesse sodisfarle a livello sessuale.
Era molto patetico dalla loro parte provarci con Ace ed era triste per il lupo ricevere solo attenzioni per cosa era e non per chi era realmente.
Quando Althea lo accettò come nuovo compagno della madre trovò le attenzioni di altre donne molto fastidiose.
Sua madre era la priorità di Althea e ora anche Ace lo era.
Ma come scoraggiare certe puttane era il problema…o forse no.
Althea era fin da bambina un angelo di aspetto, questo portava a diminuire l’allerta anche dei più feroci.
Gli amici di Ace erano particolarmente aggressivi con chiunque in generale e avevano forse anche un peggior carattere di Ace che, dopo essersi ritrovato con moglie e figlia, ha migliorato notevolmente i suoi modi di fare.
-Quindi questa è la tua nuova casa… -disse una volta uno dei suoi amici, tutti grossi armadi di muscoli con più cicatrici che anni e più vittorie che notti di sonno.
-Si- disse Ace- mia moglie è a lavoro ma mia figlia è intorno da qualche parte
-Non è tua figlia Ace- disse un altro armadio di muscoli- non puoi scordarlo
Ace sorrise- però è mia figlia per me e mi chiama papà quindi sono suo padre
-Ti sei addolcito o sbaglio?
-Forse- rise Ace- vado un secondo di là a vedere se hanno finito di preparare il cibo, intanto accomodatevi
-Ohi almeno mostraci…- l’uomo sbuffò- quel lupo è troppo vecchio per essere così energetico
I lupi vennero attirati da un leggero movimento e da una testolina che li spiava, purtroppo per loro Althea era abbastanza veloce da nascondersi subito dietro la colonna e non essere vista per bene.
-Che diavolo…esci fuori- disse uno di loro con tono duro. Erano infastiditi, non avevano sentito la presenza di nessuno e ciò non era mai un buon segno.
Purtroppo avevano ragione.
Althea sbucò timidamente ancora una volta, facendo prendere un colpo a tutti. Althea era un bambola vivente dai lunghi capelli biondo cenere e dai grandi occhi color malva. Tutte le difese vennero abbassate alla sua sola vista. Sembrava leggermente intimorita e la cosa stava facendo salire a tutti la voglia di proteggerla.
-S…siete amici di papà? –chiese timidamente
-S…Si- disse quello che aveva detto ad Ace che lei non era sua figlia- come ti chiami piccola?
-Althea- disse lei usando di proposito il nome scelto da Ace per lei- papà mi chiama Althea
-Oh Althea ecco dov’eri- disse Ace ritornando dai suoi ospiti. Lei subito si nascose dietro lui cosa che stava uccidendo dalla tenerezza gli amici del lupo- non devi temere, non fanno male sono miei amici
-Papà i lupi sono sempre così? –chiese lei guardando il padre con la più assoluta innocenza
-Quelli forti si- disse lui tranquillamente
-Forse l’abbiamo leggermente spaventata- disse a bassa voce uno di loro
-Posso sposare un lupo quando io divento grande papà? –chiese nel modo più adorabile Althea
-Certo ma perché un lupo? –chiese Ace
Althea sorrise nel modo più angelico possibile, dando con le sue parole il colpo di grazia ai lupi- perché papà e i suoi amici sono forti e hanno un bell’aspetto e…sono più interessanti dei vampiri!
-Ace tua figlia è adorabile- disse uno dei lupi. Da quel giorno Althea divenne estremamente ben voluta nel “branco” di amici del padre e di conseguenza da chiunque entrasse in contatto con loro.
Manipolare i nobili e i sangue di lupo divenne così facile che liberarsi delle rotture di scatole che giravano intorno ad Ace divenne un gioco da ragazzi. Letteralmente.
-Cos’è successo Althea? –chiese preoccupato un giorno uno degli amici del padre che era venuto a trovarlo quando lei mise su un faccino triste quando il padre era uscito per una telefonata
-C’è questa donna che…non importa- disse lei
-Questa donna? –la invogliò la moglie di quello a continuare
-Beh…c’è questa sangue di lupo che vuole essere la mistress di mio padre e…e continua a dire brutte cose su me e mamma…e ha anche detto che papà è un “Omega” e che dovrebbe solo sottostare al volere di chi fa parte di un branco e…- lei finse di essere sul punto di piangere e venne subito abbracciata da un’altra delle mogli lì presente
-Oh no, non fare così- disse lei- ci occuperemo noi di lei…
-Sai dirci il nome? –chiese uno dei lupi presenti
-Samantha…ehm…B…Blair? –provò lei fingendo di stare provando a calmarsi
-Ci penseremo noi- sorrise uno degli amici del padre
-D…davvero? –chiese lei guardandolo con i suoi occhioni
-Si piccola, non ti preoccupare
Lei gli sorrise- grazie –dando a tutti un colpo di grazia.
Nemmeno a dirlo, tra i nobili vampiri e i lupi che le gironzolavano intorno per il padre, nessuna delle donne che ci provavano ebbe vita lunga…


