WitchandAngel

Capitolo 7: Scared




Capitolo 7: Scared

Quando sono tornato dalla prima delle mie battaglie ci misi mesi per riuscire a dormire senza svegliarmi al minimo rumore e la mia pistola non smise mai di rimanere sotto il cuscino. Mi ricordo il volto di mia madre preoccupato per il mio destino ma che poteva fare? Suo figlio era rimasto leggermente traumatizzato dalla cosa. Non sviluppai PTSD per miracolo pare e non ebbi le stesse reazioni dei miei compagni di squadrone. Per questo forse devo ringraziare la mia fede, mia madre mi ripeteva sempre di pregare gli dei e di rimanere calmo, che in un modo o nell’altro sarei tornato da lei.
Quando tornai con la medaglia gliela mostrai con orgoglio ma lei la gettò sul tavolino senza degnarla di uno sguardo e mi strinse.
“Un pezzo di ferro non vale la vita di mio figlio”
Per lei le medaglie erano inutili accessori così come i gradi e il mio ruolo nella squadra. Dovevo solo tornare a casa vivo, solo questo chiedeva e solo questo desiderava vedere, se portavo un accessorio o meno non le importava, dovevo solo tornare tra le sue braccia.
Quando avevo cinque anni mi appassionai ai racconti eroici più di prima e chiesi a mia madre se poteva comprarmi un peluche a forma di drago visto che era anche il cognome della nostra famiglia. Mia madre lo cercò ma al tempo non ne esistevano di belli quindi ne feci uno con il suo aiuto. Certo non era perfetto ma era un bel draghetto nero con due gemme rosse per occhi e corna grigie, una lunga coda e la parte di sotto era coperta da un tessuto bordeaux e cucita per farla sembrare la parte inferiore di un rettile. Era il mio pupazzo preferito e lo portavo in giro ovunque andassi. Fu mamma a chiedermi se volessi dedicarlo a qualche dio o dea. Mi aveva già insegnato i nomi di ogni dio e dea che esistevano ma qualcosa non mi andava giù.
“Mamma esiste una dea o un dio degli eroi?”
“Degli eroi? Perché lo chiedi?”
“Perché sono sicuro ci sia qualcuno solo per gli eroi! Ci sono dei per i marinai no? Perché non per gli eroi?”
Lei rise “allora dedichiamolo al dio degli eroi!”
“Dea!”
“Perché dea tesoro mio?”
“Perché…perché è come mamma! Perché le donne sono quelle che ricordano sempre tutto e mamma ricorda sempre le azioni che gli eroi dei libri hanno fatto nei libri! Voglio dedicarlo alla dea degli eroi”
Lei sorrise scompigliandomi i capelli “e sia, il nostro draghetto sarà dedicato alla dea degli eroi che come protettore ha un drago e come arma…”
“Libro”
Lei mi guardò confusa “un libro?”
“Un libro dove tutti gli eroi esistenti vengono tenuti e ricordati!”
“Mi pare adatto” rise lei contenta, probabilmente al tempo me la stava solo dando vinta ma…non fu così per me.
Per me gli dei erano tutti solo “dio di” e “dea di” ma la dea degli eroi era diversa. Per me il suo nome era Lisette, una bellissima fanciulla eternamente giovane che aveva un drago sulle spalle e un libro stretto al petto, con un sorriso gentile e rassicurante. Lei fu la dea che immaginai da bambino e a cui mi dedicai in guerra. Mia madre rispettò il mio desiderio e nonostante volesse mettermi sotto il dio della guerra mi mise sotto la dea degli eroi e fu così che tornai a casa, da eroe di guerra. Non importava che succedesse in guerra, vincevo e tornavo a casa con medaglie e titoli. Mia madre alla fine divenne anche una credente della dea degli eroi dopo la dodicesima medaglia vinta e continuò a dire che probabilmente era perché io credevo così tanto nella dea che io ero così tanto protetto. Dissi al mio plotone della dea e alcuni decisero di farsi proteggere anche da lei…nessuno di noi è mai morto in guerra e abbiamo tutti una medaglia almeno.
Non ho mai desiderato una famiglia o sposarmi o avere figli. Mia madre non sembrò curarsene anche se so che voleva nipoti. Mia madre era stata consacrata alla dea del tempo e della giovinezza, per questo è ancora viva…dire che la nostra famiglia è molto antica è dir poco, mamma è una sacerdotessa del tempo in cui i vichinghi ancora esistevano infondo…non che questo sia di dominio pubblico ovviamente.
Fu un caso che trovai la mia adorata Lisette. Fu un caso che lei entrò nella mia vita ma non fui mai infelice della cosa.
Le diedi il nome di Lisette Elyon perché era come avrei chiamato mia figlia se ne avessi avuto una. Le regalai il mio draghetto di peluche quando dormì per la prima volta a casa mia e divenne la mia piccola Ly molto in fretta. Mia madre al tempo non era presente per alcuni problemi nel suo tempio. Quando tornò a trovarmi e vide Lisette si mise a pregare di istinto, disse subito che dovevo tenerla al sicuro, mi disse che vedeva un’aria divina intorno a lei e che la mia era anche diventata più forte di prima. Dopo il primo incontro però mia madre decise che Lisette era la sua adorata nipotina e mandò all’aria l’apparenza di donna severa e rigorosa che aveva sempre.
Per noi Ly è la cosa più importante al mondo, per questo quando non mi chiamò quel giorno entrai subito nel panico. Qualcosa non tornava e quando mia madre controllò come lei stesse con i suoi poteri…l’espressione del viso pallida fu abbastanza per farmi chiamare i miei uomini e partire alla carica.
-Il segnale del suo telefono indica che è dentro boss- dice uno dei miei più vecchi compagni di squadra
-Abbiamo usato gli infrarossi –dice un altro mio compagno di squadra- ci sono molte persone all’interno dell’edificio, la situazione sembra strana generale