Capitolo 26: He needed to be stopped

Capitolo 26: He needed to be stopped

Quando venne fatta la denuncia tutto finì per il padre di Althea.
Niente più sostegno.
Niente più modo di fuggire.
Niente modo di prendere la corona.
Niente potere da usare.
Niente che lo salvasse.
Niente più vita.
Althea non sapeva chi l’avrebbe ucciso…
Sapeva però che sarebbe morto.
Sapeva che non avrebbero punito quell’uomo con qualcosa di più grave che un semplice schiaffo sulle mani.
Sapeva che sarebbe andato alla ghigliottina o peggio.
Non le interessava.
Non le importava che morisse.
Non le importava di rimanere priva di padre.
Non le importava di aver condannato alla morte un uomo.
Se sua madre sarebbe stata felice valeva la pena sporcarsi le mani.
Valeva la pena macchiarsi di patricidio.
Valeva la pena essere la cattiva.
Non fu mai detto chi diede il colpo finale all’uomo.
Althea non seppe della sua morte finché la madre non decise di dirlo.
La verità fu che non ci fu un solo killer.
L’uomo era stato di fronte a molti ufficiali.
Era stato picchiato, torturato, interrogato e umiliato per giorni.
Alexandra era davanti a lui a osservarlo ogni giorno. Ogni ora. Ogni secondo di dolore.
Ogni volta che lui soffriva, urlava e sputava sangue lei sorrideva.
Ogni singola ferita che lui aveva riparava una delle ferite di Alexandra.
Alexandra aveva sofferto per ANNI i soprusi del marito e quella era un dolce e piccola vendetta.
Non le avrebbero ridato gli anni sprecati con lui certo, ma poteva sopravvivere. Poteva andare avanti.
Nessuno seppe chi diede il colpo finale all’uomo.
Nella stanza vi erano solo Ace e Alexandra ed entrambi avevano ottime ragioni per ucciderlo.
Il corpo venne bruciato e le ceneri date alla moglie, quindi Alexandra.
La donna decise di liberarsene nel peggiore dei modi.
Fece trasformare le ceneri in un diamante e durante un viaggio per mare lasciò “accidentalmente” cadere in mare il diamante perdendolo per sempre.
Questo fu la fine del padre di Althea.
Sepolto nel nulla, privo della possibilità di rigenerarsi dalle ceneri e perso per sempre.
A dirla tutta però…nessuno avrebbe sentito la mancanza di quell’uomo.



Capitolo 5: I don't like it




Capitolo 5: I don’t like it

***Qualche ora prima dell’arrivo alla base***
-Siamo tutti qui- disse David
Harley annuì- scusate l’ora ragazzi
-A cosa pensi? –chiese Jackson
Harley sospirò- riguarda ciò che succederà tra qualche ora quando andremo lì
I ragazzi annuirono
-Questo è ciò che predico succederà durante il tempo in cui saremo lì quindi voglio che siate preparati sotto ogni punto di vista. D’accordo?
I ragazzi annuirono
Lei sospirò- secondo ciò che ho trovato nei dati del computer e ciò che ci ha detto James…questo è ciò che è successo secondo loro…e ripeto secondo loro.
***
I nostri genitori sono venuti in questo bunker per un esperimento su un possibile modo per sopravvivere in caso la superficie terrestre fosse inabitabile. Dopo ciò è scoppiata una guerra che ci ha tagliato fuori dal mondo esterno.
Mentre noi eravamo qui sotto, là sopra la guerra tra umani e umani si è scatenata e all’interno di uno dei due gruppi è nata una ribellione a seguito di una seconda guerra nata contro ciò che loro identificano a Robot ma io chiamerei intelligenze artificiali. Ci ritroviamo quindi con tre guerre in contemporanea nel mondo esterno: umani contro umani, ribelli contro umani e IA contro umani di ambedue gruppi.
In un recente atto di “tregua” i ribelli sono riusciti a prendere contatto con vecchi dati e hanno ritrovato il bunker dove speravano di ritrovare dati importanti che potessero salvare la loro vita in guerra e armi create dai mei genitori.
James ha preso iniziativa e si è infiltrato qui sotto e…il resto lo sappiamo.
***
Harley giocò con una ciocca- fino a qui tutto chiaro?
I ragazzi annuirono.
-Strano- notò Jackson
Harley annuì piano.
-Tutto un po’ troppo “casuale” –disse Evelyn
-Ciò che penso io è che ci fosse una guerra incorso quando il bunker è stato aperto la prima volta- disse Harley
-I nostri non hanno parlato di guerra- disse Ivan
-E perché dovrebbero? –chiese Jackson- non ci hanno mai dato informazioni sul mondo esterno come se sapessero e sperassero che noi…
I ragazzi guardarono Harley sotto shock- no…
Harley annuì- ciò che penso io è che NOI siamo l’esperimento. Posso solo speculare sulle cause ma…
-Specula- disse Daphne
Harley annuì- beh…prendiamo un bambino. Se un bambino viene tenuto sempre in una sola stanza e conosce solo l’esistenza di quella stanza lui crederà che esiste solo quella stanza e nient’altro a meno che qualcuno non dica “esiste altro”. Prendendo la stessa argomentazione, crescere ragazzi totalmente ignari dell’esterno li rende…
-Manipolabili- disse subito Alexander
Harley annuì- addestrarli a alti livelli in un ambiente recluso e duro rende ottimi soldati privi di una propria capacità di giudizio se non hanno dati per avere giudizio
-I nostri sono morti prematuramente –disse Alexis- speravano e si aspettavano che noi avremmo vissuto con loro fino ad ora nella bambagia…
-Ma i tuoi non lo hanno fatto, sono stati chi ti ha insegnato tutto –disse David
-I miei erano supervisori- disse Harley- non avevano idea che io sarei nata, non pensavano io sarei esistita e non erano mentalmente pronti all’idea di avermi come esperimento. Credo sia stata una falla della loro intenzione di avere una figlia per anni il mio risultato
-E tu hai dato a noi le informazioni e ci hai aiutato a creare un nostro intelletto- disse Alexander
-Pensate che la connessione fosse stata tolta di proposito? –chiese Daphne
-No- disse Jackson- quello deve essere stato accidentale o non voluto. Sarebbe stato più facile controllarci in caso contrario
Harley annuì- non vorrei dirlo…ma geneticamente parlando voi siete perfetti per essere soldati…è anche un motivo per cui siete così abili negli allenamenti
Ivan annuì- e i nostri non erano coppie prima di venire qui…
-Oh cazzo…- disse David
-C’è di peggio- disse Jackson
Harley lo guardò- intendi il motivo per cui ci vogliono lì?
-Intendo l’attacco di anni fa- disse lui
Lei lo guardò confusa- che intendi?
-Il virus può essere stato un incidente o i tuoi che si sbarazzavano di chi avrebbe provato a togliere di mezzo l’ostacolo per il test…e poi ricordate l’uomo che attaccò tutti i nostri e soprattutto te Harley? –chiese Jackson
-Non penserai che…- iniziò Evelyn
Lui annuì- tu sei il motivo per cui questo esperimento è fallito, volevano toglierti prima che fosse tardi ma non ci sono riusciti grazie a me…ergo…
-In superficie proveranno a toglierla di mezzo- disse Daphne
Harley annuì- beh…questo supporta ciò che penso succederà
-Ovvero? –chiese Alexander