Io stringo i pugni- chi osa prendere la mia Ly?!
-Boss guardi, sta cercando di uscire…
-Chi è il tipo che le ha preso il polso è l’ha bloccata?
Io prendo il mio fucile- un cadavere…
****
Lisette sospirò sfiorando una vetrata- voglio tornare nella mia camera di hotel
-Non possiamo lasciarti uscire- disse subito Ray seguendola quando uscì nel giardino- Lisette
Ray la prese per il polso- Lisette è pericoloso, potrebbero cercare di catturarti!
Lei fece una smorfia- mi fai male Ray…
-Lisette rientra- disse lui allentando la presa- è per…
Non finì la frase che venne scaraventato contro un muro, cosa che fece uscire gli altri dalla sala per vedere cosa era successo- che diavolo…- Ares non finì la frase che si ritrovò una dozzina di fucili contro.
Lisette si girò per poi sorridere- Nikolai!
L’uomo dai capelli grigi la strinse piano ma la sua mano non smise di tenere il fucile puntato contro il dio della guerra. Parlando di dio della guerra…perché diavolo Nikolai sembrava un dio della guerra ora? Per di più un dio della guerra incazzato…
Nikolai era un uomo sui due metri di altezza, un armadio di muscoli ambulante, ricoperto di cicatrici di guerra, di cui una passava sopra l’occhio destro e scendeva fino alla guancia dal sopracciglio, cosa che rendeva lo sguardo già duro ancora più spaventoso, specie visto che l’occhio gli funzionava ancora. Il grigio dei capelli sembrava più un pallido nero che un vero grigio di vecchiaia e per qualche motivo non vi era traccia di invecchiamento in lui e gli occhi…quegli occhi chiari erano due lame affilate in quel momento. La mano con cui stringeva Lisette a sé era decisa così come la presa sul fucile che aveva imparato da parecchi anni ad usare con un solo braccio dopo aver subito un colpo al braccio destro durante uno scontro che glielo aveva momentaneamente paralizzato.
-Posso sapere chi è lei? –chiese Ares cercando di calmare l’agitazione nel suo cuore…perché diavolo era spaventato di un umano?
Umano? In quel momento guardarono meglio la persona che avevano davanti e la parola mortale non era adatta. La luce che aveva intorno era di qualcuno che era stato protetto come membro famigliare da un dio per parecchi decenni e la cosa era pericolosa, se un mortale diventava il favorito di un dio o di una dea poteva diventare praticamente immortale o peggio…un cacciatore divino, il che gli dava il potere di uccidere la forma mortale di un dio e di eliminare i semidei come se fossero formiche. Erano parecchio pericolosi, per questo nessun dio osava rischiare dando la completa protezione a un mortale che non fosse già semideo e anche in quel caso non erano così attenti a loro da circondarli con la loro protezione in quel modo.
Una veloce occhiata agli altri armadi ambulanti presenti e poté vedere che il loro livello di protezione era simile a quello dedicato a semidei, chiunque fosse la dea o il dio che li proteggeva era molto legato a loro…il che li rendeva pericolosi in quel momento.
Nikolai guardò Ray tornare al fianco del padre e ghignò- fossi in te non ci penserei nemmeno moccioso, ho ucciso pulci più grosse di te e con più esperienza
Ray impallidì e lasciò andare la presa della sua arma, come era stato beccato?
-Non sopravvivi più di duemila guerre a caso- disse un uomo al fianco di Nikolai- e non ricevi medaglie a valore perdendo tempo a giocare a carte moccioso
-Ora ci spiegate perché la mia Ly era nelle vostre mani? –chiese Nikolai
-Lisette è…- iniziò Ray
-Chi ti ha dato il permesso di usare il primo nome? –chiese Nikolai stringendo gli occhi a fessura
-Ms Drago è nostra amica…- si corresse subito Ray, quel tipo era peggio che suo padre incazzato…
Lisette guardò Nikolai- non sono nemici
Nikolai abbassò gli occhi su di lei e sembrò perdere ogni traccia della rabbia che aveva- no?
Lei scosse la testa- e nonna Eliza non sarebbe contenta se ti vedesse puntare un fucile contro Ares
Lui abbassò il fucile piano- chi cazzo gli dice di toccare mia figlia?
-Non ero nipote? –rise lei divertita
-Dettagli –disse lui guardando male i ragazzi e stringendo per bene Lisette- non hai chiamato
Lei sembrò confusa- ma non sono passate ventiquattro ore…
-Il tempo nell’arena è diverso da qui- si azzardò a dire Atena, quell’uomo la inquietava per qualche motivo e poi capì perché guardandolo con Lisette al fianco, era la sua famiglia, era il tipo di persona che avrebbe scalato l’Olimpo e buttato giù gli dei solo per vedere la figlia sorridere…il che era pericoloso con quella protezione ma poteva capire quel sentimento.
-Arena? –chiese Nikolai
-Si dove Lisette ha combattuto e vinto- disse Ray
Un’aurea nera circondò Nikolai e gli altri soldati, Nikolai sorrise, ma era un sorriso di chi ti voleva morto- oh? E chi ha osato mettere la mia bambina in una arena per combattere esattamente…?
Per qualche motivo…quell’uomo era spaventoso per loro…parecchio spaventoso.
Lisette sorrise a suo agio al fianco di Nikolai- lui è Nikolai Alaric Drago, la persona che mi ha cresciuto
-Piacere…- provò Zeus con un sorriso che si spense quando vide lo sguardo omicida di Nikolai, era meglio la sua Era arrabbiata che quell’uomo…- p…perché non entriamo in casa per parlare con calma…?
Nikolai lo guardò e fece un cenno con la testa per fargli segno di entrare.
-Magari posare le armi…- iniziò Poseidone ma lo sguardo dei soldati lo interruppe- oppure no…sono così belle, decorative…
Per qualche motivo, si presentava come una lunga giornata di fronte a loro quella…





Capitolo 1: Mom

The Son of the devil

Capitolo 1: Mom

Mia madre è sempre stata fantastica lo devo dire. Aveva appena diciassette anni quando rimase incinta di un uomo che neanche ricorda, o almeno così mi ha raccontato. I nonni…non la presero benissimo, anzi, le diedero due possibilità: abortire o andarsene di casa. Scelse la seconda senza nemmeno pensarci due volte. Prese i suoi risparmi per l’università, i soldi che aveva da parte e se ne andò di casa portandosi dietro tutto ciò che le poteva servire. Non ha mai cercato mio padre, o almeno non che io sappia. Trovò rifugio dalla sua migliore amica che viveva in città da sola nel suo appartamento privato. Si stabilì là con lei e con il suo aiuto riuscì a passare i nove mesi di gravidanza abbastanza bene. Mentre mi portava in grembo ha finito il liceo e iniziato l’università, si è laureata in legge con il massimo e molto prima del previsto e nel frattempo mi dava la pappa e mi cambiava, ha sostenuto gli esami con me in braccio pur di non lasciarmi solo, ma non solo questo, lavorava anche mentre curava me e studiava. Dio quella donna è fantastica. Comunque finito tutto, all’età di vent’anni era un’avvocatessa di successo. Con i soldi guadagnati nel giro di pochi mesi prese un appartamento più grande dove potesse crescermi senza “impicciare” la sua amica che per tutto il tempo le ha dato il suo aiuto. Il lavoro non le piaceva e appena mise da parte abbastanza soldi comprò un locale e creò il suo sogno, aprì il suo locale, “Le Rose Noir”, e riuscì a renderlo uno dei locali più frequentati della città. Tra me e il suo lavoro la sua libertà era stata troncata di netto. Perché? Beh…non sono un ragazzo normale…a dieci anni ero già una calamità per i guai e creavo solo problemi a mia madre…e non sono umano. Scoprimmo che ero un demone quando, accidentalmente, ho dato fuoco alla nonna. Mi spiego meglio. Era venuta da noi pretendendo che mamma le lasciasse vedere il nipote, stesso nipote che lei voleva far fuori, e poi che dice? Che la figlia della sua cugina ha bisogno di una trasfusione di sangue e un rene, o una cosa del genere, e che, guarda caso, io o mamma eravamo gli unici che potevano donarli…già…che bastardata eh? Neanche a dirlo mamma era furiosa e la nonna le diede uno schiaffo dandole della “puttana” e altri termini poco carini. Quando mamma si è messa a piangere non ci ho visto, avevo dieci anni e a dieci anni ho ucciso mia nonna dandole fuoco. Mamma mi ha guardato, c’era anche il nonno visto che eravamo a casa loro. Mi ha guardato per un paio di secondi con i suoi meravigliosi occhi argentati e si è sistemata una ciocca dei lunghi capelli biondi dietro l’orecchio confusa. Il nonno ha provato a colpirmi e lei l’ha bloccato. La colpì dicendole “Ha ucciso tua madre e tu lo difendi!? Tu difendi questo mostro?!” e mi ci sentivo un mostro, perché non provavo per nulla rimorso. Mamma gli disse “è mio figlio, non mi interessa ciò che fa, lui resterà per sempre il mio bambino e l’unico errore della mia vita è stato essere figlia di voi due”, il nonno stava per colpirla, ancora, e io ho ripetuto ciò che avevo fatto con la nonna, gli ho dato fuoco. Combustione spontanea. Venne definito così dagli agenti. Mamma e io ne uscimmo puliti perché diedi fuoco alla casa a tre km di distanza da una stazione di servizio…forte eh? Mamma mi riportò a casa e mi coccolò. Era in ansia per me e non sapeva cosa mi stesse succedendo. Così cercò un modo per capire chi fosse mio padre, perché ovviamente era lui la causa. Durante la notte io dormivo con lei, non voleva stessi solo, mi stupì la sua calma e come nonostante tutto mi continuasse ad amare. Fu allora che vidi mio padre per la prima volta. Scesi in cucina mentre mamma dormiva e Lucifer, sì il demonio in persona, mi apparve davanti, un uomo che chiamare tentazione era dire poco, capelli nero pece e occhi ghiacciati, come me del resto tranne che io ho i capelli biondi di mamma, che mi sorrise. Dopo essersi presentato mi è cominciato ad apparire ogni sabato notte verso la mezzanotte. Mamma non credo l’abbia mai vista in quel periodo. Crescendo la mia indole a tentare la gente si è mostrata e spesso mamma mi ha tirato fuori dai guai, ma mai mi ha rinfacciato qualcosa. Mamma è la migliore mi mette sempre al primo posto e mi ha sempre dato tutto ciò che le chiedevo. So che i demoni amano raramente, infatti io amo una sola donna in vita mia, mia mamma.
-Dai Aaron vieni con noi alla festa di Halloween- mi dice…ehm…oddio…come si chiama la bionda finta? Non mi ricordo, le umane sono tutte uguali per me e sono poco più che una scopata
-Ti potremo…mostrare le nostre doti- e anche questa brunetta non so chi cazzo sia…comunque potrei farmene otto in contemporanea o di fila e non sarei soddisfatto al massimo, il bello di essere demoni. Come demone sono affetto da solo due peccati, superbia, perché andiamo, sono figo, potente e sono il figlio di Lucifer, chi non mi vuole? E lussurioso, stessi peccati di papà che, a suo dire “Tua madre è stata l’unica a riuscire a soddisfarmi, da sola e quella era la sua prima volta”, prima e ultima visto che io spavento via ogni uomo che ci prova con lei. Le dissi di papà la sera dopo averlo rivisto…non disse nulla, mi chiese solo una cosa, di non lasciarla sola e mai l’avrei fatto. Non le ho mai mentito, mai, perché so bene che qualsiasi cosa faccia non mi odierà mai e dirle la verità la fa felice, “preferisco che tu mi ferisca con la verità che proteggermi con una bugia” me lo ha sempre detto e non le ho mai mentito. Di fatto mi crede sempre, anche quando tutti sono contro di me, cosa rara visto che ho imparato a ipnotizzare la gente, mi difende sempre. Ho diciotto anni ormai e diciamolo, ho fatto molte cazzate ma non farei mai nulla per ferirla, mai.
-Dai Aaron, le signore ti reclamano alla festa- ride Jack, capelli rossi e occhi neri, mio migliore amico da…anni? Sa che sono un demone, perché anche lui lo è ed è anche la mia guardia del corpo nel mondo umano.
-No ragazzi, no- dico io mentre loro continuano a rompermi le palle. Halloween per me è sacro
-Dai Aaron –chiede l’altro mio migliore amico demone, Logan, capelli neri e occhi neri, loro due lo sanno benissimo perché ma ogni anno tentano di tentarmi…invano
-No- dico secco io e tutti si zittiscono, dio la squadra di cheerleaders mi sta sempre appiccicata, essere popolari fa schifo…se vuoi privacy- è il compleanno di mia madre. È nata a mezzanotte precisa. Non ho intenzione di passare Halloween lontano da lei, è il minimo che posso fare per lei
-Awww- dicono le ragazze in coro.
Ho solo una donna nella mia vita a cui tengo e quella è mamma e niente mi può mettere lontano da lei. Molte, troppe, umane avrebbero portato il figlio in chiesa e l’avrebbero esorcizzato, un angelo avrebbe convertito il figlio e tanti saluti poteri demoniaci, lei non l’ha fatto perché “sei mio figlio, non un mostro, non un errore da correggere, sei mio figlio e sei perfetto così come sei”. Ok lo ammetto, mamma è causa del mio super-ego visto che mi ha sempre spronato a mostrarmi per ciò che sono…dio se amo quella donna
-Andiamo ragazzi- dico a Jack e Logan mentre ci allontaniamo dalla scuola.
-Tua mamma eh? –ride Jack- sei un po’ ossessionato principino
-Hey non osare- gli dice Logan- quella donna ha partorito il figlio di Lucifer eppure ha ancora l’anima bianchissima ed è una bellissima donna…