-Prima di tutto cercheranno di giocare sul “siamo la vostra famiglia” e proveranno a separarci. Non importa quanto “disperati” e “reali” sembrano…se avranno vere emozioni sarà per la perdita dei loro cari…non doveva morire nessuno nell’esperimento a mio parere- disse Harley
-Cercheranno di sicuro di manipolarci- ragionò David
Harley annuì- si aspettano ragazzini che sanno difendersi ma sanno zero del mondo esterno
-Proveranno a venderci una storiella strappalacrime per farci commuovere e sottomettere al loro volere- disse Evelyn stringendo i pugni
-Secondo me…proveranno a dividerci di notte- disse Harley
-Di notte? –chiese Jackson
-Non è un mistero che siete tutti sessualmente attivi- disse lei- e da ieri direi che io e Jackson ci aggiungiamo al gruppo
Ivan batté una mano sulla spalla di Jackson- congratulazioni amico
Jackson ruotò gli occhi- continua Harley
-Siamo “coppie” e il loro pensiero sarà…- iniziò Harley
-Che abbiamo fiducia assoluta nel nostro partner- disse Daphne
-Dividendo la coppia romperebbero la fiducia- disse Alexis
-Rendendoci facili da manipolare se siamo mentalmente ed emotivamente vulnerabili- disse Evelyn
-E un modo per farlo… -disse pensandoci Ivan
I ragazzi si inorridirono.
Harley annuì- stuprare le ragazze o farle trovare a letto con altri ragazzi o far trovare i ragazzi con altre ragazze.
-Beh qualcuno morirà se si avvicinano a mio marito- disse Evelyn
Harley sorrise- questa sarà la mia strategia…fingeremo di credere come idioti a ciò che vogliono ma ci mostreremo in grado di pensare e obbietteremo quando vorremo obbiettare. Lasciate a me e Jackson il ruolo di essere antipatici. La sera ci daranno stanze separate…
-Rifiutare sarebbe ovvio- disse Jackson
Harley sorrise- diciamo che non abbiamo un allenamento per entrare di nascosto ovunque per nulla no?
Jackson sorrise- ci nasconderemo nelle camere dei nostri partner
-Con armi in mano- disse Evelyn
-E nel momento in cui becchiamo il primo, perché sono certa cercheranno di farlo a più puntate per non sembrare ovvi –disse Harley con un sorriso
Jackson sorrise- una testa farà kaboom…
-Di fronte a tutti –assicurò Harley- questo cosa dirà?
-Che siamo disposti ad uccidere se si sfiora il nostro partner- disse Daphne
Harley sorrise- inoltre…ho un piccolo piano da attuare nel mentre che possiamo chiamare…piano B…
****
Harley guardò il laboratorio e individuò subito una faccia a lei nota per foto dai genitori.
-Lui è…- iniziò il generale Grey
-Jeff White- disse Harley guardando l’uomo biondo dagli occhi blu di trentotto anni, ex-assistente dei suoi genitori.
Poteva leggere l’uomo come un libro aperto, quello era qualcuno che stava facendo qualcosa che non era felice di fare.
Jeff le sorrise- sono così felice di conoscerti Harley…ero l’assistente dei tuoi…non hai idea di quanto mi dispiacciano queste circostanze…
Harley annuì impassibile e Jackson continuò a giocare con il bastone, indeciso se ammazzare tutti per come stavano fissando Harley fosse o meno una buona idea…era tendente al sì.
Jeff sorrise- lui è mio figlio Leon White
Harley guardò il ragazzo dai capelli platino e occhi rossi e sorrise- piacere di conoscerti “figlio” di Jeff
Il ragazzo annuì cercando di non dar a vedere l’inquietudine che le dava.
-Leon e Jeff potete portarli per la base a fare un giro? Poi mostrate loro dove dormiranno- disse il generale Grey
-Si signore- disse Jeff non molto entusiasta all’idea. Sapeva cosa sarebbe successo e non voleva succedesse.
-Ah giusto per vostra informazione –disse il generale- è proibito dormire in due nella stessa camera, specie maschi e femmine
-Chiaro –disse Harley tranquilla.
***
-Ok ci sistemiamo- disse Harley- potete sparire grazie
-Il generale ci ha detto di restare a…- iniziò un soldato
Ivan batté i pugni insieme- di andare a fare un giro prima che vi spacchi la testa vero?
I soldati corsero via.
I ragazzi si chiusero in camera di Harley e lei tirò fuori un apparecchio che iniziò a emettere un leggero suono.
-Questo darà fastidio alla loro vecchia tecnologia del cavolo- sbuffò lei irritata
-Che pensi? –chiese Jackson
-Una cosa…che almeno che il termine “figlio” indichi ora anche ciò che si crea in laboratorio…quello non è figlio di Jeff White- disse Harley
-Che intendi? –chiese David
-I miei “poteri” –disse Harley- quel ragazzo è un androide segnato con il nome di L3on Wh1t3. Non credo che i soldati qui lo sappiano però.
-Che Jeff faccia il doppiogioco? –chiese Daphne
-Non lo so- ammise Harley- ma stanotte dovremo essere più attenti del solito, armi in mano mi raccomando.
-Non mi piace per nulla questo posto –disse Jackson
Harley annuì- non piace a nessuno fidati