-Non farti venire strane idee ho ti uccido Logan- gli dico io- e si mamma è in assoluto la più sexy. Insomma dimostra ventidue anni e non sembra nemmeno aver dato alla luce un figlio. È perfetta l’ho sempre detto…e quel coglione di Michael la sta corteggiando
-Aspe il pennuto?! Il fratello di tuo padre?!- chiede Jack
-Già- dico io- e papà non lo sa ancora...
-Ancora? –chiedono i due
-Ho un piano per Halloween…far tornare mamma e papà insieme. Andiamo lo sanno tutti che mamma è l’unica donna che ama…infondo non ammazzerebbe ogni suo pretendente se non fosse così…io li spavento lui li ammazza…
-Verissimo…ok ti lasciamo qui, se hai bisogno chiama.
-A dopo ragazzi- dico entrando a casa- amore sono a casa!
La sento ridere- ciao tesoro- mi raggiunge e mi dà un bacio sulla guancia, per farlo deve alzarsi sulle punte ed è adorabile come cosa. Le prendo un lungo boccolo biondo e mi ci metto a giocare come facevo da piccolo- come è andata a scuola?
-Bene, ho saltato- dico io ammettendo di non esserci andato
-Aaron- dice guardandomi- spero tu e i ragazzi vi siate divertiti almeno- mi sorride dirigendosi in cucina, la inseguo
-Si, sai mi hanno invitato a uno dei party che fanno di solito a Halloween
Mi sorride sincera- vai pure, mi raccomando niente nipotini prima del matrimonio
-No problem. Esco con la mia ragazza preferita quella sera e non faremo nulla- dico io
-Chi? Non mi ricordavo fossi fidanzato- dice mentre posa un vassoio di fumanti biscotti al cioccolato
L’abbraccio da dietro, è molto alta mamma, però mi arriva lo stesso alla spalla, infondo sono quasi sui due metri io- si chiama Angelica, fa gli anni quella sera ed è l’unica donna della mia vita
-Tesoro, se è per il mio compleanno non preoccuparti e esci con i tuoi amici ok? –dice lei
Scuoto la testa- e perdermi l’occasione di uscire con te? Mai! –prendo un biscotto- ahi brucia…
Lei ride- in frigo ci sono i dolcetti al cioccolato che ti piacciono tanto e la torta al cacao e fragola e sul tavolo a raffreddare, attento a non bruciarti.
-Ti amo lo sai? –dico baciandola sulla guancia, la gola è uno dei miei peccati e il bello è che non ingrasso…ma la gola me la aumenta lei come peccato, dico io mi fa i miei dolci preferiti…ed è brava a farli…e vi aspettate che non sviluppi qualche peccato? Mi ricordo che ha preso la cosa di farli per farmi sorridere, non ho mai messo il broncio, me li fa sempre e lo fa con amore, cosa che per noi demoni è strano ricevere. Di fatto sia io che i miei amici demoni ne andiamo ghiotti di ciò che cucina e a lei non importa se invito demoni a casa, solo niente ragazze da botta e via, questa è più una mia regola che sua, non voglio che mi veda come un dongiovanni, non lo sono…non troppo almeno. Tornando al fattore demoni…suonano al campanello le mie guardie
-Oh Jack Logan, prego entrate- li accoglie sorridendo mamma
-Buongiorno signora come sta? –chiede educato Jack, cosa strana? Tutti la rispettano a mamma e non perché è mia madre e sanno che li ammazzo se fanno o dicono qualcosa di storto o perché è la donna di Lucifer, anche se è stata una relazione di una notte è diventata la sua donna…se solo papà superasse il cavolo di blocco che ha sono sicuro che lei sarebbe felicissima di sposarlo…e so che papà la vuole come moglie…comunque la rispettano perché lei, ben conscia di chi frequento e chi ha davanti, non trema o prova ribrezzo, ci accetta ed è una cosa che non succede mai con le mortali, specie se così pure
-Bene ragazzi, entrate su- dice sorridendo- ho appena sfornato dei biscotti se volete favorire
Sorrido a vedere i miei amici afferrarne un paio- signora lei è la migliore!
-Grazie Logan- ride mamma- ok io vado a lavoro. State attenti a ciò che fate. Se ti serve qualcosa chiamami ok tesoro? –mi dice dandomi un bacio sulla guancia
-Si mamma. Non stancarti troppo- dico guardandola uscire
-Tua madre l’adoro- dice Jack- è una donna fantastica e non credo di averla mai vista incazzata o anche solo irritata
-Idem- dice Logan
-Ora che ci penso…neanche io- dico io
-Chissà come si sono conosciuti lei e tuo padre- mormora Jack
-Papà ha detto che l’ha vista in biblioteca- dico io
-Lucifer? In biblioteca? –chiede per poi scoppiare a ridere Logan
-Si era nascosto da una demone rompiballe che poi ha ucciso- spiego io- dice che l’ha vista studiare da sola è gli è preso un colpo. Ci ha provato con i suoi modi gentili e lei l’ha mandato a quel paese. Poi l’ha beccata a una festa e nove mesi dopo sono nato io
-Come diavolo ha fatto a portarla a letto se lo odiava? –chiede Jack
-Qualcuno aveva drogato mamma forse? –provo io, stringo i pugni- ok se qualcuno ha drogato mamma lo ammazzo.
-Però…- inizia Logan
-Cosa? –chiedo io
-Tua madre non sembra cambiata molto- mormora lui guardando una foto di lei con la sua migliore amica, Jessica una bionda con occhi scuri. Nella foto aveva scoperto da poco di essere incinta e si era trasferita da lei
-Si. Anche prima di rimanere incinta era così- dico io- è sempre stata bellissima
-Andiamo a spiarla? –propone Jack- Michael farà una mossa no?
Lo guardo- e noi gli roviniamo la festa ovvio
*****
Angelica aveva aperto il negozio da poco ma era già pieno. Non le dispiaceva lavorare e vedere i clienti così allegri era bello. Le sue due cameriere, Marianne e Sasha, due gemelle con capelli e occhi castani, stavano facendo al solito una corsa contro il tempo per servire tutti, intanto che la barista Donna, capelli neri e occhi scuri, di origine africana, stava servendo un drink dietro l’altro a chi era al bancone del bar.
-Angelica buongiorno- le sorrise entrando un biondo dagli occhi azzurri. Michael approfittava di ogni occasione per mostrarsi di fronte alla giovane donna che nei suoi occhi era a un passo da diventare un angelo. La sua anima era così pura che luccicava e nonostante la lunga esposizione a demoni e ad aver dato alla luce il figlio di Lucifer, la sua anima non era mai cambiata di colore.
La donna gli sorrise angelicamente come sempre- Michael, buongiorno anche a te
L’angelo si sedette al suo solito tavolo e guardò la donna parlare con altri clienti con un sorriso sulle labbra. Strinse piano la presa sul mazzo di rose bianche che aveva comprato per la donna ma si sbagliava se pensava di avere possibilità. Angelica poteva fare tempo per tutto volendo, era stata una sua scelta di non sposarsi o avere un uomo nella sua vita oltre suo figlio. A dirla tutta era felice single e con un figlio, non aveva necessità di un marito o di un partner e non aveva desideri per una relazione, senza contare che il semplice fatto che lui volesse rendere suo figlio un angelo la infuriava, nessuno doveva toccarle il suo bambino.
Sorrise piano continuando il suo lavoro e lasciando a Sasha il compito di servirlo, non gli aveva mai dato una possibilità e non avrebbe mai dato una possibilità a quell’uomo. Suo figlio era un demone, gli angeli non avrebbero mai accettato la cosa e l’avrebbero sempre provato a far convertire. Ciò era inaccettabile per i suoi gusti e per quel motivo, nessun angelo sarebbe mai stato suo marito e lei non avrebbe mai avuto una relazione con un angelo. Se il figlio fosse stato un angelo, avrebbe evitato i demoni. Per lei la priorità era il suo bambino e niente al mondo avrebbe mai cambiato la cosa.



Phantosia: Discover a New World

Phantosia: discover a new world

Trama:
Phantosia è il miglior gioco online ad utilizzare l'ultimissima tecnologia della realtà virtuale che permette a tutti di giocare mentre il corpo fisico dorme. Il miglior giocatore, o uno dei migliori, Diamond Night, è solitario e privo di una gilda con cui giocare insieme. Questo solitario cavaliere viene preso d'occhio da una gilda con a capo un ottimo giocatore che in real-life è considerato un teppista. Dopo mesi di gioco online insieme arriva il momento di conoscersi, ma Diamond non è esattamente chi lui credeva fosse...

Lista dei capitoli:

My Wife

My Wife
Trama:

In un mondo in cui gli uomini hanno più mogli e le mogli nascondono amanti dietro di sé, un matrimonio viene programmato tra l'ultima figlia di un re, con la fama cattiva a causa delle sorelle maggiori che continuano a far fuori i loro mariti, e l'imperatore che ha la fama di essere il più crudele e spietato essere in terra. Con il desiderio di conquistare il mondo e una strana collaborazione tra i due...cosa succederà quando qualcuno inizierà a mettere loro i bastoni tra le ruote?


Lista dei capitoli:
Capitolo 8: She...wasn’t normal

Capitolo 22: Phantosia

Capitolo 22: Phantosia

-Il matrimonio del secolo come è stato chiamato quello tra…
La tv venne spenta
-Hey- disse Lucifer girandosi
-Vuoi guardarti di nuovo il video delle nostre nozze? –chiese Seraphine sedendosi sul bracciolo della poltrona
-Perché non posso? –chiese Lucifer
-Perché il matrimonio è avvenuto solo sette mesi fa- rise lei divertita- e stai spendendo ogni secondo del tuo tempo libero e rivederti il video
Lui le sorrise tirandola a sedere sulle sue gambe- che posso farci? Vedere mia moglie indossare uno dei trecento vestiti che le ho fatto per le nozze è stato emozionante…
Lucifer si era di fatto rifiutato di lasciarle indossare qualsiasi tipo di abito fatto da altri stilisti, per quel motivo realizzò parecchi prototipi di abito e lasciò a lei la scelta. Era tentato di vedere il vestito venir realizzato e vederlo sulla sua amata ma venne gentilmente, non proprio gentilmente, buttato fuori dalle sarte.
Il risultato gli tolse però il fiato. Il lungo vestito a sirena ricoperto di pizzo la rese una dea in terra e per una volta non fu una sfilata quella che l’aveva messa in un suo vestito da sposa. Per una volta era il loro matrimonio il motivo.
Lei gli sorrise dandogli un bacio- basta guardare il video, inizio a ricordare tutto a memoria se continui così…
Lui sorrise sfiorandole il ventre- come stai?
-Ha preso dal padre questo è poco ma sicuro –disse lei con un sorriso.
Avevano scoperto che lei era incinta un paio di settimane dopo il matrimonio. Seraphine era al settimo cielo, anche se le dispiaceva dover prendere meno lavoro del solito ma avere un figlio o una figlia era qualcosa che lei desiderava da parecchio quindi non le pesava moltissimo…Lucifer era…complicato. Era entusiasta che lei gli avrebbe dato un bambino, era scontento che non avrebbe potuto partecipare in alcuni tipi di sfilata e si sarebbe dovuta prendere una pausa a un certo punto.
Decisero di non dirlo al pubblico per scaramanzia e perché nessuno dei due aveva voglia di avere il naso di altri nella faccenda figli.
Per quel motivo Seraphine continuò a lavorare come se nulla fosse e anche Lucifer, solo l’ammonto di lavoro era diminuito, cosa che fece pensare a tutti che lei si volesse ritirare o che volessero stare più tempo insieme.
La sfilata che rivelò il segreto fu tenuta al terzo mese di gravidanza di Seraphine, una particolare sfilata con vestiti per mamme, neo-mamme e per donne incinta, che lasciò abbastanza confuso il pubblico e modelli che parteciparono alla cosa finché a fine sfilata i due non annunciarono di essere in dolce attesa.
Lasciate a Lucifer fare un’intera sfilata per dire che avrà un bebè…
I fan appena ebbero la notizia iniziarono a festeggiare.
Dopo aver partorito Seraphine ritornò in un paio di giorni nella sua normale figura, problema fu che però non poteva indossare a prescindere metà del suo guardaroba, il bebè le aveva aumentato la taglia di seno, cosa che lei non gradiva ma suo marito adorava. Fu anche molto felice di farle un bel po’ di vestiti e le nuove misure gli diedero parecchi piaceri…
Chi nacque fu Ciel Damon Nightmare, un bellissimo bambino dagli occhi oro e capelli platino. All’inizio la coppia lo voleva tenere fuori dai riflettori e dargli la più normale delle infanzie possibili, per quanto fosse possibile con la madre che era prima in classifica delle supermodelle e uno stilista parecchio famoso. Ciel aveva vinto la lotteria della genetica e della vita, genitori ricchi e amorevoli, un cervello parecchio intelligente e un aspetto perfetto…se non usciva narcisista erano fortunati…purtroppo aveva preso però l’hobby di manipolare chiunque gli capitasse intorno. Anche se avevano provato a tenerlo fuori dai riflettori, non avevano calcolato che il diretto interessato avrebbe richiesto di partecipare a questa vita né che avesse ereditato il talento materno nello sfilare.
In molti temevano la modella Seraphine Nightmare, ex Diamond.
In molti temevano lo stilista Lucifer Nightmare.
Quando Ciel entrò nel mondo della moda però tutti capirono che il loro incubo era appena iniziato. Nemmeno a dirlo, il bambino prese posto come primo classificato nella categoria dei supermodelli maschi dopo appena un anno di tempo e aveva tutte le intenzioni di rimanere primo classificato. Purtroppo per altri modelli…il bambino non avrebbe perso la posizione e si divertiva a tenere tutti sotto di sé, inoltre con un padre stilista e una madre modella come poteva mancargli il talento in quel campo? E di certo non gli dispiaceva tenere alto il nome della Nightmare…e per quanto riguardava Phantosia, divenne un demone dai capelli bianchi, pelle grigiastra e occhi oro di nome “Damon King” e anche lì divenne l’incubo di tutti…con estremo orgoglio da parte di un certo stilista…
~The End~