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Capitolo 25: It all went worst

Capitolo 25: It all went worst

Era un orribile periodo per la madre di Althea dopo la nascita della figlia.
Il marito era completamente inutile nella crescita di Althea.
Alexandra si ritrovò a dover governare e crescere una figlia da sola proprio perché suo marito aveva solo intenzione di prenderle il trono e di Althea aveva zero interesse.
Alexandra era sempre stata una donna forte e decisa ma in quel periodo era terrorizzata.
Aveva paura che se lasciava sola Althea lui l’avrebbe ferita o usata come merce di scambio.
Althea di conseguenza crebbe nel pieno modo di governare e nessuno poteva negare la compostezza della bambina che non faceva altro che osservare in silenzio il lavoro della madre.
Althea fu per Alexandra una luce di speranza e una fonte di immensa gioia e orgoglio.
Era spaventata all’inizio sul portare sempre Althea con sé. La portava con sé nelle riunioni quando era in fasce e la portava con sé alle riunioni quando aveva pochi mesi di vita. La bambina si dovette subire interminabili ore di politica, economia e governo senza possibilità di andarsene perché la madre aveva paura a perderla di vista. Nel periodo in cui questo succedeva, nella sala delle riunioni fu aggiunta una culla al fianco della regina e in seguito una sedia dove Althea potesse comodamente seguire i discorsi degli adulti. Non erano permessi colori, matite o giochi poiché sarebbe stato un moto di distrazione per le riunioni, Althea di fatto passava le interminabili ore a leggere, prendere appunti su cosa la madre dicesse o a studiare.
Althea si dimostrò un genio quando a meno di due anni sapeva già seguire la conversazione della madre, leggere e scrivere da sola. La donna vantava la figlia ora come un piccolo prodigio e i membri del consiglio con cui spesso discuteva cominciarono a posare gli occhi su quella che sarebbe diventata la migliore imperatrice della storia a loro dire.
Althea all’età di quattro anni aveva già piene conoscenze di come comportarsi al trono e sapeva già più di tutti gli altri ragazzi della sua età su come governare ed era diventata subito la prima scelta del consiglio. Questo era un forte motivo di orgoglio per Alexandra che sperava che la figlia prendesse da lei.
Purtroppo le cose andarono a peggiorare.
Se la figlia portava vittorie su vittorie e soddisfazioni su soddisfazioni…
Il marito diventava sempre di più un pericolo.
Alexandra era spietata con lui, con le sue amichette e con i suoi assistenti.
Mantenendo un sorriso dolce di fronte, ambedue cercavano un modo di sbarazzarsi del coniuge.
Ben presto ambedue cominciarono a considerare l’opzione di assassinare l’altro.
Il problema però era uno: Althea.
Se per il marito di Alexandra Althea non era che un ostacolo per la corona, per Alexandra Althea era un alibi perfetto.
Problema stava però sul “Posso lasciare mia figlia senza padre?” per la donna.
Certo Althea non aveva mai mostrato interesse nella relazione con il padre ma era pur sempre suo padre.
Per Alexandra, anche se allettante, la proposta di ucciderlo venne mal vista. Non avrebbe coinvolto la figlia in quella che era una loro guerra e non avrebbe fatto soffrire altro alla sua piccola gemma.
Il marito era di altra opinione. Una delle poche volte che Althea restò a casa lo sentì parlare con un uomo al telefono su come si poteva assassinare Alexandra e su chi avrebbe preso la colpa.
La decisione non venne presa quel giorno e non venne mai presa.
Quello fu il giorno in cui Althea chiese a un membro del consiglio dei vampiri una cosa che uccise il padre nel giro di pochi giorni.
-Lord- disse Althea avvicinandosi
-My Lady, mi dica- disse il vampiro sorridendole subito
Althea gli sorrise- mi chiedevo se potrebbe procurarmi il numero del consiglio di pace?
Il vampiro la guardò confuso- e a cosa servirebbe, se posso?
Althea sorrise- penso sia più sicuro per me averlo in caso di necessità…suo figlio sta facendo allenamento per diventare soldato ho sentito…
L’uomo sorrise- si, ha deciso di essere una guardia reale! Sarà dura per…
-Potrei mettere una parola con il generale se vuole- sorrise Althea
L’uomo sorrise con malizia- oh…se lei sarebbe così gentile di accennare la cosa le sarei davvero grato…parlando di numero…- disse poi prendendo un foglio dalla sua valigetta- ho la casualità di averlo sottomano…
-Ma che fortuna- sorrise Althea- sono sicura che suo figlio sarà un eccezionale guardia reale…
L’uomo sorrise- lo spero bene…e ovviamente noi non abbiamo mai parlato vero?
-Oh io non l’ho vista al di fuori della sala riunioni Lord…abbia una meravigliosa giornata- sorrise lei
Lui annuì- a lei mia futura imperatrice
Neanche a dirlo, il figlio di quel Lord venne preso sotto la mano del generale il giorno dopo su consiglio di Althea. Nessuno seppe della conversazione tra Althea e il Lord e nessuno l’avrebbe mai scoperta.
Non era infondo la prima volta che succedeva.