Capitolo 22: My Wife

Capitolo 22: My Wife

Qualche mese dopo la battaglia Derek venne ucciso e Sky messa al rogo. Le loro condizioni non erano per nulla rassicuranti, Derek era ancora combattivo ma Sky era diventata priva di risposte, al punto che non rispondeva nemmeno a stimoli come fame o sete.
Il drago aveva provato a ritornare nella sua tana ma una certa strega aveva minacciato di fargliela crollare addosso se si rintanava di nuovo sottoterra. Alexander decise di convertire una vecchia villa in rovina vicino al castello e ristrutturarla come tana per il drago, cosa che sembrò apprezzare parecchio.
Juliette diede alla luce una bambina dai capelli neri e occhi verdi. Thomas si era innamorato della figlia al punto che Juliette era gelosa delle attenzioni che dava alla bambina, purtroppo per Thomas, Juliette era la preferita della piccola Marienne. Scoprirono i poteri quando a tre anni diede fuoco al capanno degli attrezzi del giardino perché il padre non voleva comprarle una bambola con capelli rossi come la sua zia preferita…nemmeno a dirlo, il caratterino della bambina era dolce…se non stava cercando di darti fuoco perché lo trovava divertente…
Lorraine ebbe un bambino dai capelli biondi e occhi blu. Jeremy adorava il figlio e trovò in lui un sostegno e un modo per tenere calma la moglie nei rari momenti di ira che aveva, era divertente giocarci insieme ma il piccolo Luise preferiva Alexander come istruttore e la sua zia preferita era Faith. Scoprirono dei suoi poteri quando rovesciò in testa al padre due litri di acqua con la magia, il padre non apprezzò la doccia fredda ma non poté che ridere della cosa…si assicurò di non importunare la moglie di fronte al figlio per un paio di mesi però…
Per quanto riguarda Faith…lei diede alla luce parecchi figli. Durante il parto erano tutti pronti per un massimo di due figli, quando un terzo spuntò dal nulla altri dottori vennero chiamati e le sorelle erano entrate in modalità guerra per mantenere le cose in ordine. Alexander che aspettava fuori dalla stanza sbiancò all’arrivo di altri dottori e iniziò a temere il peggio, sua moglie morire nel corso del parto era qualcosa che non voleva. I gemelli erano sempre difficili da dare alla luce, come poteva rischiare la sua amata?
Per sua fortuna, non fu quello il problema…i sei gemelli nati però furono un fulmine a ciel sereno. Faith era esausta dopo il parto ma era in salute e fuori rischio. Ebbero tre figli maschi e tre figlie femmine in ordine: Aaron, con capelli neri e occhi rossi; Felicia, capelli rossi e occhi rossi; Fallon, capelli neri e occhi grigi; Amelie, capelli neri e occhi grigi; Michelle, capelli rossi e occhi rossi; ed Einar, capelli rossi e occhi grigi. I due figli maggiori, Aaron e Fallon, erano una copia del padre, Felicia, Amelie e Michelle somigliavano moltissimo alla madre ma fu Einar che vinse per aspetto più simile a lei. Einar era il minore di tutti e fu quello che ebbe problemi di crescita a causa delle circostanze del parto, fu un miracolo che uscisse vivo secondo i medici. Si riprese molto in fretta però e fu il primo a mostrare segni di aver ereditato la magia della madre, i gemelli lo seguirono poco dopo ma fu lui il più maturo dei sei in quel senso. Nemmeno a dirlo, Einar divenne il cocco della famiglia e coccolato da tutti, fratelli e sorelle maggiori compresi. I cinque maggiori presero molto dal padre e il loro hobby divenne seguirlo in guerra…Einar preferì rimanere sempre al fianco della madre e sviluppò un piacere nel spendere tempo con lei leggendo libri o lavorando nel giardino, il risultato fu anche che fu il migliore nell’imparare le arti magiche della madre.
Il rapporto con il drago dei figli fu molto stretto, al punto che dal momento della loro nascita tutti portarono una piccola voglia a forma di drago in una parte del corpo, segno del contratto con lui.
Quando i ragazzi iniziarono a seguire il padre in guerra, nonostante le proteste della madre per la loro giovane età di dodici anni, Einar scelse di restare a casa con la madre.
Einar non era mai il migliore dei figli come salute, non era forte come i fratelli maggiori e per ciò era impensabile per lui rischiare di diventare un peso durante la battaglia e ad essere sinceri, non gli piaceva molto l’idea di combattere con spada in mano, era molto pigro dopotutto.
Ai cinque anni dei figli, Juliette scoprì di essere incinta di nuovo e Lorraine trascinò il marito a letto finché anche lei non si ritrovò ad aspettare un bambino. Faith e Alexander non volevano provare ad avere altri figli, sei era più di quanto molti sovrani avevano avuto con parecchie concubine…ciò non impedì la nascita di altri due figli quando i gemelli ebbero cinque anni però.
Alexander si coricò nel letto e tirò la moglie in un abbraccio. Erano sposati da ciò che gli pareva una vita e allo stesso tempo troppo poco. Le aveva chiesto di sposarlo e aveva fatto la migliore scelta del mondo quel giorno. Faith era una moglie amorevole, un po’ timida ma non troppo, un’eccelsa madre e imperatrice, era perfetta nei suoi occhi. La magia che usava era sempre meravigliosa ed era così bella quando insegnava ai bambini formule e incantesimi.
Lei sorrise baciandolo piano- che cosa ti frulla in testa?
Lui sorrise tirandola più vicina- tu
-Io? –chiese lei divertita
Lui annuì baciandola- sono felice di averti sposata…
-Siamo in due
Lui sorrise baciandola piano e tirandola sempre più vicino finché non la spinse sotto di sé e iniziò a torturarla come quasi ogni notte di baci.
Quella era la loro vita, quella era sua moglie…e non poteva immaginare una vita migliore di quella.
~The End~

Capitolo 6: I need a hero




Capitolo 6: I need a hero

*Anni prima*
-Lisette- disse Nikolai con un sorriso- questo è per te
Lisette guardò la scatola nera e la aprì piano trovando dentro una collana con una spada celtica dall’aspetto molto antico ma in buone condizioni- nonno è bellissima…dove l’hai trovata?
-In un negozio di antiquariato, mi è caduta addosso…letteralmente- rise lui- ero nel reparto con le armi decorative e la scatolina mi è caduta in testa, pareva perfetta come souvenir…
Lei sorrise stringendolo in un abbraccio- è bellissima, grazie…me la puoi mettere?
Lui annuì mettendole la collana con il pendente a forma di spada- ti sta bene
Lisette sorrise sfiorandolo- non lo toglierò promesso…queste rune sono simili al libro
-Dici? –chiese l’uomo guardandola- si forse hai ragione…potrebbe essere stata raccolta da quel tempio ed è finita in qualche modo in mano a un negozietto di antiquariato…è strano però, non ero nemmeno nello stesso continente…oh beh, deve essere destinato per te allora
Lisette sorrise felice- grazie
***
Lisette strinse la spada, cercando di calmarsi. Era sul podio…perché?
Chiuse gli occhi mentre sentiva Ade urlare cose a caso.
“Lisette, quando ti trovi in una situazione di difficoltà e non hai qualcuno che ti possa aiutare devi fare una cosa prima di tutto: mantenere la calma”
Prese fiato e riaprì gli occhi mentre la voce di Nikolai le parlava nella testa.
“Rifletti su cosa sta succedendo. Come sei finita in quella situazione?”
Posto sbagliato al momento sbagliato.
“Puoi uscirne da sola?”
Non poteva
“Qualcuno può aiutarti?”
Gli dei non avevano energia per combattere quindi…no
“Adesso analizza la situazione. Quale sarebbe il peggiore risultato e quale il migliore?”
Peggiore, la sostanza controlla tutti gli dei liberi. Migliore, Ade viene salvato.
“Come raggiungi il risultato migliore?”
Vincendo la partita.
“Hai un gran cervello tesoro, puoi reagire in secondi a ciò che soldati addestrati non riescono. Devi solo mantenere la calma finché non sei salva e dopo vieni da me e puoi crollare emotivamente. Sarò sempre al tuo fianco piccola”
Riaprì gli occhi notando che non erano passati nemmeno dieci secondi visto che Ade stava ancora finendo la frase.
Era una partita di carte quella…
-Lisette! –urlò Ray- come diavolo sei finita lì?!
-E io dovrei avere la risposta per ciò? –chiese Lisette guardandolo mantenendo la calma
Ares notò la cosa e si avvicinò allo spalto- ragazza ascolta, devi mantenere…
-La calma –disse lei- lo so. Sono cresciuta in una famiglia militare, so gestire le mie emozioni…come si combatte?
Ares annuì- non so perché sei in questa situazione ma…ok. Lisette giusto?
Lei annuì
-Ti serve un oggetto per…- iniziò Ares
-Non si bara- disse Ade
-Oh sta zitto te! –disse Zeus mandandolo a quel paese- giuro sei più insopportabile sotto controllo che quando sei te stesso! Non avrei mai pensato ciò!
Ares li ignorò- hai un oggetto che hai sempre con te?
Lisette ci mise un secondo ad aprire la borsa e tirare fuori il libro ancora avvolto nel panno ma poi la sua mano si fermò sul pendente- si
-Bene…l’oggetto dovrebbe darti l’abilità di evocare un deck di carte da gioco, in esse appariranno i tuoi figli semi-dei, mostri e oggetti collegati a te oltre…- iniziò Ares
-Ti pare che possa aver avuto figli? –chiese Era guardandolo incredula- quanti anni hai Lisette?
-Che io sappia…dovrei essere intorno ai diciotto anni- disse lei
-Intorno? –chiese Atena
-È…complicato- disse Lisette- ma se sono qui significa che posso evocare eroi?
-Giocatori- corresse Ray
-Si puoi –disse Atena- devi solo pensare a un deck nelle tue mani e sul leggio davanti a te potrai posizionare le carte, il deck e potrai controllare i livelli di gioco…rilassati e mantieniti con la testa sulle spalle e…
-Sei di una famiglia militare no? –chiese Ares- i tuoi avranno fatto un paio di finte guerre per giochi di strategia
Poseidone sospirò- non tutti sono te Ares, alcuni attualmente non portano i figli in guerra per…
-Sono cresciuta al fianco di un eroe di guerra- disse Lisette- quando ero più piccola mi teneva con sé alla base militare e ne facevamo alcuni…
Ares guardò Poseidone con un ghigno vittorioso che fece girare gli occhi al dio- bene…pensa a questo come un gioco. Nessuno morirà tranquilla
Lei annuì sfiorando il panno nero ricamato di oro e togliendo il libro da esso, rimettendo il panno nella borsa e poggiando quest’ultima ai suoi piedi. Sperò che Ade, o chi per lui visto che era sotto controllo, non spedisse vento contro di lei, stava indossando infondo una gonna bianca e una felpa larga grigia, non era a rischio ma…meglio evitare no?
-Eroe di guerra…- rise Ade- oh ne conosco di eroi…inutili pezzi di carne
Lisette strinse la presa spada- come se qualcuno come te che deve controllare qualcun altro per sopravvivere può capire…
-Oh capisco invece, gli dei sono destinati a governare e gli umani? Sono solo pezzi di una scacchiera! A che servono gli eroi?
-A salvare vite, a cambiare il mondo in meglio, a mantenere il mondo un posto sicuro… -iniziò Lisette
-Sicuro? Salvare? Sai cosa fa un eroe di guerra? Sai in quanti uccide?
Era chiaro che volesse irritarla e purtroppo ci stava riuscendo, Nikolai era la cosa più importante per Lisette- sta zitto…
Ade rise- e chi era questo patetico eroe di guerra? Perché non si fa uccidere e basta? Farebbe un favore a tutti e…
-Non sei abbastanza intelligente per capire –disse Lisette
Ade ringhiò e una raffica di vento la investì, forzandola a mettere le braccia davanti al proprio volto per difendersi. Il capello era ancora sulla sua testa ma per puro miracolo- COME OSI PARLARMI MORTALE?! COME OSI INSULTARMI!? DISTRUGGERE QUESTI TUOI INUTILI, PATETICI, IDIOTI DI EROI NON MI DISPIACE PER NULLA! PREPARATI A…
-STA ZITTO! –urlò Lisette rimuovendo le braccia dal suo viso e stringendo la spada che aveva al suo petto. Il capello venne spazzato via e i lunghi capelli si liberarono dai legacci e ondeggiavano dietro di lei. Gli occhiali fecero velocemente la stessa fine ma lei era troppo infuriata per curarsene e non erano nemmeno veri quindi…- come osi tu insultare qualcosa che chiaramente non capisci!? Chi cazzo ti ha messo sul quel trono?! Sta tranquillo che ti tirerò giù io a calci!
Lisette era sempre stata timida. Odiava le discussioni. Odiava litigare. Odiava alzare la voce. Era di natura pacifica ma questo non voleva dire che era impossibile farla infuriare. Era detto che una persona che non era mai arrabbiata era più pericolosa che una che si arrabbiava facilmente, perché chi non si arrabbiava mai era imprevedibile. Le uniche volte che si era arrabbiata davvero erano sempre finite con soldati addestrati terrorizzati dal rispondere.