Capitolo 45: I like being with real friends and a real family

Capitolo 45: I like being with real friends and a real family

All’inizio Sapphire non aveva nessuna intenzione di legarsi con i ragazzi.
La sua intenzione era una…vendetta.
Voleva provare ai suoi genitori che lei era superiore a loro.
Non pensava che si sarebbe legata a loro.
Che avrebbe condiviso la sua vita con loro.
Che avrebbe deciso che loro erano la sua famiglia.
Non pensava di avere amici prima della sua morte.
Non pensava che avrebbe avuto qualcuno con cui confidarsi.
Non pensava che si sarebbe innamorata.
Non pensava che si sarebbe sentita a casa.
A essere completamente onesti…non pensava avrebbe mai sposato qualcuno per amore.
La sua intenzione era sposare qualcuno per interesse.
Non voleva certo un uomo ricco…voleva un uomo stupido che potesse manipolare e usare a sua volontà.
Non voleva un uomo con cervello o che l’avrebbe in qualche modo bloccata dal fare ciò che voleva.
Hunter era stata una sorpresa per lei.
Hunter era intelligente e ambizioso ma non avrebbe Mai provato a prendere il potere decisionale di Saph.
Saph era libera con lui. Era libera di fare ciò che voleva e lui l’avrebbe supportata.
Non sapeva avrebbe avuto così tanto amore nella sua vita.
Non pensava avrebbe vissuto una vita felice.
Non pensava si sarebbe innamorata di qualcuno nella squadra…
Ed era così contenta di avere torto.
Avere una famiglia, un amore…un futuro marito…erano cose che…non pensava avrebbe mai avuto.
Amava profondamente la sua vita con loro.
Amava come si sentiva con loro.
Amava loro.
-Saph? –chiamò Hunter- il film sta per iniziare
Saph sorrise uscendo dalla cucina con un carello- ho una sorpresa
Tutti si girarono verso di lei. Logan la guardò- è una torta quella?
Saph annuì- fatta appositamente per noi
I ragazzi guardarono la torta a forma di falce con su una scritta in oro.
“Reapers are companions, friends and a family”
-Oh Saph –disse Chris con un sorriso
Saph sorrise- siete stati più di ciò che io potevo mai sperare e non potrò mai ringraziarvi abbastanza per questo.
Ethan prese un bicchiere di cioccolata liquida- alla famiglia Reapers!
-A noi! –dissero gli altri imitandolo.


Capitolo 4: New Leader




Capitolo 4: New Leader

Jackson si stiracchiò guardando David entrare- prendi il turno?
David annuì- vai a dormire su, domani sarà una lunga giornata secondo Harley
Jackson si allontanò fino alla sua camera e si infilò in doccia senza neanche accendere la luce.
Quando tornò per coricarsi a letto la luce si accese sola e si ritrovò seduta sul letto Harley con un semplice nightgown nero di seta che le faceva risaltare le curve, lui aveva solo un asciugamano avvolto in vita e la ragazza stava minacciando di dare inizio a qualcosa di imbarazzante là sotto vestita così.
-Harley…cosa…ehm…- si schiarì la voce cercando di recuperare contegno- co…cosa ci fai qui? –fallendo miseramente nel farlo.
Harley sorrise- mi avevi invitata no?
Lui la guardò sorpreso- non pensavo mi avresti preso sul serio…
-Non mi vuoi? Posso andarmene- disse lei
-No no! –disse lui- ma…sai vero che non era per…chiacchierare che ti ho invitata?
Lei sorrise alzandosi e avvicinandosi a lui per poi spingerlo sul letto- lo so
Jackson le sorrise- sei sicura che io vado bene?
Lei annuì- sono più che sicura Jackson…
Lui sorrise bloccandola sul materasso e baciandola. Con le mani scese al bordo delle vesti di Harley ed era sicuro che di sonno ne avrebbero avuto poco quella notte.
****
Jackson sorrise accarezzando una dormiente Harley al suo petto. Era finalmente sua. Aveva finalmente la donna che amava solo per sé.
Le diede un bacio sulla testa e la strinse di più- sarai solo mia, non ti lascerò a nessun altro Harley…
La ragazza si accoccolò di più, cosa che lo fece sorridere. Jackson strinse la presa su di lei e con estrema calma finì nel mondo di sogni.
****
Il mondo esterno era qualcosa che i ragazzi non pensavano avrebbero mai visto. Accompagnare quei soldati verso l’uscita, lasciandoli bendati, legati e ancora con le cuffie per sicurezza.
-Siamo sicuri di ciò? –chiese Alexis- cioè è sicuro?
-Siamo preparati in caso di emergenza- le assicurò Harley
-Hai paura? –chiese David
Alexis annuì sospirando- non so cosa troveremo fuori e qui siamo al sicuro
-Per quanto è la domanda- disse Harley
-Che intendi? –chiese Daphne
-Hanno trovato il rifugio. Siamo in guerra. Nessuno dice chi altro poteva trovarlo –disse Jackson
-Sono in guerra- corresse Ivan
Jackson annuì- e noi ovviamente ci aggiungiamo
-Harley? –chiese Evelyn
Harley sospirò- non abbiamo scelta, il rifugio è sicuro certo…ma siamo in pericolo, specie dopo che questi idioti hanno confermato che noi esistiamo.
-Che si fa allora? –chiese Alexander
-Ho messo i robot a difesa del rifugio e altri a preparare ogni risorsa possibile- disse Harley- se ci rendiamo conto che è troppo rischioso spariamo via e troviamo un secondo modo di sopravvivere. Fuori dal rifugio.
I ragazzi annuirono- le armi?
-Ho già messo i robot a lavoro. Abbiamo uno dei veicoli che ho modificato già carico al massimo e stanno caricando gli altri. Siamo in otto con un totale di quattro veicoli che controlleremo noi e quattro che controllerò con i computer- disse Harley
-Quelli grossi come un bus? –chiese David
Harley annuì- quelli
-Ottimo piano boss- disse Evelyn con un sorriso
Harley sorrise- ho già trasferito un laboratorio portatile nei veicoli. In caso potremo sopravvivere senza bisogno di aiuto. Ho anche già hackerato uno dei satelliti. Proverò ad entrare nelle basi di altri punti e in caso trovare un posto calmo dove stabilirci e vivere in santa pace
I ragazzi annuirono. Ivan sorrise- Con Jackson e Harley non corriamo rischi in questi casi, sono iper-coscienziosi e attenti a noi. Se serve una mano ditelo però, non strafate come solito
I due annuirono. Continuando a camminare con i soldati che ogni tanto provavano, invano, a liberarsi.
***
Harley aprì la porta e guardò i ragazzi- mandiamo prima i soldati.
Jackson annuì e tolse le cuffie a James mentre gli altri facevano lo stesso- continuate a camminare finché non ve lo diciamo noi. Se vedo un movimento sospetto vi sparo.
I ragazzi li guardarono avanzare, ancora bendati nella foresta.
-Harley sta vicino a me- disse Jackson stringendo la presa sul bastone mentre Harley sigillava l’entrata segreta della base e attivava i sistemi di difesa- ricordatevi di dar priorità alla nostra sicurezza, se loro muoiono non è affar nostro. Anche se sono membri della nostra “famiglia” di origine non sono parenti nostri. Non abbiamo obblighi con loro. Non abbiamo doveri. L’importante per noi è chi abbiamo accanto, ovvero chi è cresciuto con noi nella base. Il resto non è importante.
I ragazzi annuirono stringendo le armi. Harley sospirò avvicinandosi a Jackson e seguendo i soldati a debita distanza.
Il generale Grey era nel campo a fissare la foresta insieme a dei soldati e qualche ribelle che guardava con speranza la foresta. Il primo che videro fu James Black imbavagliato, con le mani legate e ancora bendato. Il ragazzo camminava piano seguendo i comandi di Jackson che lo osservava da lontano. Dopo di lui uscirono gli altri soldati, anche loro nelle stesse condizioni.
Il generale Grey cercò con la vista i ragazzi ma non li trovò- possiamo liberarli?