“Non è mai sbagliato combattere per ciò in cui si crede. Non devi chiedere scusa perché ti sei arrabbiata con motivo e se hai agito per il bene di qualcun altro. Difendere gli altri non sarà mai sbagliato piccola mia”.
La catenina della collana sparì nel nulla e la spada prima piccola come una mano era ora diventata un vero e proprio pugnale. Fu istinto quello che la guidò nel far ruotare il pugnale e conficcarlo nel libro. Una luce di oro si sprigionò dal libro e il pugnale ruotò quasi fosse una chiave prima di infilarsi nel dorso del libro e lasciare che questo si aprisse di fronte a Lisette. Il libro era aperto e fluttuava davanti a Lisette cosa che lasciò tutti, lei compresa, confusi e senza parole. Ma non era momento di pensare a cosa stava succedendo per lei.
Voleva solo sbarazzarsi di chiunque stesse insultando i suoi eroi.
Mosse una mano sul libro e il mazzo apparve nelle pagine. Guardò chi poteva evocare e sorrise riconoscendo ogni singolo personaggio nelle pagine che continuavano a muoversi.
Poteva evocare fino a cinque personaggi per turno. Scelse le cinque calte con un movimento fluido dopo aver guardato chi aveva davanti come avversari. I cinque mostri avversari erano un leone, due minotauri e due sirene.
-Chi evocherai? –chiese ridendo l’avversario
Lisette posizionò le carte e cinque porte apparvero nella sua zona. Pescò altre carte dal libro per supporto e si preparò per la battaglia. Aveva visto come combattere nelle partite degli altri, era fortunata ad essere qualcuno che imparava velocemente.
L’avversario mosse la mano facendo muovere le carte in una nuova formazione- pronta a venir distrutta?
Lisette non rispose e riconsiderò un secondo la posizione delle carte ma…no avrebbe funzionato perfettamente così.
-Pronta- disse lei
-Svela i tuoi sacrifici- rise lui
Lei sorrise mentre le porte si aprirono piano- penso li riconoscerai…
Il primo ad emergere fu un soldato con una pelle di leone e una lunga spada in mano.
-Eracle? –chiese Zeus riconoscendo subito il figlio
-Oh cazzo…- mormorò Poseidone notando che da un’altra porta era uscito…- Ulisse manco da morto me lo levo di torno!?
-Quello è Teseo… -mormorò Atena notando il terzo eroe uscito
-Achille- riconobbe subito Ares il quarto eroe apparto
-Quello…è Icaro? –chiese Atena notando le ali sul ragazzo.
-Come può evocare morti? –chiese Ray- non può Ade che è il sovrano di quel regno!
Nessuno seppe rispondere a ciò ma era una certezza. Quelli erano i veri eroi.
La creatura in Ade non parve però riconoscerli e mandò il leone all’attacco
Lisette mosse la mano subito- Eracle dovrai ripetere una delle tue fatiche temo
L’eroe sorrise preparando la sua arma- volevo giusto una nuova pelliccia.
Lisette usò una carta ridandogli l’arma che usò contro il famoso leone.
Eracle sorrise stringendo la presa sulla clava e colpì la testa del leone come un battitore di baseball. E iniziò a combattere contro il leone infernale.
Lisette mosse la mano e Icaro prese il volo e con arco e frecce si preparò come supporto. Achille preparò la sua spada e scelse di andare contro uno dei due minotauri, Lisette mosse la mano e i calzari vennero sostituiti da stivali militari rinforzati
-Evitiamo che la storia si ripeta…- mormorò osservando la mossa dell’avversario e rispondendo subito.
Teseo venne mandato subito contro l’altro minotauro mentre Ulisse si preparò per le due sirene, con aiuto di un Icaro pronto come supporto. In mano ad Ulisse apparve l’arco che usò per sbarazzarsi dei Proci dalla propria dimora quando tornò a casa e dire che le frecce erano perforanti era dir poco.
L’avversario ringhiò e evocò una carta speciale, creando un labirinto nel campo di battaglia. Era chiaro che l’entità potesse evocare qualsiasi tipo di mostro o oggetto problematico, pareva mancargli conoscenza di essere perché…
-Davvero vuoi usare contro me il labirinto quando ho chi l’ha costruito e chi l’ha distrutto al mio fianco?
L’arma di Icaro cambiò con degli esplosivi che fecero crollare i punti principali del labirinto e aiutarono a sbarazzarsi delle due sirene nel mentre. Il leone venne eliminato da una combinazione delle frecce di Ulisse e la clava di Eracle. Il minotauro contro Achille ebbe vita breve e venne velocemente decapitato dalla sua spada. L’eroe si preparò ad aiutare il ragazzino che era Teseo ma a sorpresa dei più esperti, Teseo lo eliminò con facilità usando l’ascia del minotauro contro di lui.
-Cosa? Perché sono giovane non vuol dire che non mi merito il titolo di eroe eh –disse lui con un ghigno.
Lisette guardò i cadaveri sparire e gli eroi venir illuminati da una luce dorata così come lei stessa. L’avversario urlò e il fumo nero sparì e Ade crollò sul pavimento in ginocchio- finalmente…
Lisette guardò i propri eroi e sorrise- grazie
I cinque le sorrisero sparendo velocemente nelle carte e ritornando nel libro che si chiuse di nuovo. La collana ritornò al suo collo e delle dimensioni di prima. In un secondo l’arena sparì e tutti tornarono nel tempio abbandonato di prima ma…non era più così abbandonato…le condizioni sembravano essere migliorate e di molto…
Lisette si ritrovò poggiata contro l’altare e si sbrigò a scendere da lì. Gli occhiali erano di nuovo al loro posto così come il capello e la borsa…era come se non fosse mai successo.
Ade venne tirato da Zeus in un abbraccio- ok calmo o mi strozzi!
-Mi sei mancato –disse lui- come ti senti?
-Come se avessi avuto un marionettista- disse Ade per poi girarsi verso Lisette- grazie…di quale cerchio di dei sei? Non sembri del nostro o ti ricorderei…
-Non lo so- disse lei- sono umana…
-Non direi o non potevi giocare –disse Ray guardandola- non mordiamo mica eh…
-Non lo so- disse lei di nuovo- non…ricordo…
Ares capì subito- hai perso la memoria?
Lei annuì- non ho idea di chi sono se non Lisette Elyon Drago…non so altro
Lui annuì- va bene tranquilla…vedremo di risolvere tutto noi
Lei annuì crollando a terra, le gambe finalmente cedendo sotto il peso della situazione.
Ares fu veloce a supportarla- va tutto bene tranquilla…
Lei annuì, aveva la sensazione di star dimenticando qualcosa…ma cosa? Beh…una vita intanto ma…qualcosa come…avvisare qualcuno?
Ci avrebbe pensato dopo.
-Vieni con noi- disse Ray dandole una mano- vedremo di trovare chi sei e scoprire che fine ha fatto la tua memoria
Lei annuì piano seguendoli.
Poco sapeva che un certo generale non aveva ricevuto la chiamata prevista o messaggi e che i soldati della zona non erano riusciti a rintracciarla e questo generale era entrato in modalità “chi ha toccato la mia bambina?!” da un’ora e mezza…
Infondo come poteva sapere che la partita era durata un intero giorno?


The Dragon Emperor

The Dragon Emperor Trama: La sua novel preferita, una in un mondo wuxia, era questa meravigliosa storia di come un normale ragazzo diventava...