-Tutti vostri- disse Harley- mantenete la parola Teddy Bear. Non siamo in vena di farvi saltare in aria il cervello
Il generale annuì- avete la mia parola
-Allora potete buttare di lato le pistole no? –chiese Jackson
-Non ne abbiamo –disse il generale
-Il vostro soldato a destra, capelli rasati e tatuaggio, ha una pistola dietro la schiena –disse Jackson
Il generale si girò di colpo e tirò il ragazzo per un orecchio e gli tirò via la pistola- IDIOTA! Chiunque altro armato. Buttate le armi o la pagherete con me!
Altre armi furono lanciate al suolo.
Il generale Grey guardò male chi aveva le armi- faremo i conti dopo.
-Che controllo dei tuoi uomini –disse Jackson sempre meno felice della situazione
-Mi dispiace- disse il generale Grey- potete uscire?
Jackson annuì ai ragazzi piano, fece segno a Harley di restare più nascosta giusto per sicurezza.
Ivan, David e Alexander furono i primi ad uscire, suscitando alcuni a iniziare a piangere. Li seguirono Evelyn, Alexis e Daphne, suscitando qualche donna a cadere in ginocchio per le lacrime. I ragazzi erano le fotocopie dei genitori infondo.
I ragazzi si misero ai lati facendo uscire Jackson. Il ragazzo suscitò dei soldati abbastanza grandi a fissarlo. Era la fotocopia del padre, cicatrice compresa.
-Quello…è Jack? –chiese un soldato
Jackson ghignò al soldato ma non rispose.
-Dov’è il leader? –chiese il generale Grey
Jackson lo guardò. Harley uscì allo scoperto mettendosi al fianco di Jackson, dando il colpo finale a qualcuno dei presenti.
-ALEXANDRA! –urlò una donna cadendo in ginocchio- la mia Alexandra…
-Sarah non è Alexandra- disse il generale Grey
La donna dai capelli scuri guardò con i suoi occhi chiari il generale- ma…
Il generale guardò i ragazzi- non sono loro…posso chiedervi i nomi
I ragazzi guardarono Harley che annuì.
-Evelyn Roggers- disse la ragazza poggiandosi al suo martello
-Alexander Miller –disse lui tenendo pronte le armi
-Alexis Miller- disse Alexis con le mani vicine alle pistole
-David Williams- disse David giochicchiando con le lame
-Ivan Hills- disse lui stringendo la presa sulla sua pesante arma
-Daphne Stuart –disse lei sfiorando la sua pistola
Jackson ghignò- Jackson Johnson
-Elizabeth Harley Schuyler –disse Harley mentre il vento le muoveva i lunghi capelli, per una volta sciolti.
-Alexandra era sterile! –disse un soldato fissando Harley- non puoi essere le…
Harley non si era nemmeno mossa che il tipo si ritrovò sette pistole contro.
Jackson lo guardò male- posso uccidervi tutti qui e ora e andarmene senza che voi ci facciate nulla. In ginocchio moccioso
-Io…- il ragazzo non ebbe modo di parlare.
Il generale lo forzò in ginocchio- è la figlia di Alexandra. Basta che tu la guardi. E che diavolo ne sai se era o meno sterile?!
Il soldato lo guardò incredulo- ci avrebbe detto se avesse avuto una figlia!
Harley ruotò gli occhi- sapete cosa? Vi potete andare a far fottere. Niente ci vieta di girare i tacchi e lasciarvi morire qui.
Il generale la guardò- perdonalo. Aveva una cotta per tua madre
-Generale! –disse lui beccandosi un colpo dalla nonna della ragazza
-Signorina Schuyler…posso chiederle di aiutarci? –chiese il generale guardandola
Harley guardò i ragazzi che annuirono pianissimo- vedremo. Ma se quel coglione apre bocca lascerò che Jackson prema il grilletto. Siete avvisati. Non abbiamo interesse nell’aiutarvi e per noi siete al pari di nemici. Non abbiamo obblighi e non abbiamo legami con voi. Siamo figli di quelli che avete spedito a morire sottoterra. Non aspettatevi compassione o che vogliamo fare legami con voi. Per ciò che mi riguarda non ho parenti in vita e so che anche gli altri hanno la stessa mia opinione.
In molti tra i ribelli sembrarono prendere male la cosa, molti avevano l’espressione di chi stava perdendo per la seconda volta chi amava. I ragazzi però non erano un rimpiazzo di quella persona. Questo doveva essere chiaro.
-Signorina Schuyler… -disse il generale- vorrei chiederle una mano a comandare i ribelli e a vincere questa guerra…
Jackson si mise al fianco di Harley- vedremo su ciò…per ora sistemeremo questo schifo di esercito che vi siete creati. Non ho mai visto soldati più incompetenti, patetici e mal addestrati. Dovreste vergognarvi di avere tra voi reclute così
I soldati abbassarono lo sguardo.
Il generale annuì- abbiamo te qui per questo Johnson…
-Non faccio miracoli –disse Jackson- se loro sono così idioti non so che farci. Vedremo cosa posso salvare…
Harley guardò il generale- la base operativa. Le vostre difese sono hackerabili come non so cosa. Vanno migliorate al più presto
Lui annuì- vi accompagno
-E se vedo qualcuno portarci poco rispetto… -disse Jackson- lo ammazzo sul posto. Chiaro?
-Cristallino- disse il generale- da questa parte
I ragazzi seguirono il generale, ancora armati. Come pensavano…non provavano alcun tipo di affetto per quelli che una volta erano i parenti e amici dei loro genitori. La priorità restava chi era del rifugio.

The Dragon Emperor

The Dragon Emperor Trama: La sua novel preferita, una in un mondo wuxia, era questa meravigliosa storia di come un normale ragazzo diventava...